Tempi duri per l'Italia che si trascina un apparato burocratico immenso e ha una struttura economica rigida e pesante incapace di reagire alla crisi e con tutta probabilità responsabile della durezza della crisi stessa. É questa l'immagine che esce dalla relazione all'assemblea della Confartigianato, fatta dal presidente Giorgio Guerrini, che con alcune cifre ha descritto la drammaticità della situazione italiana. Due gli elementi chiave, da un lato le tasse, troppe, dall'altro una spesa pubblica fuori controllo.
Sul fronte delle tasse basti pensare che nonostante negli ultimi 18 anni si siano succedute 5 proposte di riforma fiscale, il peso ufficiale della pressione fiscale è passato dal 40,8% del Pil del 1994 al 45,1% di quest'anno. Il tutto al netto dell'economia sommersa (che viene conteggiata nel Pil), altrimenti per i contribuenti onesti la pressione fiscale effettiva raggiunge il 53,7%.
E se il Pil cresce di 8 miliardi le entrate fiscali contemporaneamente aumentano di 46 miliardi. Il record del peso del fisco si manifesta sul costo del lavoro dove siamo giunti al 47,6%, vale a dire 12 punti in più rispetto alla media del 35,3% registrata nei Paesi Ocse.
La spesa pubblica è poi divenuta assolutamente incontrollabile ed è cresciuta dal 2000 ad oggi di 250 miliardi, vale a dire ad un ritmo di oltre 2 milioni di euro all'ora.
E le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni che sono l'ossatura fondamentale del nostro tessuto imprenditoriale, sono quelle che creano lavoro in Italia, come in Europa. Infatti, cita Confartigianato, tra il 2002 e il 2010 le PMI Europee hanno fatto nascere l'85% dei posti di lavoro nell'UE, con un tasso medio annuo dell'1,1%. Il contributo maggiore (58%) arriva dalle micro imprese fino a 10 addetti.
In Italia però le imprese a differenza che nel resto d'Europa sono spesso costrette a fare: “da banca agli Enti pubblici” che non pagano per i lavori ricevuti. Calcola Confartigianato che le imprese italiane attendono ancora 100 miliardi dallo Stato e da altre aziende a causa dei ritardi nei pagamenti. Sotto questo punto di vista Guerrini ha espresso fiducia verso i nuovi decreti del Governo per cominciare a sbloccare i crediti vantati dalle imprese, anche se il sistema previsto non si può dire che sia qualcosa di particolarmente semplice per le Pmi.
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