Nei giorni scorsi abbiamo visto che
secondo rapporto finale stilato da uno dei quattro gruppi di lavoro
della riforma fiscale, l'evasione
media in Italia si attesta al 13,5% del reddito dichiarato, per
circa 2093 euro evasi a contribuente. Oggi torniamo a parlare di
riforma fiscale per riportare alcune importanti raccomandazioni
formulate dal gruppo di lavoro sull'Economia non osservata guidato
dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini.
In primo luogo il tavolo di lavoro
raccomanda la riduzione dei margini di discrezionalità dei singoli
governi nel varare condoni fiscali e contributivi, perchè
si ritiene che : abbiano avuto un effetto negativo sul gettito
complessivo, sulla 'pace fiscale' tra categorie di contribuenti e
sulla fedeltà al fisco". Un concetto, quest'ultimo sottolineato
anche recentemente dall'Ocse, nella ricerca sui i fattori
che influenzano il comportamento dei contribuenti in materia di
evasione fiscale, che sebbene non faccia riferimento diretto ai
condoni fiscali, evidenzia il ruolo delle norme sociali sul livello
di tax compliance.
Una seconda raccomandazione riguarda
l'introduzione di incentivi che rendano più vantaggioso l'utilizzo
di bancomat e carte di credito per limitare l'uso del contante.
Questa soluzione sarebbe particolarmente rilevante per combattere
l'evasione sottostante le spese per consumi finali delle famiglie e
andrebbe ad affiancare le misure già esistenti sulla tracciabilità
delle transazioni previste per gli stumenti di pagamento
elettronici. Si tratta di una soluzione condivisa da più parti che
secondo, una recente ricerca dell'Abi potrebbe portare a sottrarre
fino a 3
punti di Pil all'economia sommersa. La relazione riferisce
l'importanza di ridurre l'uso del contante di cui in Italia viene
fatto un utilizzo anomalo, rispetto ali altri Paesi, come del resto
sottolineato anche dalla Bce, secondo cui in Italia si raccoglie
circa il 20% delle Banconote circolanti nell'Unione Europea.
Il gruppo di lavoro sul riassetto del
Fisco raccomanda anche il potenziamento degli studi di settore con
la possibilità di aggiornamenti annuali e criteri più trasparenti
per il redditometro. Viene ribadita anche l'importanza della
creazione di un indicatore ufficiale dell'evasione fiscale per
monitorare meglio l'evoluzione del fenomeno e per avere a
disposizione un criterio oggettivo per valutare l'impatto delle
politiche antievasione evitando diverse interpretazioni.
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Da ultimo, una misura che sicuramente farà discutere, ma che troviamo condivisibile, ovvero la pubblicazione dei nomi di coloro che non versano alcuna imposta per capire le ragioni del loro privilegio (in Italia sono oltre 10 milioni i contribuenti a zero Irpef) .Per quanto riguarda invece la pubblicazione dei redditi dichiarati, la relazione esprime cautela su questo tipo di soluzione perchè potrebbe portare ad eventuali ricadute sulla sicurezza delle persone. Ricordiamo in proposito le enormi polemiche scaturite tre anni fa (2008) dalla pubblicazione online da parte dell'Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni dei redditi relative al 2005.
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