Un capitalismo in forte crisi. Non solo ‘tecnica’ ma anche e soprattutto d’identità. E’ quanto emerge dalla riflessione di Federico Rampini che in un dossier su Repubblica ha ‘raccolto’ i pareri di economisti e sociologi di oggi e di ieri.
E’ proprio Martin Wolf, una delle firme più prestigiose del Financial Times, ad aver aperto una discussione su un tema di solito appannaggio di anticapitalisti e comunisti: l’estinzione del capitalismo. Di crisi il capitalismo ne ha passate, spesso le superate anche brillantemente, relegando nell’oblio qualsiasi altra alternativa. Ma oggi, più che di un fase calante, si può parlare di declino vero e proprio. Oggi, a quattro anni e passa dalla scoppio di una crisi che non ha nulla da ‘invidiare’ a quella, apocalittica, del ’29, è legittimo pensare che questa ennesima malattia non sia né un’influenza né un’infezione, ma un male incurabile, assassino.
Lo stesso Financial Times ha elencato sette sfide che il capitalismo deve affrontare – e vincere – per sopravvivere. Federico Rampini le ha riportate minuziosamente.
Prima. Lavoro e disuguaglianze: il capitalismo ‘postmoderno’, quello dell’alta finanza e – secondo alcuni – della speculazione al limite della frode, sta generato disuguaglianze all’interno degli stessi Stati. La capacità di creare occupazione sta declinando “paurosamente”. Tocca al sistema riformare se stesso e garantire maggiore equità, ponendo un freno al ‘morbo dell’avidità’.
Seconda. Il capitolo fiscale: il capitale è poco tassato rispetto al lavoro e soprattutto rispetto al lavoro dipendente. Serve un ribilanciamento per dare una spinta ai consumi e alla crescita delle imprese.
Terza. Il rapporto tra democrazia e denaro: le oligarchie della finanza stanno occupando spazi prima squisitamente politici. Ciò diventa un problema di rappresentanza popolare, quando nel processo decisionale incidono in maniera così profonda le lobby – che in Italia stanno contrastando Monti con virulenza.
Quinta. Corporate Governance: forse uno dei temi più agganciati all’economia reale. E’ necessaria che una nuova disciplina di auto-controllo e responsabilità sociale pervada le imprese. Magari ispirata da norme e incentivi.
Sesta: i servizi pubblici. Il capitalismo, per lo meno quello sfrenato e ‘estremamente finanziario’ ha dimostrato di non riuscire a garantire i servizi essenziali, in primis l’istruzione. Semplicemente alcuni beni non sono sottoponibili alle logiche capitalistiche.
Settima. La particolare ‘morfologia economica’ del nostro tempo, caratterizzata da una divisione in paesi non competitivi-liberali (ossia con una completa o quasi erogazione dei diritti fondamentali) e paesi competitivi-non liberali (come Cina), genera una corsa al ribasso che prevede il sacrificio dei valori riassunti nelle sei sfide elencate sopra. Coniugare progressismo nei diritti e competitività, attualmente, sembra impossibile.
Il capitalismo sta morendo? Forse no. Tuttavia, non si vede la luce dal tunnel e nemmeno un’alternativa valida: il capitalismo di Stato, o dirigista (per intenderci quello alla cinese) non è riuscito a soddisfare nemmeno la metà delle esigenze rappresentate dalle sette sfide.
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CREDIT
Chris Devers
by flickr
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