, pubblicato dall'Eurostat e dalla
Direzione Generale per la Fiscalità e l'Unione Doganale della
Commissione Europea, in cui vengono rappresentati gli effetti della
crisi finanziaria ed economica sui sistemi fiscali degli Stati
Membri.Secondo il rapporto rispetto all'inizio del decennio, nell'Unione Europea a 27, la pressione fiscale è diminuita in media di 2,1 punti percentuali. Se si considera invece la sola Area Euro (EA17), la pressione fiscale complessiva è scesa dal 39,7% del 2000 al 39,1% del 2009.
Allargando ancora di più il confronto al resto del mondo, si nota che la pressione fiscale dell'Unione Europea a 27 risulta essere mediamente alta e superiore di un terzo a livelli registrati negli Stati Uniti ed in Giappone.
Se si analizzano i singoli Paesi Membri si scoprono però differenze piuttosto significative. I valori più bassi della pressione fiscale si sono registrati nel 2009, in Lettonia (26,6% del PIl), Romania (27,0%), Irlanda (28,2%), Slovacchia (28,8%), Bulgaria (28,9%) e Lituania (29,3%), mentre quelli più alti in Danimarca (48,1%), Svezia (46,9%), Belgio (43,5%), Italia e Finlandia (entrambe al 43,1%).
Nell'ultimo decennio i maggiori cali della pressione fiscale in rapporto al Pil si sono registrati in Slovacchia (dal 34,1% del 2000 al 28,8% nel 2009), Svezia (dal 51,5% al 46,9%), Grecia (dal 34,6% al 30,3%) e Finlandia (dal 47,2% al 43,1%). Viceversa i maggiori aumenti hanno riguardato Malta (dal 28,2% al 34,2%), Cipro (dal 30,0% al 35,1%) ed Estonia (dal 31,0% al 35,9%). Il rapporto evidenzia che tra i settori fiscali che hanno subito maggiormente l'impatto della crisi spicca quello della tassazione sui consumi. Infatti, mentre l'aliquota media Iva è aumentata solo leggermente tra il 2000 e il 2008, negli ultimi tre anni si è passati dal 19,4% al 20,7%, con circa la metà degli stati membri che ha aumentato le aliquote in questo triennio. Tra questi non vi è l'Italia che ha mantenuto l'Iva costante al 20% per tutto il periodo considerato (2008-2011).
Nel 2011 il tasso Iva, nell'Ue a 27 varia da un minimo del 15% a Cipro e Lussemburgo ad un massimo del 25% in Danimarca, Ungheria e Svezia. Per quanto riguarda i maggiori incrementi registrati nell'ultimo triennio, in testa troviamo l'Ungheria dove l'Iva è passata dal 20,0% al 25,0%, seguita dalla Romania (dal 19,0% al 24,0%), dalla Grecia (dal 19,0% al 23,0%) e dalla Lettonia (dal 18,0% al 22,0%).
Per quanto riguarda le imposte sul reddito delle persone fisiche, nel 2011, i tassi più elevati si sono registrati in Svezia (56,4%), Belgio (53,7%), Paesi Bassi (52%), Danimarca (51,5%), Austria e Regno Unito (entrambe al 50%).
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Il nostro Paese presenta un livello di tassazione sul reddito delle persone fisiche pari al 45,6% e sugli utili societari del 31,4%, in calo rispetto ai valori del 2000 pari a rispettivamente lo 0,3% e il 9,9%.
La principale fonte di entrate fiscali nell'Unione Europea, rileva il rapporto, è rappresentata dalle imposte sul lavoro, che coprono quasi la metà gettito totale. Per quanto riguarda le imposte sul lavoro, i valori minimi si sono registrati nel 2009 a Malta (20,2%), seguita dal Portogallo (23,1%), dalla Romania (24,3%) e dal Regno Unito (25,1%), mentre i livelli più alti sono quelli italiani (42,6%), seguiti da quelli del Belgio (41,5%), da quelli francesi (41,1%) ed ungheresi (41,0%)
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