Domenica, 21 Settembre 2014

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La Pressione Fiscale in UE: le Tasse Sui Redditi di Persone e Società, Sui Consumi e Sul Lavoro


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La pressione fiscale complessiva dell'Unione Europea a 27 è diminuita dal 39,3% del Pil del 2008 al 38,4% del Pil del 2009, per effetto principalmente della riduzione del prodotti interno lordo (-4,3%) piuttosto che per una diminuzione delle imposte. É questo il bilancio che emerge dall'edizione 2011 del rapporto “Taxation trends in the European UnionTaxation
trends in the European Union”, pubblicato dall'Eurostat e dalla Direzione Generale per la Fiscalità e l'Unione Doganale della Commissione Europea, in cui vengono rappresentati gli effetti della crisi finanziaria ed economica sui sistemi fiscali degli Stati Membri.
Secondo il rapporto rispetto all'inizio del decennio, nell'Unione Europea a 27, la pressione fiscale è diminuita in media di 2,1 punti percentuali. Se si considera invece la sola Area Euro (EA17), la pressione fiscale complessiva è scesa dal 39,7% del 2000 al 39,1% del 2009.
Allargando ancora di più il confronto al resto del mondo, si nota che la pressione fiscale dell'Unione Europea a 27 risulta essere mediamente alta e superiore di un terzo a livelli registrati negli Stati Uniti ed in Giappone.
Se si analizzano i singoli Paesi Membri si scoprono però differenze piuttosto significative. I valori più bassi della pressione fiscale  si sono registrati nel 2009, in Lettonia (26,6% del PIl), Romania (27,0%), Irlanda (28,2%), Slovacchia (28,8%), Bulgaria (28,9%) e Lituania (29,3%), mentre quelli più alti in Danimarca (48,1%), Svezia (46,9%), Belgio (43,5%), Italia e Finlandia (entrambe al 43,1%).
Nell'ultimo decennio i maggiori cali della pressione fiscale in rapporto al Pil si sono registrati in Slovacchia (dal 34,1% del 2000 al 28,8% nel 2009), Svezia (dal 51,5% al 46,9%), Grecia (dal 34,6% al 30,3%) e Finlandia (dal 47,2% al 43,1%). Viceversa i maggiori aumenti hanno riguardato Malta (dal 28,2% al 34,2%), Cipro (dal 30,0% al 35,1%) ed Estonia (dal 31,0% al 35,9%). Il rapporto evidenzia che tra i settori fiscali che hanno subito maggiormente l'impatto della crisi spicca quello della tassazione sui consumi. Infatti, mentre l'aliquota media Iva è aumentata solo leggermente tra il 2000 e il 2008, negli ultimi tre anni si è passati dal 19,4% al 20,7%, con circa la metà degli stati membri che ha aumentato le aliquote in questo triennio. Tra questi non vi è l'Italia che ha mantenuto l'Iva costante al 20% per tutto il periodo considerato (2008-2011).
Nel 2011 il tasso Iva, nell'Ue a 27 varia da un minimo del 15% a Cipro e Lussemburgo ad un massimo del 25% in Danimarca, Ungheria e Svezia. Per quanto riguarda i maggiori incrementi registrati nell'ultimo triennio, in testa troviamo l'Ungheria dove l'Iva è passata dal 20,0% al 25,0%, seguita dalla Romania (dal 19,0% al 24,0%), dalla Grecia (dal 19,0% al 23,0%) e dalla Lettonia (dal 18,0% al 22,0%).
Per quanto riguarda le imposte sul reddito delle persone fisiche, nel 2011, i tassi più elevati si sono registrati in Svezia (56,4%), Belgio (53,7%), Paesi Bassi (52%), Danimarca (51,5%), Austria e Regno Unito (entrambe al 50%).


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Mentre quelli più basse risultano essere quelli di Bulgaria (10%), Repubblica Ceca e Lituania (entrambe al 15%), Romania (16%) e Slovacchia (19%). Il livello medio registrato nell'Ue a 27 è pari al 37,1%, mentre quello dell'area euro è del 41,8%. Le imposte sugli utili delle società risultano pari in media nell'Ue a 27 al 23,2% e al 25.5% nell'area euro. In questo caso le più alte aliquote sui redditi delle società si sono registrate a Malta (35,0%), Francia (34,4%) e Belgio (34,0%), mentre quelle basso in Bulgaria e Cipro (entrambe al 10,0%) e in Irlanda (12,5%).
Il nostro Paese presenta un livello di tassazione sul reddito delle persone fisiche pari al 45,6% e sugli utili  societari del 31,4%, in calo rispetto ai valori del 2000 pari a rispettivamente lo 0,3% e il 9,9%.
La principale fonte di entrate fiscali nell'Unione Europea, rileva il rapporto, è rappresentata dalle imposte sul lavoro, che coprono quasi la metà gettito totale. Per quanto riguarda le imposte sul lavoro, i valori minimi si sono registrati nel 2009 a Malta (20,2%), seguita dal Portogallo (23,1%), dalla Romania (24,3%) e dal Regno Unito (25,1%), mentre i livelli più alti sono quelli italiani (42,6%), seguiti da quelli del Belgio (41,5%), da quelli francesi (41,1%) ed ungheresi (41,0%)

 

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