Giovedi, 17 Maggio 2012

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DEFICIT SANITÀ: SCATTANO LE ADDIZIONALI REGIONALI IRAP E IRPEF PER CAMPANIA, MOLISE,LAZIO E CALABRIA

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regionisanitairapef.jpgNiente grazia per le quattro regioni che hanno presentato i conti della sanità in profondo rosso. Lazio, Campania, Calabria e Molise nonostante le trattative col Ministero dell'Economia degli ultimi giorni dovranno pagare addizionali regionali oltre la soglia massima dello 0,15% per l'Irap e dello 0,30% per l'Irpef, per cercare di ripianare di circa un terzo il deficit della sanità. Secondo quanto comunicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, l'Irap scatterà da novembre , mentre le addizionali Irpef appariranno delle buste paga dei contribuenti da gennaio 2011. Queste misure, introdotte nella recente manovra economica e previste dal “patto per la salute” (legge 191/2009, articolo 2, comma 86) permetteranno di recuperare secondo le stime 629 milioni di euro degli 1,82 miliardi di euro di debito sulla sanità contratto nelle quattro regioni nel 2009. Il Lazio dovrebbe incassare complessivamente 359 milioni, il Molise 12 milioni, la Campania 197 milioni e la Calabria 61 milioni. Purtroppo le cattive notizie per i contribuenti delle quattro regioni non finiscono qui. Alle maggiorazioni fiscali, infatti, dovranno seguire altre misure per alleggerire il disavanzo sulla sanità, quali aumento dei ticket sulle prestazioni e riduzione dei servizi. Ovviamente i governatori o meglio i commissari straordinari dovranno agire anche sul piano dell'efficienza dei servizi tagliando gli sprechi ed elevando la qualità, una battaglia che però si preannuncia molto lunga e difficile


APPROFONDIMENTO SULLE ADDIZIONALI
L'Agenzia delle Entrate ha comunicato che per quanto riguarda l'Irap, la maggiorazione andrà ad influire sull'acconto da versare entro il mese di novembre 2010.
Nello specifico:

  • Adottando il metodo storico: occorrerà assumere quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando l'aliquota maggiorata dello 0,15%

  • Adottando il metodo previsionale: occorrerà considerare come imposta di riferimento, quella determinata applicando al volume della produzione l'aliquota maggiorata dello 0,15%


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FISCO: IPOTECA PER DEBITI INFERIORI AGLI 8000 EURO, CONTINUA LA GUERRA TRA EQUITALIA E CONSUMATORI

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equitaliadiconsumatori.gifLa sentenza n. 4077 della Corte di Cassazione a sezioni unite del 22 febbraio 2010 ha stabilito che sono illegittime le ipoteche iscritte sui beni immobili se il debito verso l'erario è inferiore agli 8mila euro. Nel passato accadeva che i contribuenti morosi con debiti non pagati verso il fisco, si vedessero iscrivere un'ipoteca sulla propria casa da Equitalia, anche per valori inferiori a tale soglia.
Equitalia dopo la sentenza si è attivata per mettere a disposizione dei contribuenti la modulistica per presentare l'istanza di cancellazione dell'ipoteca, a carico della stessa agenzia di riscossione dei tributi. Nelle dichiarazioni post sentenza, Equitalia aveva proclamato la propria buona fede, per bocca del direttore generale Marco Cuccagna, sostenendo che la normativa sulla questione fosse poco chiara, tanto da necessitare l'intervento della Corte di Cassazione a sezioni unite per dirimere la questione. Allo stesso tempo Cuccagna aveva voluto chiarire che la visione prospettata da molte associazioni dei consumatori, circa l'insaputa di molti contribuenti sulla iscrizione di un'ipoteca sulla propria casa, fosse poco verosimile. Secondo il direttore generale, infatti, l'ipoteca non scatta mai all'improvviso, né tantomeno all'insaputa del contribuente, in quanto viene preceduta prima da un avviso di pagamento (multa, accertamento) e successivamente da una cartella di pagamento di Equitalia.
Questione risolta dunque? Nemmeno per sogno, sembrerebbe...
L'associazione dei consumatori AdiconsumAdiconsum ha infatti denunciato il comportamento di Equitalia che continuerebbe a violare alcune norme della sentenza. Nello specifico la società di riscossione, si rifiuterebbe di eliminare qualsiasi ipoteca effettuata prima del mese di marzo di quest'anno.
Pietro Giordano, segretario nazionale Adiconsum, sostiene che Equitalia conosce benissimo la situazione dei contribuenti che hanno subito vessazioni e può, accedendo alla propria banca dati, annullare tutte le ipoteche iscritte illecitamente. Giordano ha poi denunciato un'altra vessazione, perpetrata ai danni dei contribuenti, che riguarda le modalità di rateizzazione. Secondo l'associazione la rateizzazione in 24 mesi del debito erariale prevede oneri aggiuntivi fino al 33%, tra interessi di mora e balzelli vari.
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STATISTICHE SUGLI STUDI DI SETTORE: QUALI SONO I REDDITI MEDI ANNUI DICHIARATI PER OGNI PROFESSIONE

