Scrivi ICT (Information and Communication Technology) e leggi crescita economica. Le nuove tecnologie rappresentano un fattore importantissimo per l’economia. A dimostrarlo sono i numeri, e nella fattispecie quelli diffusi dal Dipartimento del Commercio Usa. Nell’aumento del Pil americano nel periodo 2004-2007 (circa 2,8 annuo) il fattore ICT ha inciso per il 42%. Se si sposta il raggio d’azione al Prodotto del mondo intero, il tasso d’influenza è comunque del 7,1%. In soldoni, più di 3 mila miliardi di dollari.
Per quale motivo l’ICT è una voce così possente nella crescita economica? Lo ha spiegato al IlSole24Ore Giancarlo Capitani, docente al Politecnico di Milano e amministratore delegato di Net Consulting: “Perché aumenta la produttività globale di un Paese, ma anche di una città, di un'azienda o di un singolo cittadino ed è la crescita della produttività, specie in economie come le nostre in prevalenza centrate sui servizi, che genera efficienza, minori costi, nuove attività. L'economia digitale, espandendosi, accelera così il Pil”.
In Italia, però, le cose non vanno granché bene. E’ sempre Capitani, riferendosi al lavoro di raccolta della Net Consulting, ad affermarlo. Ogni anno, la società che dirige stende un grafico nel quale vengono illustrate le percentuali di crescita della produttività di vari paesi, e le percentuali di crescita del loro mercato informatico interno. Queste due voci danno la cifra del rapporto tra ICT ed economia. Ebbene, l’Italia viaggia a un -1% sia per quanto riguarda la produttività, sia per quanto riguarda il mercato informatico.
I fattori che sostanziano questa arretratezza tutta italiana risiedono nell’ambiente culturale del paese: da una parte, le aziende non riescono a comprendere l’importanza delle nuove tecnologie; dall’altra, l’analfabetismo digitale è ancora diffuso tra la gente comune (specie tra gli anziani). Sullo sfondo, ovviamente, l’immobilismo della politica. Da quest’ultimo punto di vista, tuttavia, sembra muoversi qualcosa all’orizzonte: il governo Monti entro la fine di aprile varerà un decreto incentrato tutto sull’argomento ‘Agenda Digitale’ (Anticipato nel decreto Semplifica Italia).
Gli elementi da cui ripartire ci sono. Innanzitutto, una certa omogeneità caratterizza tutta la penisola, da nord a sud, per quanto riguarda l’uso del pc e di internet. Il 58% degli italiani, secondo una ricerca di Tecnè Italia, utilizza il computer, il 54% naviga su internet. Nella fascia 6-10 anni, e che quindi rappresenta l’Italia di domani, la percentuale sale al 59%.
Sul fronte ‘opposto’ a quello dei cittadini, ossia quello della politica, i segnali sono incoraggianti. Il ministro dell’Istruzione Profumo ha preso a cuore il progetto smart cities (addirittura vorrebbe stanziare un miliardo di euro) che consiste nell’utilizzo delle ICT per stravolgere, e quindi migliorare, i servizi che i comuni garantiscono: dai trasporti alla formazione etc. Infine, è presente una spunta verso la digitalizzazione anche nel decreto sulle liberalizzazioni.
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