Lunedi, 20 Gennaio 2020

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Oltre 7 Milioni di Under 35 Vivono Ancora in Famiglia. Necessario Ripensare il Mercato Abitativo


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Secondo i dati dell'Osservatorio Isfol, quasi la metà degli uomini italiani e quasi un terzo delle donne under 35 vive ancora con i genitori, valori tra i più alti in Europa che testimoniano le difficoltà di accesso alla casa per i giovani.
Sul tema è intervenuta recentemente anche la Cgil, che ha svolto insieme a Sunia una ricerca sulla condizione abitativa dei giovani dal titolo: “La casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioniLa
casa nel percorso di autonomia delle nuove generazioni”. Secondo i dati presentati in Italia sono oltre 7 milioni i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni a vivere ancora in casa dei genitori. All'interno di questa ampia fetta di popolazione il 40% ha più di 25 anni, mentre uno su due ha un lavoro precario.
Analizzando le due fasce di età, 25-39 anni e 30-34 anni, si scopre che le percentuali di questi giovani che vivono ancora nella casa dei genitori sono superiori a quelle degli altri Paesi Europei. Per la Cgil questa situazione di coabitazione forzata è dovuta essenzialmente a motivazioni reddituali, in quanto per i giovani le possibilità di trovare un'abitazione sono basse. Due i dati sottolineati dalla ricerca : il 60% degli under 35 anni percepisce un reddito mensile inferiore a 1.000 euro, e il tasso di disoccupazione giovanile ha toccato il 28,6% a marzo 2011. Senza dimenticare poi che oltre a questo 30% di giovani che non lavoro, ve n'è un altro 20% che non studia né lavora ( I Neet) eun 30% che ha un lavoro atipico.
Dall'altra parte si fanno sentire gli ostacoli all'accesso alla casa, quali i canoni di locazione troppo alti rispetto ai redditi percepiti e le difficoltà nell'accesso al credito bancario per l'acquisto di immobili, soprattutto in ragione della precarietà diffusa dei lavori svolti dai giovani. Per la Cgil è indispensabile maggiore flessibilità nel mercato delle abitazioni, soprattutto per quanto riguarda le locazioni, facendo in modo di creare le condizioni per l'accesso alle nuovi abitazioni.
Vivere in famiglia, ai giorni nostri, sottolinea l'indagine, viene ormai percepito come un fatto quasi normale sia dai giovani (55%) che dai genitori (60%), tanto che la convivenza in famiglia genera frequenti discussioni solo nel 23% dei casi, soprattutto per ragioni relative ad ordine e pulizia.


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Nonostante ciò è vi è una forte attesa rispetto alla possibilità di svincolo (83%), soprattutto per il desiderio di indipendenza economica (47%) e quello di costruire una coppia o una famiglia (18%). Chi dichiara di voler rimanere in famiglia lo fa soprattutto per necessità di terminare gli studi (50%) e per la mancanza di un lavoro (25%). La ricerca sottolinea inoltre come il livello di istruzione di questi giovani che vivono in famiglia sia elevato con in media il 44% che risulta laureato e il 50% diplomato. Percentuali superiori per le donne che per il 52% sono laureate e per il 37% diplomate.
Per risolvere la situazione, osserva la responsabile delle Politiche abitative della Cgil, Laura Mariani, “è indispensabile un ‘Patto per l’abitare’ che abbia come garanzia la costituzione di un’Agenzia per la casa in ogni Comune con uno specifico Osservatorio sui bisogni abitativi dei giovani”. Per l'organizzazione sindacale i campi di intervento nel settore degli affitti sono: garanzie al proprietario di rientrare in possesso in tempi brevi, sicurezza nel mantenere l’abitazione in buono stato, agevolazioni fiscali; garanzia all’inquilino  di un canone concordato.  Occorrerebbe inoltre rilanciare l'edilizia pubblica con investimenti per rispondere all’emergenza abitativa dei nuclei in forte disagio. Infine maggiori finanziamenti ed incentivi al social housing, guardando alle opportunità offerte dagli immobili attribuibili agli enti locali (demaniali e confiscati) i quali potrebbero essere recuperati (invece che essere lasciati andare in rovina) e destinati all’emergenza abitativa, anche dei giovani.

 

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