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studisettore08sic.gifIl Ministero dell'Economia e delle Finanze ha recentemente pubblicato alcuni dati statistici relativi alle imprese soggette agli Studi di Settore per i periodi d’imposta 2005, 2006, 2007 e 2008. Analizzando gli ultimi dati disponibili (2008) è possibile delineare un quadro non solo della generica codizione economica italiana agli inizi della crisi, ma anche dei redditi medi dichiarati dalle singole categorie professionali.
I lavoratori soggetti agli studi di settore, tra i quali professionisti, imprenditori, commercianti, mostrano di risentire notevolmente degli effetti della crisi economica; il reddito medio tra tutti i soggetti censiti è infatti di 27.500 euro annui, una cifra che fa registrare dunque un calo del 6,6% rispetto all’anno 2007. A confermare gli effetti devastanti della crisi vi è anche un’altra percentuale inequivocabile: a diminuire non è stato solo il reddito annuo ma anche il numero dei professionisti in questione (-6% rispetto al 2007).
Dal punto di vista geografico, i lavoratori autonomi censiti evidenziano come la maggiore floridità economica si registri in Lombardia; fanalino di cosa invece la Calabria, con i redditi medi più bassi d’Italia. Per il resto emerge un calo generale del reddito con diminuzioni percentuali proporzionate in tutte le regioni d’Italia.
Oltre a questi dati di carattere generale, è alquanto interessante conoscere i redditi medi dichiarati dalle differenti categorie di lavoratori; in moltissimi casi i professionisti sono quantomeno prossimi alla soglia di povertà, con redditi che si aggirano attorno ai 1.000 euro mensili ed in alcuni casi anche notevolmente al di sotto.

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MODELLO UNICO PER LE PERSONE FISICHE: DALL'AGENZIA DELLE ENTRATE I CONSIGLI PER EVITARE GLI ERRORI

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modellounicoerrorage.gifL'Agenzia delle Entrate ha pubblicato un vademecum con i consigli per evitare gli errori più comuni in sede di dichiarazione dei redditi tramite modello Unico per le persone fisiche. Giugno, infatti rappresenta il mese che segna la staffetta tra il modello 730 e il modello Unico per le persone Fisiche (Unico PF) . Entro il 30 giugno andranno consegnate le dichiarazioni presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate o presso le poste, mentre c'è tempo fino al 30 settembre per l'invio telematico delle dichiarazioni. Obiettivo del vademecum è quello di far risparmiare ai contribuenti tempo presso i call center o gli uffici dell'Agenzia, per le successive correzioni. Insomma prevenire è meglio che curare, come recitava un vecchio spot e con un po' più di attenzione ad alcuni punti non è nemmeno troppo difficile. Nel Vademecum dell'Agenzia oltre alla descrizione delle disattenzioni più comuni sono anche indicati anche dei suggerimenti utili per evitarle.


ERRORE NELL’INDICAZIONE E NELLA TRASCRIZIONE DEL CODICE TRIBUTO O DEL CODICE FISCALE
Niente panico: è sufficiente avere a mente due nozioni

  • Il modello F24 da utilizzare per il versamento e la compensazione di gran parte delle imposte e contributi dovuti è disponibile presso banche, agenti della riscossione e uffici postali.

  • Il codice tributo è costituito da una sequenza di numeri che identifica l’imposta cui si riferisce il versamento

I codici tributo, vero cruccio di molti contribuenti, sono reperibili sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate. Lì è possibile individuare con certezza il codice tributo da trascrivere correttamente sul modello.
Esiste anche una soluzione più semplice, ovvero Il Software F24 online dell’Agenzia delle Entrate, che garantisce l'assenza di errori di questo genere. Il modello, gratuito e semplice da utilizzare, si compila in pochi minuti.
Per quanto riguarda l'indicazione del codice fiscale, l'Agenzia rileva come si tratti di una delle sviste più comuni. La fretta, la confusione o quant'altro fa si che spesso si commetta qualche errore nell'indicazione della corretta sequenza di caratteri che identifica ogni contribuente. Ricordiamo che per le persone fisiche il codice fiscale viene determinato a partire dai dati anagrafici del contribuente. Esistono anche molti tool online che permettono la “creazione” del proprio codice fiscale partendo proprio dai dati anagrafici.
Per maggiori informazioni sul codice fiscale o sulla partita IVA, consigliamo di dare un'occhiata all'Annuario del Contribuente, che ha dedicato un capitolo a questi argomenti.


