Martedi, 12 Novembre 2019

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SOCIETÀ DI CHARTER NAUTICO NEL MIRINO DEL FISCO, MA SEMPRE PIÙ “POVERI” VANNO IN VACANZA IN YACHT


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Società di Charter Nautico nel Mirino del Fisco, ma Sempre più “Poveri” Vanno in Vacanza in Yacht | Agenzia delle Entrate | Contribuenti |

L'Obiettivo estivo dichiarato dall'amministrazione fiscale è quello di stanare i "furbetti dello yacht", ovvero coloro che cercano di bypassare le norme di imposizione fiscale relative al possesso di imbarcazioni, nascondendosi dietro società fittizie di charter nautico. Questo società svolgono formalmente l'attività di noleggio di imbarcazioni (solitamente di lusso) con personale a bordo e spesso battono bandiera di qualche paradiso fiscale. L'anomalia di queste società sorge quando l'affitto si riduce ad un unica imbarcazione la cui reale attività non è rivolta al mercato, ma è indirizzata al mero godimento del bene da parte dei diretti titolari. Nello specifico si tratta solitamente di società unipersonali o con pochi soci riconducibili allo stesso ambito familiare, che seguono magari un diritto offshore e dispongono di un capitale sociale minimo, che affittano il natante agli stessi soci o ad altre società dallo stesso profilo e compagine societaria. Queste compagnie risultano allora agli occhi del fisco mere società di comodo, nate per evitare gli obblighi fiscali e abusare della forma giuridica del noleggio. Dichiarare di svolgere l'attività di noleggio, invece che ammettere di possedere a titolo personale la medesima imbarcazione, infatti, garantisce numerosi vantaggi di natura fiscale e finanziaria. Dalla separazione del patrimonio del vero proprietario da quello della società, godendo quindi della responsabilità limitata, al mancato esborso dell'Iva sui costi di acquisto dell’imbarcazione in leasing,  alla mancata applicazione delle accise sul gasolio, garantendo un risparmio di circa la metà dei costi di carburante. Senza dimenticare la possibilità di risparmio dell'Iva sui costi per la manutenzione dell'imbarcazione per il pagamento dell'equipaggio.
L'Agenzia delle Entrate si è lanciata all'arrembaggio di queste finte società di charter, sguinzagliando centinaia di 007 del fisco per perlustrare i litorali nostrani (soprattutto in Liguria, Campania e Friuli Venezia Giulia ) e cercare di scovare le compagnie “che fanno acqua”.


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LO STRANO RAPPORTO TRA POVERI E YACHT
Secondo uno studio di Contribuenti.itContribuenti.it, i poveri possidenti sono cresciuti nel 2010 del 5%. Si tratti di coloro che spendono migliaia di euro in beni di lusso dimenticandosi di dichiarare la fisco quanto guadagnano effettivamente. L'associazione sostiene che il 64% degli yachts che circolano in Italia sono intestati a nullatenenti, o a prestanome ultraottantenni o ancora a società di comodo, come quelle a cui sta dando la caccia l'Agenzia delle Entrate. Contribuenti.it ricorda che la metà degli italiani dichiara guadagni per non oltre 15mila euro annui mentre circa due terzi dei rimanenti non superano i 20mila euro. Solamente l’1% degli italiani dichiara oltre 100 mila euro e lo 0,2% più di 200mila euro. Dati che dovrebbero mettere in ginocchio l'industria del lusso che invece è molto florida in Italia, grazie anche ai clienti italiani. La spesa per i cosiddetti “passion investiments”, infatti, è cresciuta nel 2009 dunque, del 2,4% e nel primo semestre 2010 del 4,8%. A significare che una parte degli italiani, povera sulla carte del fisco, ma con il portafoglio pieno ha continuato a spendere nell'acquisto beni di lusso tradizionali come auto di grossa cilindrata, yachts, gioielli, evidentemente poco preoccupati del nuovo redditometro del fisco

[Via:Fisco OggiFisco Oggi ]

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Si ringrazia l'utente dmouratidmourati di flickr per l'immagine


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