Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha annunciato che nel processo di attuazione della riforma fiscale saranno predisposti : “schemi di provvedimenti normativi diretti al riequilibrio del sistema impositivo, anche relativamente alla tassazione dei redditi finanziari e al graduale spostamento dell'asse del prelievo dalle imposte dirette a quelle indirette”. Questo ultimo aspetto è molto importante, vediamo di capirci qualcosa di più. In sostanza le imposte dirette sono quelle tasse connesse alla produzione della ricchezza tramite servizi e prestazioni (es Irpef, Ires, Irap etc) o ad alcuni beni in quanto tali (Ici), mentre le imposte indirette sono quelle correlate alla ricchezza nel momento in cui viene trasferita o viene consumata (es Iva, imposte di bollo e di registro etc). Semplificando le prime colpiscono reddito e patrimonio mentre le seconde gli scambi.
Una tale misura costituirebbe quasi una novità per il nostro Paese, che risulta essere, secondo la Cgia di Mestre, uno dei più sbilanciati in Europa verso le imposte dirette. Secondo l'ultima elaborazione dell'ufficio Studi della associazione degli artigiani mestrini, infatti, l'Italia presenta un livello di tassazione sulle imposte dirette pari al 14,5% del Pil, mentre quello relativo alle imposte indirette si attesta al 13,9% del Pil. Nello specifico solo la Danimarca, la Svezia e il Regno Unito con un livello di tassazione sulle imposte dirette pari rispettivamente al 29,6%, al 19,4% e al 15,6%, presentano un peso delle imposte dirette superiore al nostro.
Anche Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre valuta positivamente questa scelta, o meglio dichiara che “l'idea di spostare il carico fiscale sulle indirette è sicuramente una ipotesi da prendere seriamente in considerazione”. D'altro canto lo stesso Bortolussi sottolinea che non devono essere trascurata gli effetti sugli scambi, in quanto “un eventuale aumento delle aliquote sulle indirette potrebbe avere degli effetti negativi sulla propensione agli acquisti degli italiani”.
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