SPESE SANITARIE
Le spese sanitarie non riportate inizialmente rappresentano un altro punto dolente della compilazione della dichiarazione dei redditi. Qualora queste spese vengano recuperate successivamente alla compilazione vi è la facoltà di integrare o rettificare i dati esposti con l'ausilio della dichiarazione integrativa. Questo documento consente ai contribuenti di integrare o correggere i dati compilati in una precedente dichiarazione. Per quanto riguarda il modello Unico, la dichiarazione integrativa può essere presentata in via telematica, direttamente o tramite un intermediario, oppure anche tramite un ufficio postale, utilizzando un modello conforme a quello approvato per il periodo d’imposta cui si riferisce la dichiarazione. La dichiarazione integrativa deve essere presentata entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione del modello Unico PF, dell'anno successivo.


FAMILIARI A CARICO
Un altro errore comune riguarda la mancata indicazione o l'indicazione non precisa dei familiari a carico, che, infatti, risultano spesso non conformi alla realtà domestica del contribuente

 

ASSEGNO AL CONIUGE
Nel caso di coniugi separati, si ricorda che va indicato nello spazio specifico la somma dell'assegno destinato a moglie o marito, a seconda dei singoli casi, non quella diretta al figlio. L'Assegno non va cumulato, ma piuttosto scisso

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LA PRESSIONE FISCALE REALE SALE AL 52% MA IL MAGGIOR PESO TRIBUTARIO RIMANE SULLE SPALLE DEL NORD

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presiofiscolomb.gifUn Paio di settimane fa la Cgia di Mestre ha denunciato che che la pressione fiscale reale sui contribuenti italiani sfiora il 52% del Pil, quasi 9 punti percentuali in più di quanto rilevato dall'Isat per il 2009, ovvero il 43,2%. Ricordiamo che Il dato sulla pressione fiscale è dato dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil prodotto in un anno. La discrepanza dei dati è dovuta al fatto che l'Istat considera nel PIL anche il valore dell'economia sommersa (seguendo le disposizioni Eurostat), che in Italia nel 2009 è può essere stimato tra i 231,9 e i 255,9 miliardi di euro. Mentre la Cgia di Mestre ha voluto eliminare questo dato dal PIL  per calcolare la pressione fiscale reali sui contribuenti “onesti”che raggiunge un valore tra il 51% e il 51,9%. Complessivamente i contribuenti italiani hanno pagato di imposte e contributi una cifra trai i 100,1 e i 110 miliardi di euro nel 2009.
Ma come è distribuito il carico fiscale sul territorio nazionale?
La Cgia di Mestre ha effettuato dei calcoli confrontando il gettito fiscale versato dai contribuenti italiani, lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati ed imprese, delle 20 regioni Italiane. L'anno di riferimento è il 2007 (l'ultimo disponibie per i dati).
Il carico fiscale maggiore è sostenuto dai contribuenti lombardi che versano all'Erario e alle amministrazioni locali 12456 euro “procapite”. Seguono i cittadini della Val d'Aosta con 11708 euro e quelli dell'Emilia Romagna con 10716 euro. Le prime posizioni sono tutte occupate da regione del nord. Infatti al quarto posto troviamo il Trentino con 9854 euro pro capite, il Piemonte con 9874 euro, in Veneto con 9507 euro. All'ultimo posto della classifica troviamo i contribuenti della Calabria con 4953 euro, quelli della Basilicata con 5182 euro e i Pugliesi con 5206 euro procapite. La media nazionale si attesta sugli 8662 euro pro capite, mentre dividendo le regioni per aree troviamo che al Nord la media è pari a
10.790 euro , al centro a 9.454 e al Sud a 5.470 .
Viene confermata la corrispondenza tra gettito fiscale e livello di reddito, come conferma Giuseppe Bortulussi della CGIA di Mestre. Infatti al nord viene prodotto il 54,6% del Pil Nazionale, contro il 21,6 % del centro e il 23,8% del Mezzogiorno. Va detto che a livello di popolazione occupata, al nord si registra il 51,74% del totale della forza lavoro occupata (25,2 milioni), mentre al centro il 21,3% e al sud il 26,9%. Il Nord insomma risulta il più popoloso con il 45,4% del totale della popolazione, l'area con i più alti livelli di occupazione, che produce più Pil , con la più alta spesa delle famiglie (51,8%) e anche con il maggior carico fiscale sulle spalle.

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