Nelle scorse settimane abbiamo visto come l'Italia sia all'ultimo posto tra i Paesi G7 per quanto riguarda la competitività, classificandosi al 43° posto assoluto su 142 Paesi nel ranking mondiale elaborato dal World Economic Forum. Eppure nonostante la distanza abissale con i Paesi industrializzati, il nostro Paese qualche passo in avanti sul fronte della competitività lo sta facendo, anche nei settori più impensabili (o quasi). Uno di questi campi che non ti aspetti è l'information tecnology, settore in cui l'Italia tradizionalmente stenta ad eccellere, anche se soprattutto per mancanza di organizzazione produttiva piuttosto che di risorse umane e tecniche.
Secondo l'Economist Intelligence Unit (EIU), infatti il nostro Paese ha guadagnato una posizione nell'edizione 2011 dell'Information Technology Industry Competitiveness Index, salendo al 23° posto su 66 Paesi analizzati. Certo il risultato non è proprio di prestigio, visto che raggiungiamo un punteggio di poco superiore alla metà di quello massimo (50,7 su 100), tuttavia testimonia l'impegno delle aziende italiane attive nel settore, nel cercare di proseguire sulla strada dell'innovazione, nonostante la crisi e tutti i limiti del sistema economico nostrano.
(BSA), giunta alla quarta edizione, analizza e valuta i vari Paesi sulla base di una serie di parametri che influenzano direttamente il grado di innovazione del settore dell'information technology. Tra questi si segnalano: l'ambiente economico nel suo complesso, l'infrastruttura IT presente, lo stato del settore ricerca e sviluppo, il sistema giudiziario e il contributo del settore pubblico allo sviluppo industriale.Il risultato italiano si deve ai miglioramenti registrati soprattutto nella ricerca e sviluppo, dove il nostro punteggio sale di 9 punti, rimanendo tuttavia ad un livello meno che mediocre (25,4) e nel sistema giudiziario dove guadagniamo 7 punti, raggiungendo gli 80 punti. Positivo anche il giudizio sull'ambiente economico, dove raggiungiamo un punteggio di 74,7 rispetto al 72,7 di due anni fa. Dove c'è da lavorare è invece negli altri tre campi dove la valutazione italiana peggiora rispetto a quella del 2009, con il punteggio sulle infrastrutture IT che fa registrare un calo di 2,5 punti, quello sul capitale umano che cala di 1,4 punti e quello sul contributo pubblico allo sviluppo industriale che diminuisce di un punto. Sono questi campi in cui occorre investire, soprattutto in un momento in cui il sistema economico globale da segni di ripresa, seppur deboli, pena il rischio di rimanere ancora più indietro in termini di competitività nell'Information technology
I PRIMI DELLA CLASSE E GLI EMERGENTI
Ai vertici della classifica si confermano gli Stati Uniti con un punteggio di 80,5 (+1,6 punti) seguiti dalla Finlandia con 73,6 (+1,2) punti, mentre al terzo posto, con 69,8 punti si piazza Singapore che scalza la Svezia dal podio (69,4), guadagnando ben sei posizioni rispetto alla precedente rilevazione. Sale di una posizione, pur perdendo oltre due punti, il Regno Unito che chiude la top five con 68,1 punti.
Le nazioni che hanno fatto registrare i maggiori balzi in avanti rispetto alla precedente rilevazione sono state la Malesia che ha conquistato 11 posizioni, raggiungendo il 31° posto complessivo e l'India che ha guadagnato 10 posizioni, piazzandosi al 34° posto. Entrambi questi risultati sono riconducibili agli importanti investimenti in ricerca e sviluppo e nel capitale umano fatti dai due stati nel recente passato.
Guardando i punteggi raccolti dai primi della classe, invece, si scopre che a fare la differenza sono soprattutto l'ambiente economico nel suo complesso, l'efficienza del sistema giudiziario e gli incentivi del settore pubblico all'imprenditoria.
RISORSE:
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