A occhio e croce lo si sapeva già: al Nord si viene curati meglio che al Sud. Al Nord le strutture sono più solide, confortevoli, al Sud sono più scadenti. Al Nord i servizi sono più efficaci che al Sud.
A confermarlo, ora scientificamente, è stata l’Agenas (Agenzia Nazionale Sanitaria) che ha condotto una ricerca negli ospedali di tutta la penisola. All'Agenas non piace l’etichetta di ‘rating degli ospedali’ o di ‘classifica’ applicata al suo studio. Di fatto, però, siamo di fronte a un giudizio sulle strutture e dunque all’emersione di alcune criticità rispetto ad alcune eccellenze.
Ad ogni modo, l’intenzione che ha mosso l’Agenas è stata la seguente: “creare uno strumento per la comparazione tra strutture, per mostrare punti di debolezza e di forza da superare o da conquistare”.
Da questa serie di grafici e tabelle emerge un’immagine del Sud Italia ‘sanitario’ sicuramente non esaltante.
Il Salvadanaio
L'Italia Degli Ospedali: Divisa in Due tra Nord e Sud
- Giuseppe Briganti
Eurobond ed Unione Monetaria gli Ingredienti per Uscire Dalla Crisi
- Giuseppe Briganti
Emissione degli eurobond, integrazione europea in senso fiscale e politico, cessazione dell’austerity. Sono questi gli ingredienti che ha elencato su Repubblica Affari e Finanza, Rainer Masera, presidente della facoltà di economia all’Università degli Studi Guglielmo Marconi, già ministro nel governo Dini. La sua ricetta, che ricalca quella di buona parte degli europeisti più ‘riformisti, ha lo scopo di indicare ai policy maker la via più sicura per evitare che sull’Eurozona si scagli ciò che egli stesso chiama “la tempesta perfetta”: una spirale recessiva combinata a sofferenze varie sul fronte del debito.
L’obiettivo intermedio da raggiungere, secondo l’economista, è ‘l’isolamento’ della Grecia. Ovviamente non si tratta di abbandonarla, ma semplicemente prendere le misure adatte per evitare un contagio degli altri membri dell’Unione Europea. Per far ciò è necessario risolvere ‘la pratica’ in fretta e bene, ossia favorire un accordo rapido tra debitore (Grecia) e investitori-creditori per ristrutturare il debito ellenico
Affitti: le Città Più Care d'Europa e Del Mondo
- IlDuca
La Camera di Commercio di Milano, come ogni anno, ha realizzato la classifica delle 32 città più care d'Europa e delle 79 più care del Mondo dove affittare casa, in cui compaiono anche Roma e Milano. In Europa la Capitale d'Italia risulta essere al 15° posto tra le città più care, guadagnando una posizione rispetto alla classifica dello scorso anno, mentre Milano ne perde una, passando dal 22° al 23° posto. Roma risulta essere mediamente più cara del 20% rispetto a Milano, del 14% per quanto riguarda le abitazioni di lusso e del 26% per gli appartamenti medi. Guardando ai vertici della classifica, al primo posto si conferma Londra, che ha un costo medio degli affitti pari a 4,57 volte quello di Milano, segue Parigi con un costo di 2,22 volte quello di Milano, Ginevra (1,63 volte), Zurigo (1,61) e Bucarest che presenta un costo medio degli affitti superiore a quello di Milano di 1,58 volte.
Chi Sono i Miliardari Italiani
- IlDuca
A pochi giorni dal presentazione delle 20 persone più ricche al mondo, secondo la classifica Billionaires Index di Bloomberg, anche Forbes esce con la consueta classifica dei billionaires, ovvero delle persone al mondo che possono vantare un patrimonio superiore al miliardo di dollari. Si tratta in totale di 1226 persone, il numero più alto mai registrato dalla rivista, a conferma che la crisi fa bene ai più ricchi del mondo. Rispetto alla classifica di Bloomberg, non cambia il podio, ma cambiano alcune posizioni nella top ten. In questo articolo vogliamo approfondire la posizione degli italiani in classifica. In totale i miliardari italiani (in dollari) presente in classifica sono 16. Capofila dei billionaires made in Italy è Michele Ferrero (e famiglia), patron dell'omonima multinazionale dolciaria, che con un patrimonio di 19 miliardi di dollari risulta essere il 23° uomo più ricco del mondo.
