La crisi economica, nata come crisi finanziaria internazionale nel 2007-2008 ha visto nello scorso anno, dopo accenni di timida ripresa il riesplodere delle tensioni dei listini di borsa in Europa, a causa dei problemi dei titoli di stato dei Paesi periferici. La crisi del titolo sovrano ha avuto come epicentro Portogallo, Irlanda e Grecia (soprattutto) e nel corso dell'anno ha contagiato anche Italia e Spagna. A fare il punto della situazione ci ha pensato Giuseppe Vegas, presidente della Consob, nella sua relazione annuale.
I titoli pubblici italiani, a causa dell'aumento della percezione del rischio sovrano hanno toccato il loro massimo nel novembre dello scorso anno (spread a 570 punti base) determinando anche la necessità di un passaggio da un governo politico ad uno tecnico. Nel corso di quest'anno poi lo spread e sceso al di sotto dei 300 punti, per poi attestarsi a livello dei 400 punti base, con l'aggravarsi della situazione spagnola.
Le tensioni sul debito hanno avuto ripercussioni anche sui titoli azionali europei. L'Indice EuroStoxx dei 50 titoli europei a maggior capitalizzazione ha registrato dal 1° luglio scorso una flessione del 21,8%, mentre il FtseMib si è ridotto del 32,2%. L'indice italiano del settore bancario ha subito un calo superiore al 50% così come quello francese, mentre quello spagnolo e quello tedesco sono calati rispettivamente del 39,8% e del 26,5%.
Il sistema finanziario ha continuato ad evolversi, perdendo però la sua funzione primaria di canalizzare il risparmio verso l'economia reale e lo sviluppo. L'evoluzione finanziaria si è tradotta in maggiori possibilità di investimento, ma ha comportato anche l'aumento dei rischi per gli investitori. Le autorità di vigilanza e i legislatori devono allora evitare che l'innovazione si trasformi in un meccanismo che brucia i risparmi delle famiglie, mettendo un freno alla diffusione di prodotti e di pratiche nocive, che possono penalizzare i risparmiatori ed avere ricadute sistemiche.
Per quanto riguarda la piazza finanziaria italiana, la Consob sottolinea come, durante lo scorso anno, si è acuito il divario con i principali Paesi Europei. Il numero delle società quotate sul Mta (Mercato Telematico Azionario) è sceso, infatti da 272 a 263, mentre la capitalizzazione è scesa dal 425 a 332 miliardi, passando dal 27% a meno del 21% del PIL.
Secondo la Consob
il listino italiano, che vede la prevalenza del settore finanziario , non è adeguatamente rappresentativo del tessuto produttivo che invece è caratterizzato da una forte presenza del manifatturiero. L'Obiettivo rimane quello di cercare di avvicinare le imprese di media dimensione ai mercati finanziari, cosa che accade poco in Italia, mentre avviene frequentemente nei Paesi europei avanzati.- Borsa: con Mille Società Quotate Aumento Del PIL Dell'1,5% e Dell'Occupazione
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