Maurizio Cuzari, amministratore delegato di Sirmi, azienda che opera nel settore IT (Information Technology), ha rilasciato una lunga intervista a ChannelCity
nel quale ha fatto il punto sulle “tecnologie dell’informazione e della comunicazione”.
Il Ceo ha dapprima rammentato una sua vecchia ‘profezia’, pronunciata qualche anno fa, secondo la quale l’Italia sarebbe passata entro pochi anni da un cinquantennio di Information Technology ‘artigianale’ a un cinquantennio di Information Technology ‘industriale’. La prima era IT, secondo Cuzari, si è caratterizzata dalla necessità per gli addetti ai lavori di creare strumenti ad hoc per le aziende, vista l’assenza di modelli di riferimento uguali per tutti. La seconda, di contro, si sarebbe dovuta concretizzare attraverso una omogeneità degli strumenti e una loro ‘messa in serie’. Ebbene, l’Italia, rileva oggi Cuzari, sembra approdata direttamente alla terza era, quella dei ‘servizi’.
Infatti, a subire l’omologazione non sono gli strumenti (almeno non solo quelli) ma i servizi che le aziende IT offrono alle altre aziende. Cuzari ha anche parlato dell’Agenda Digitale, felicitandosi del fatto che finalmente se ne discute pure in Italia. A parer suo, però, se ne discute male. I punti che secondo le previsioni saranno fissati dall’Agenda digitale coinvolgono solo quelle imprese dette ‘top player’ già con un piede e mezzo all’estero, grandi protagoniste del mercato internazionale e quindi grandi fruitrici della globalizzazione.
Ecco cosa ha dichiarato lo stesso Cuzari: “Oggi la vena imprenditoriale dei nostri manager è scomparsa; sono sempre più gestori di processi obbligati e imposti da qualche altra parte... Sembra che conti di più fare il budget del trimestre che modificare il Sistema Italia. Non dobbiamo combattere questi modi di agire, ma neanche sottostare a queste regole. Non dobbiamo essere loro ostaggi”.
L’elemento che fa la differenza tra una strategia a breve termine ‘da sussistenza’ e una strategia a lungo termine (che all’inizio comporta sacrifici più grossi) è l’investimento in formazione e ricerca. Ovviamente, ci sono investimenti e investimenti. Non è detto che finanziare ricerca e sviluppo rechi sempre e comunque benefici: la tendenza del momento, almeno in Italia, soprattutto per quanto riguardo l’Information Technology, è di ricercare esclusivamente soluzioni portabili immediatamente sul mercato. Dunque in netta contraddizione con quella politica di ‘lungimiranza’ portata avanti da Cuzari.
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