Lavoro in Banca: Ben Retribuito e di Prestigio
- IlDuca
Un tempo lavorare in banca era sinonimo di privilegio, grazie ai bonus che i bancari potevano vantare e alla sicurezza e bontà del settore creditizio italiano. Ora la situazione è un po' cambiata, le banche italiane, travolte dalla crisi del debito e costretta a ricapitalizzare dall'Eba, sono molto meno solide e hanno perso molto del proprio valore di borsa. Una cosa però è rimasta intatta, o quasi, il fascino che gli istituti di credito suscitano soprattutto tra i lavoratori più giovani. Certo non ci sono più i bancari di una volta ( e forse nemmeno i banchieri) che potevano vantare salari d'oro e benefit esclusivi, ma la banca resta sempre la banca. Secondo quanto emerge dall'indagine “Immagine e reputazione del lavoro in banca”, condotta dall’istituto di ricerca Ipsos per conto della FABI (Federazione autonoma bancari italiani), infatti quasi nove giovani su dieci, tra i 18 e i 25 anni, considerano quello del bancario un impiego ben retribuito (anche se meno che in passato).
Le Donne Italiane Rimangono il Perno Della Vita Domestica
- IlDuca
Secondo otto italiani su dieci (il 79%) la condizione della donna nella società è migliorata rispetto a 25 anni fa. Ad esserne maggiormente convinti sono gli uomini (l'82% contro il 76% delle donne), ma c'è una percentuale di italiani, il 7%, che invece ritiene che la condizione della donna sia peggiorata rispetto al passato. Inoltre più di una donna su dieci (il 10,3%) ritiene che la propria condizione (in quanto donna) non sia migliorata proprio a causa degli uomini, mentre il 5,6% ritiene che le donne stesse non abbiano fatto abbastanza per emanciparsi. Sono questi alcuni dei dati contenuti nella ricerca “I valori degli italiani”, realizzata dal Censis e diffusi in occasione della prossima festa delle donne.
A parte le convinzioni personali, rispetto al passato le donne risultano essere meno casalinghe, ricevono più aiuto dai compagni e lavorano di più (anche perchè il contrario avrebbe significato una regressione totale della nostra società). Nonostante ciò rimangono il perno della vita domestica in famiglia.
Iva Al 23%: Consumatori ed Imprese Prevedono un Crollo Dei Consumi
- IlDuca
Non è passata nemmeno una settimana dall'annuncio del Governo di voler spostare l'asse del prelievo dalle imposte dirette a quelle indirette, che già assistiamo ad un primo effetto di questa direzione di intenti. Dal prossimo 1° di Ottobre, infatti, l'IVA passerà dall'attuale 21% al 23%. A dichiararlo è stato il Vice Ministro dell'Economia Vittorio Grilli, ospite della trasmissione televisiva Ballarò. Vanno però fatte due precisazione. In realtà non si tratta di uno spostamento dell'asse impositivo, perchè le imposte dirette non calano, come invece pareva si potesse fare grazie ai maggiori introiti derivanti dalla lotta all'evasione fiscale, perchè come ha spiegato lo stesso Griffi “non ci sono tesoretti”. Inoltre l'aumento dell'Iva era già presente nella Manovra Salva Italia, sebbene fino a ieri non si era certi che l'aumento si sarebbe materializzato, visto anche le critiche piovute sul precedente Governo per l'aumento dell'aliquota ordinaria dal 20 al 21%, previsto dalla Manovra finanziaria Estiva.
Ryanair Batte Alitalia: è la Nuova Compagnia Nazionale?
- Ale_Web
Chi di voi non ha mai volato con Ryanair? Chi ha risposto si ha mai volato anche su un aereo Alitalia? In molti risponderanno si solo alla prima domanda.
La compagnia low cost irlandese infatti ha ottenuto un differenziale di passeggeri con il vettore di bandiera pari a 3 milioni di passeggeri.
Un sorpasso che era nell’aria da tempo (il 2010 si era chiuso con un testa a testa e un differenziale a favore della compagnia di bandiera di soli 100 mila passeggeri) e che è indice di un nuovo concetto di volare e del trionfo del low cost. Ryanair è diventata la compagnia aerea più grande d’Italia con un totale di 28,1 milioni di passeggeri trasportati nel 2011 (contro i circa 25 milioni dichiarati da Alitalia).
