Martedi, 22 Ottobre 2019

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Agenda Digitale: L’Italia Non Tiene il Passo


Agenda digitale, digital divide

In questo periodo l’Italia è un sorvegliato speciale dell’Europa. L’Unione chiede al Bel Paese le misure necessarie per superare la crisi economico-finanziaria. Ma questo non è l’unico motivo di richiamo: l’Italia è stata bacchettata dalla Commissione europea per una questione meno impellente ma comunque importante: il mancato rispetto dell’'Agenda digitale.
L’ Agenda digitale contiene una serie di direttive che hanno lo scopo di ammodernare lo strumento internet all’interno dei paesi membri dell’Unione Europea, sia in termini di efficienza tecnica che in termini di diritti per l’utenza. L’Agenda fa a sua volta parte del programma ‘Europa 2020’ che punta a velocizzare il processo di integrazione europea e a rendere omogenei i servizi da uno stato all’altro.
Il termine ultimo per realizzare le misure ‘digitali’ era il 25 maggio 2011.

L’Italia è comunque in buona compagnia. Su 27 paesi, solo 7 hanno portato a termine l’impresa e tra questi non figurano i colossi Francia e Germania. Eppure, le direttive contenute nell’Agenda digitale appaiono come essenziali per affrontare l’era digitale e le sfide della globalizzazione. La loro sostanza è illustrata nella nota di richiamo inviata ai paesi inadempienti: “Le norme in parola garantiscono ai consumatori dell’Unione europea nuovi diritti in materia di telefonia fissa, servizi mobili e accesso a internet. Ad esempio, il diritto di cambiare operatore telefonico in un giorno senza dover cambiare numero e il diritto di ottenere informazioni chiare sulle pratiche di gestione del traffico dati utilizzate dai fornitori di servizi internet. Le nuove norme garantiscono inoltre una migliore protezione della vita privata e dei dati personali online”.

Nonostante il richiamo da parte della Commissione, già da qualche tempo in Italia la situazione sembra in evoluzione. Sono sorte e stanno sorgendo molte associazione che supportano la realizzazione dell’Agenda digitale. Anche tra i piani alti sembra diffondersi una nuova consapevolezza. Basti pensare che Mario Monti ha menzionato l’Agenda davanti alla Camera dei deputati in occasione del dibattito sul voto di fiducia.
Queste buone notizie si inseriscono in uno scenario economico che vede internet e l'economia digitale in generale come unica nota positiva in un mare di segni meno, di settori in contrazione, di consumi in picchiata. L’e-commerce in Italia non conosce crisi: nell’ultimo anno il giro d’affari è aumentato del 17%. Gli analisti del Boston Consulting Group prevedono una crescita del 13-15% almeno per i prossimo 3-4 anni. La prospettiva è che nel 2015 l’e-commerce raggiunga un giro d’affari di 77 miliardi, pari al 5% del Pil. Per capire l’importanza di questi numeri è sufficiente sapere che il settore agricolo incide solo per il 2% sul Prodotto del paese.
L’altra faccia delle medaglia è un’Italia ancora impantanata nella questione ‘connessione’. Molte zone del paese sono ancora irraggiungibili da internet e molte altre sono prive di banda larga. Una buona fetta di stakeholder ha fatto appello al premier Monti, lanciando l’allarme dello spread digitale, un concetto ben più drammatico del digital divide, perché segna le distanze non solo interne, ma anche tra Italia e resto del mondo.
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