Questa volta è il fisco a fotografare la crisi economica, e lo ha fatto ‘puntando l’obbiettivo’ su un soggetto spesso trascurato, ma purtroppo in continua crescita: le società in fallimento. I dati, diffusi dal Dipartimento delle Finanze pubbliche, sono impietosi: dal 2008 (anno in cui la crisi è atterrata sull’economia reale in Europa) sono aumentate del 61,7% le società che hanno dichiarato all’Ires lo stato di fallimento. Analogamente, sono aumentate del 52,8% le società estinte.
Una delle cause del numero così elevato di fallimenti è lo scandaloso fenomeno dei ritardi nei pagamenti da parte dello Stato. A denunciare il fatto è la Cgia di Mestre che fornisce un dato davvero allarmante: nel 2011, il 31% delle società in fallimento ha avuto come causa principale l’impossibilità di riscuotere i crediti dallo Stato.
Il segretario della Cgia di Mestre Giacomo Bortolussi ha dichirato: “Pur riconoscendo che questo Governo ha iniziato con il piede giusto, è necessario che recepisca quanto prima la direttiva europea contro il ritardo nei pagamenti”. Questa, che dovrebbe essere percepita entro l'anno anche in Italia, prevede l'obbligo di pagamento dei debiti entro il limite massimo di 60 giorni (in alcuni casi anche 30), trascorsi i quali scatta l'interesse sul debito.
Per le imprese che sopravvivono c’è comunque poco da gioire. Quelle che dichiarano al fisco un valore della produzione positivo sono diminuite del 7,9%. E sul fronte contiguo, ossia quello dei redditi dichiarati dai soggetti titolari, va quasi peggio (8,7% in meno). In particolare, i contribuenti delle manifatture hanno dichiarato in media un reddito annuo di 22mila euro, in luogo dei 34mila euro dichiarati nel 2008.
In netta diminuzione è anche il numero di chi ha presentato la dichiarazione Irap per l’anno d’imposta 2009: solo 4.882.741, il -3,3% rispetto all'anno precedente. Il calo è spiegabile con la sempre maggiore adesione da parte dei soggetti al vecchio ‘regime dei minimi’ (in precedenza adottabile infatti dai contribuenti che non avessero percepito ricavi o compensi superiori ai 30 mila euro).
Il reddito medio delle imprese è sceso del 6,7%, assestandosi a una media di 256.980. Di conseguenza, sono problemi anche per il fisco che, di fatti, vede contrarsi l’imponibile dell’8%: nel 2008 era di 137,2 miliardi mentre nel 2011 di ‘soli’ 126,4 miliardi. Ad ogni modo, il reddito d’impresa si concentra al centro-nord, che si riconferma locomotiva del paese. Solo l’8,5% del volume dichiarato proviene dal Sud e dalle Isole.
Infine, un altro dato rilevante emerge dall’indagine del fisco. L’85% dell’Irap proviene da società di capitali (55%) o da pubbliche amministrazioni (30%). Un ulteriore segnale della debolezza della nostra impresa.
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