Laureati: Aumenta la Disoccupazione e la Precarietà, Diminuiscono gli Stipendi
- IlDuca
Nel nostro Paese secondo quanto riporta l'Istat la disoccupazione giovanile è al 31% mentre la quota dei NEET, ovvero dei giovani under 29 che non studiano né lavorano sono ha raggiunto il 22,1%. In questo contesto che pur presenta maggiori criticità nel Mezzogiorno non se la passano molto bene nemmeno i giovani laureati. Secondo quanto riporta il XIV Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, infatti, il tasso di disoccupazione ad un anno tra i laureati triennali è aumentato di oltre tre punti percentuali nell'ultimi dodici mesi, passando dal 16,2 al 19,4%, mentre quella fra i laureati specialistici è cresciuta dal 17,7 al 19,6%. Il fenomeno della disoccupazione cresce anche tra i laureati a ciclo unico (laureati in medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza), passando al 16,5 al 18,4%.
È Ancora Troppo Bassa la Presenza Femminile Nei Consigli di Amministrazione
- IlDuca
La presenza femminile all'interno dei consigli di amministrazione delle società quotate è ancora troppo bassa. A riferirlo solo due analisi giunte a pochi giorni dalla festa della donna, una dell'Unione Europea e l'altra dell'Ocse.
Secondo quanto riporta l'UE
le donne rappresentano solo il 13,7% dei membri dei consigli di amministrazione delle maggiori imprese dell'Unione Europea, contro circa il 12% registrato nel 2010. Mentre solo una donna su sette siede nel board del consiglio di amministrazione solo il 3% svolge la carica di Amministratore delegato, un risultato in linea con quello di due anni fa.
Di questo passo, spiega Viviane Reading, Commissario Europeo alla Giustizia, ci vorranno più di 40 anni per raggiungere almeno un 40% di presenze femminili nei consigli di amministrazione. Un tempo decisamente più lungo rispetto agli obiettivi stabiliti dalla Commissione Europea, che un anno fa aveva lanciato un appello di autoregolamentazione per portare la presenza femminile al 30% nel 2015 e del 40% nel 2020.
Le 20 Persone Più Ricche Al Mondo
- IlDuca
La crisi ha riportato indietro nel tempo l'economia di molti Paesi compresa l'Italia ma non sembra aver danneggiato molto le persone più ricche al mondo, anzi. Questo almeno secondo la classifica Billionaires Index realizzata da Bloomberg, che ordina i 20 individui più ricchi del pianeta. Al primo posto troviamo Carlos Slim, magnate messicano delle telecomunicazioni e proprietario della Mexico’s America Movil SAB (AMXL), che nell'ultimo anno ha visto aumentare il proprio patrimonio dell'11% fino a raggiungere i 68,5 miliardi di dollari. Dietro Slim troviamo l'onnipresente Bill Gates che da qualche tempo ha perso lo scettro di persona più ricca al mondo (anche secondo Forbes) ma può contare su un patrimonio di 62,4 miliardi di dollari, anche in questo caso in crescita dell'11% negli ultimi 12 mesi. Terzo gradino del podio per l'81enne guru della finanza, Warren Buffet, soprannominato l'oracolo di Omaha e presidente del fondo Berkshire Hathaway, con un patrimonio personale di 43,8 miliardi di dollari, in crescita del 2,4% nell'ultimo anno.
Sviluppo Economico: Quanti Anni la Crisi Ha Fatto Perdere Ai Vari Paesi
- IlDuca
La crisi economica continua a manifestare i suoi effetti in molte economie avanzate, soprattutto Europee, tanto che per alcuni Paesi (Italia inclusa) si prospetta un biennio molto difficile caratterizzato da recessione o crescita minima del Pil e da profonde difficoltà sul mercato del lavoro. In questo senso, nonostante le timide speranze di ripresa di inizio 2011, sono già 5 anni che la crisi produce i suoi effetti, annullando quello che è stato il progresso economico degli anni precedenti al contagio dei mutui subprime. L'Economist ha provato a calcolare in maniera più precisa quanti anni di sviluppo la crisi ha fatto perdere ai Paesi più colpiti.
Sette sono gli indicatori considerati per valutare la situazione economica dei Paesi ed il tempo perso a causa della crisi, riuniti in tre macrocategorie.
Nel 2020 Lavoratori in Pensione a Quasi 67 Anni
- IlDuca
Lo scorso anno il rapporto Ocse, “Pensions at Glance” sottolineò l'Italia è il Paese con la più alta spesa pensionistica in rapporto al Pil (oltre il 14%), consigliando al nostro Paese un aumento dell'età pensionabile ed una maggiore partecipazione degli “anziani” al mercato del lavoro. Se su quest'ultimo punto siamo ancora indietro sull'aumento dell'età pensionabile stiamo per diventare i primi della classe, almeno in Europa.
