Green Italy è il nuovo libro di Ermete Realacci, deputato del Partito Democratico e presidente di Symbola, la Fondazione per le qualità italiane. Il testo indica la strada per uscire dalla crisi, strada caratterizzata dall’economia sostenibile e dall’innovazione. Realacci parte da alcuni dati che gettano luce su una realtà tra le più positive del panorama economico italiano ma troppo spesso ignorata. Tra il 2008 e il 2011, il 25% circa delle imprese italiane ha investito in prodotti o tecnologie a basso impatto ambientale e a maggior risparmio energetico. La percentuale sale al 57,5% se si restringe il campo alle piccole e medie imprese. Queste aziende virtuose lo sono anche sotto il profilo dell’occupazione: il 38% dei posti di lavoro creati nel settore servizi durante il 2011 proviene proprio dalle ‘imprese della green economy’. In cifre, 160 mila posti di lavoro all’anno, per dieci anni.
Ad accompagnare queste buone notizie, sono però i pessimi dati che l’Italia sta facendo registrare da un decennio a questa parte per quanto riguarda la crescita economica. La crescita dal 2001 in poi è stata la più bassa in tutta l’Unione Europea (in media +0,2% del Pil, in luogo del +1,1 della media Ue). La disoccupazione giovanile ha toccato livelli da allarme sociale; il 31% dei giovani è senza lavoro, percentuale superata solo dalla Spagna con il 40%. Come se non bastasse, evasione fiscale e disuguaglianza comprimono le speranze di crescita. L’Italia soffre di un’evasione fiscale al 17,6%; mentre il 90% della ricchezza è in metà a solo l 50% del paese.
L’Italia è piena di esempi da seguire. Purtroppo, però, sono a macchia di leopardo. Ad Arezzo, la Fabbrica del Sole ha prodotto il primo idrogenodotto al mondo. In Emilia Romagna, la cereria Evelino Terenzi ha invertito i flussi di mercato: esporta candele a basso rischio sanitario in Cina (che prima esportava da noi candele a basso costo ma ad alto rischio). A Sassuolo, il distretto della ceramica ha superato una crisi gravissima, investendo in tecnologia (le piastrelle antibatteriche) e raddoppiando l’efficienza energetica (+100% di produzione e costante emissione di andride carbonica).
Propedeutico all’adozione della green economy è, secondo Realacci “frenare gli interessi corporativi. Ma ci vuole anche un sogno. Se il futuro diventa solo un luogo di privazioni, allora meglio gettare la spugna. Il futuro è il luogo della speranza”. Da questo punto di vista, il lavoro del governo Monti sta muovendo dei passi in avanti, ma forse è troppo poco per innescare un circolo virtuoso di ‘contagio green’.
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