L'Unicef ha presentato il rapporto Bambini e adolescenti ai margini che analizza i livelli di disuguaglianza negli ambiti della salute, dell'istruzione e del benessere dell'infanzia, in 24 paesi dell'Ocse. Obiettivo dell'indagine è valutare la disuguaglianza nella distribuzione del benessere, comparando i bambini svantaggiati con quelli che si trovano nella parte centrale della piramide della distribuzione e che quindi rappresentano lo standard del Paese. Se è quasi naturale che alcuni bambini rimangano indietro rispetto ad altri su aspetti quali salute, benessere materiale o istruzione, resta fondamentale capire quando questo indietro sia semplice disuguaglianza e quando diventa iniquità. Proteggere i bambini e gli adolescenti negli anni cruciali dello sviluppo, infatti, rappresenta il segno di una civiltà civile e il mezzo per costruire un futuro migliore per il Paese. Una disuguaglianza verso i bambini più svantaggiati può portare, infatti, a conseguenze complicate anche per la totalità dei contribuenti sotto forma di maggiori criticità nei servizi sanitari ed ospedalieri, nell'insegnamento di riparazione e nei programmi di assistenza e di protezione sociale. Attenuare le disuguaglianze è una via percorribile, sottolinea il rapporto Unicef, in quanto alcuni Stati si sono dimostrati più capaci di altri nel limitare il divario nel benessere tra i propri bambini. Misure come gli assegni familiari e le esenzioni fiscali sono state utilizzate in alcuni Paese per colmare il divario in termini di disuguaglianza e di povertà nei redditi tra i bambini, dimostrando che la soluzione al problema passa anche attraverso scelte politiche di sostegno alla famiglia. Tutto questo senza sacrificare l'efficienza e l'eccellenza delle prestazioni economiche o aggravare i deficit di bilancio.
Secondo il rapporto il Nostro Paese, insieme a Stati Uniti, Grecia è uno di quegli stati che lascia più indietro i bambini svantaggiati al contrario di quanto accade in Danimarca, Finlandia, nella vicina Svizzera e nei Paesi Bassi.
Un'ennesima bocciatura che si poteva già intuire visto che il Nostro Paese le spese per il Welfare di sostegno alla famiglia e alla maternità sono pari solamente all'1,2% del Pil, circa la metà del dato medio registrato nell'unione Europea. Senza dimenticare il fatto che ad esempio gli asili nido in Italia gli asili nido coprono solo il 12,7% dei bambini, uno dei valori più bassi d'Europa.
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In ogni caso il nostro Paese si piazza 20° su 24, nella classifica del benessere materiale, 21° in quella del benessere nell'istruzione e 23° nel benessere della salute. Nella classifica generale l'Italia si piazza nell'ultimo gruppo, al penultimo posto davanti agli Usa e dietro la Grecia.
Secondo il rapporto il 15,5% dei bambini italiani vive in famiglie con redditi inferiori alle metà della media nazionale e lo Stato fa poco per risolvere questa situazione. I trasferimenti alle famiglie e le agevolazioni fiscali incidono solamente per il 7%, riducendo il numero di bambini povere da da 1,690 milioni a 1, 576 milioni.
| [Via: Unicef] |
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