Sabato, 18 Gennaio 2020

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L’ITALIA ASSOCIA AD UNA SCARSA GESTIONE DELLA SPESA PUBBLICA UNA DELLE PIÙ ALTE PRESSIONI FISCALI


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La disoccupazione potenziale, ovvero la somma di disoccupati ufficiali, più cassaintegrati e cittadini scoraggiati, negli ultimi tre anni è cresciuta di quasi 3 punti percentuali, passando dall'8% del 2008 a quasi l’11% della fine del 2010. È questo uno dei temi trattati nel rapporto dell'Ufficio Studi della Confcommercio dal titolo: “Economia, lavoro e fiscalità nel terziario di mercatoEconomia,
lavoro e fiscalità nel terziario di mercato”. Sul fronte del lavoro l'associazione ha sottolineato la necessità di porre come obiettivo primario quello dell'istruzione e della formazione, di modo da poter portare a valorizzare il capitale umano, formando personale il più possibile qualificato.
Dall'altra parte l'indagine rileva come il comparto dei servizi di mercato sia centrale per la ripresa economica e occupazionale, visto che risulta essere quello ha dimostrato la maggiore tenuta occupazionale assorbendo manodopera o cedendo solo minime quote di occupazione. Per far questo bisogna cercare di aumentare la produttività globale del settore e tentare di risolvere le criticità tipiche del mercato del lavoro (in ogni settore), che stanno diventando sempre più caratteristiche strutturali del problema “disoccupazione”. Tra queste sicuramente il dualismo delle dinamiche occupazionali tra il Mezzogiorno e il resto del Paese e la forte disoccupazione giovanile che ha raggiunto livelli record (29% a dicembre 2010).
Sul fronte fiscale l'indagine conferma come l'alto livello della pressione fiscale e contributiva su imprese e cittadini ponga l'Italia in una situazione di stress fiscale. Nel 2009 la pressione fiscale ufficiale ha registrato un valore pari al 43,2%, risultando la terza più alta dell'Area euro16, ma con un livello di servizi offerti ai cittadini (sia per quantità che per qualità) inferiore rispetto ai Paesi che precedono l'Italia in questa graduatoria. Il dato però, come abbiamo avuto modo di sottolineare già in passato, appare sottostimato in termini reali, perchè considera nel Pil la quota del sommerso. Escludendo tale quota dal Pil si ottiene la pressione fiscale reale, calcolata da Confcommercio per il 2009 nel 52,4% (ben nove punti percentuali superiore alla pressione fiscale ufficiale). 



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Passando al 2010 e seguendo lo stesso ragionamento, si registra una pressione fiscale ufficiale del 42,5% ed una pressione fiscale reale del 51%.
Dati che portano l'Italia al primo posto tra i principali Paesi del Mondo per carico fiscale comparabile. Dietro l'Italia troviamo Belgio e Francia con una pressione fiscale comparabile pari rispettivamente al 46,1% e al 45,5%, mentre Germania e Regno Unito si trovano al decimo posto con il 40,5%. Stati uniti e Giappone, infine,  hanno un pressione fiscale comparabile pari a circa la metà di quella italiana , rispettivamente 26,1% e 24,5%.
Il quadro italiano è reso ancora peggiore dall'elevata inefficienza della spesa pubblica. Secondo Confcommercio, infatti, considerando una pressione fiscale equivalente , l'Italia presenta un indice di performance inferiore del 10% rispetto alla Francia, del 15% rispetto alla media dei 17 Paesi considerati e del 25% rispetto all’Austria. L’Italia, perciò, associa uno tra i più bassi indici di performance del settore pubblico a una delle più elevate pressioni fiscali.

 

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