Lo sviluppo delle energie rinnovabili è in pericolo, colpa della scarsità delle Terre Rare. Cosa c’entrano le Terre Rare con l’energie rinnovabili? Moltissimo. La Green Economy sta crescendo parallelamente allo sviluppo di nuove tecnologie per sfruttare al meglio le fonti e raggiungere tassi di produttività paragonabili alle fonti tradizionali (la cosiddetta Grid parity). Queste tecnologie non possono prescindere da alcune sostanze particolari, rare in natura e denominate, per l’appunto, "Terre Rare". Non solo, anche tecnologie che ormai hanno invaso la nostra vita quotidiana si basano su questi elementi chimici. Una lista concisa di questi comprende indio, gallio, tellurio (essenziali per il fotovoltaico), neodimio e disprosio (essenziali per l’eolico).
La geografia delle Terre Rare è squilibrata. In Europa, infatti, sono quasi del tutto assenti.
La Cina invece ne è piena: è prima al mondo sia per estensione complessiva delle Terre Rare che per il loro sfruttamento. Un altro ‘posto’ che da questo punto di vista se la passa bene è l’Africa. Il problema è semplice: le Terre Rare sono scarse, o troppo costose. A lanciare l’allarme è il rapporto della 'Institute for Energy and Transport del Joint Research Centre, dal titolo “Critical Metal in Strategical Energy Techonologies”.
Le conseguenze di questo comportamento sono in primis la riduzione dell’esportazioni di metalli delle Terre Rare del 50%, in secondo luogo la presenza aggressiva (economicamente parlando) della stessa Cina in Africa, finalizzata all’accaparramento delle ultime Terre Rare disponibili.
Il rapporto Jrc ha studiato attentamente le probabilità di uno stop nello sviluppo delle rinnovabili. Ha calcolato il rischio con un semplice metodo: la differenza tra l’offerta di metalli preziosi nel 2011 e la domanda prevista nel 2020, tutto ciò per ognuno dei metalli. Se alcuni metalli risultavo in passivo dell’1% sull’offerta allora in quel caso il rischio poteva essere concreto. Ebbene, hanno fatto segnare questo risultato negativo circa 14 metalli preziosi.
L’Unione Europea sta correndo ai ripari. Si pensa di compensare la scarsità di elementi provenienti da Terre Rare con il riciclo delle stesse, con nuovo accordi commerciali. Tutti provvedimenti che però rivelano una certa debolezza: nel primo caso manca ancora la tecnologia, nel secondo vale quanto scritto sopra sulla Cina.
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