La pressione fiscale in Italia continua ad aumentare e non c'è niente da fare. Sono queste le (pessime) notizie giunte negli ultimi giorni sul tema dell'imposizione fiscale. La prima a parlare è stata la Corte dei Conti, sottolineando che il peso fiscale italiano ha quasi superato il 45%, un livello definito con “pochi confronti nel mondo”.
Oltre al danno, visto che siamo pur sempre l'Italia, c'è anche la beffa, perchè secondo le parole del Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino,: “ il nostro sistema è disegnato in modo da far gravare un carico eccessivo sui contribuenti fedeli”. Quelli cioè che non vogliono (o forse non possono) evadere le tasse. Le manovre correttive del 2011 hanno cercato di riaggiustare una situazione di emergenza sul fronte del debito pubblico prevedendo, soprattutto, nuove entrate, piuttosto che operare sulla riduzione della spesa.
Secondo quanto abbiamo visto, infatti, una volta a regime il peso delle manovre sarà composto per il 62,68% da nuove entrate (leggasi tassazione) e per il rimanente 37,32% da tagli alle spese.
Le soluzioni per uscire da questa situazione di pressione fiscale esplosiva non sono molte e si basano su una redistribuzione del carico impositivo e su una più efficace lotta all'evasione fiscale. O se vogliamo su un aumento del Pil, aspetto escluso da più fonti nell'immediato, quantomeno per il prossimo biennio.
Questo dato deriva dal fatto che nel Pil nazionale viene inclusa anche la cifra imputabile all'economia sommersa (correttamente secondo quanto previsto dalle disposizioni metodologiche dell'Eurostat), che è pari secondo l'Istat ad un valore compreso tra il 16,3% e il 17,5% del prodotto interno lordo. Ora siccome la pressione fiscale viene calcolata dal rapporto tra entrate fiscali e contributive e il Pil, si capisce che stornando il sommerso dalla ricchezza prodotta, il denominatore (il Pil) diminuisce ed aumenta il risultato del rapporto. Ovvero la pressione fiscale reale.
La Cgia ricorda che nel 2011 la pressione fiscale reale aveva raggiunto il 52%, mentre nel prossimo anno, l'obiettivo di raggiungimento del pareggio di bilancio farà impennare il carico fiscale sui contribuenti onesti fino ad un massimo del 54,5%.
La situazione come dicevamo è quasi senza uscita e l'abbassamento delle tasse non è una via praticabile. Questo punto è stato sottolineato con fermezza nei giorni scorsi anche dalla Commissione Europea che ha ricordato come la nostra grave situazione del debito pubblico renda impossibile alleggerire il carico fiscale. Dall'Europa e dall'Ocse arrivano congiuntamente moniti per una lotta più efficace all'evasione e per un'azione più decisa nelle liberalizzazioni, nella lotta alla corruzione e nella spending review. Senza dimenticare gli altri fattori che ostacolano la crescita come il pessimo funzionamento della giustizia civile e l'eccessiva burocrazia.
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