Nel 2020 infatti, l'Italia avrà la più alta età di pensionamento tra i Paesi Membri dell'Unione Europea, senza distinzione di genere tra lavoratori uomini e donne. La notizia arriva direttamente dal Libro Bianco sulle Pensioni, pubblicato dalla Commissione Europea, in cui per la prima volta non compaiono raccomandazioni per il nostro Paese sul tema delle pensioni. Ci troviamo in un club ristretto di Paesi virtuosi che non necessitano di segnalazioni, che comprende anche Germania e Ungheria.
I 15 Paesi Più Ricchi Al Mondo
- IlDuca
Il Pil Pro capite è una misura utilizzata in Economia per identificare lo stato di benessere di un Paese. Sebbene molti non siano d'accordo con questo assunto, ritenendo questo parametro troppo limitato e abbiano elaborato degli indici alternativi, più sofisticati e più dinamici per identificare il benessere di un Paese, nulla toglie che il Pil pro capite ha il pregio di essere facilmente comparabile sia nel tempo che nello spazio. Ecco che allora confrontando il Pil pro capite dei vari Stati mondiali si può arrivare a stilare una classifica dei Paesi più “ricchi” del mondo. Ed è proprio quello che ha fatto la rivista Forbes analizzando il Pil pro capite, corretto per il potere d'acquisto (cioè tenendo conto del tasso di inflazione e del costo della vita), di 182 Paesi sulla base dei dati del Fondo Monetario Internazionale (relativi al 2010).
Doppio Lavoro: lo Fa il 14% Degli Italiani
- Ale_Web
Si parla spesso dei giovani disoccupati in Italia e in effetti i numeri sono allarmanti. Esiste però anche un’altra realtà, altrettanto diffusa anche se forse meno nota, è quella delle persone che hanno un doppio lavoro. Ad una prima lettura superficiale i due fenomeni possono sembrare in contrapposizione (se c’è chi fa due lavori evidentemente l’offerta non manca) ma in realtà, a ben guardare, hanno origine da una stessa matrice: il precariato. Sono proprio le condizioni di lavoro incerte e gli stipendi bassi (insufficienti a coprire tutte le spese) a spingere molte persone a trovare un secondo impiego oltre a quello ordinario e principale. Secondo i dati resi noti dalla Camera di Commercio di Milano il 14% degli italiani (stiamo parlando di circa 3 milioni di persone) ha un doppio lavoro.
Microsoft e UNWTO Insieme per Integrare Nuove Tecnologie e Turismo
- Giuseppe Briganti
Social network, social media, cloud computing. Tutti strumenti che stanno invadendo la quotidianità e il mondo delle professioni. Sempre più settori, dell’esistenza umana o semplicemente del lavoro, non riescono più a prescindere dal web e dalle possibilità che offre.
Da questa consapevolezza, e da altre, è nato l’accordo tra Microsoft e la United Nation World Turism Organization (UNWTO), l’organizzazione che si è posta il compito di favorire gli scambi turistici a livello planetario. L’accordo, in verità una partnership, è stato siglato nei giorni scorsi a Madrid.
L’alleanza tra UNWTO e la Microsoft si sostanzierà, secondo le intenzioni delle due parti, in politiche di sostegno al turismo attraverso gli strumenti del web 1.0 (siti) e del web 2.0 (social network, social media, blog etc).
Lavoro Sedentario: i Rischi per la Salute
- IlDuca
La tecnologia ha reso le nostre vite più facili, ma, come abbiamo visto, secondo uno studio della University of Massachussets Medical School ciò non significa, per forza di cose, più felici. La tecnologia ha inoltre influenzato molto l'ambito lavorativo aumentandone la produttività, ma rendendo il lavoro anche molto più sedentario con conseguenze negative anche per la salute. Del resto secondo quanto riporta un'interessante infografica dell'OnlineUniversity.net
diffusa da Mashable l'attività fisica richiesta al lavoro è diminuita in modo significativo negli ultimi 50 anni. I dati si riferiscono all'universo US, ma possono essere validi (o adattabili in qualche modo) per tutte le economie avanzate (quindi anche per noi). Nel 1960 quasi la metà dei lavoratori richiedeva attività fisica, contro il 20% odierno, ciò ha comportato un minor dispendio calorico di circa 140 calorie al giorno. Un valore minimo che giorno dopo giorno ha comportato un minor dispendio calorico di circa 51 mila calorie l'anno, per un aumento di peso medio di 6,62 kg all'anno.




