Martedi, 12 Novembre 2019

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Facebook: Chiedere la Password in Sede di Assunzione


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L’account facebook può svelare molto di voi: dei vostri interessi, del vostro carattere, degli ambienti che frequentate etc. Lo hanno capito bene i datori di lavoro di alcune aziende statunitensi che hanno cominciato a subordinare l’assunzione di nuove risorse al rilascio della password facebook. E così i candidati in sede di colloquio, dopo le domande di routine su come si vedono tra dieci anni, si trovano a dover concedere password personali.
Molte le critiche che si possono avanzare verso questa tendenza: la prima è che nessuno su facebook è pienamente se stesso e che quindi questo metodo di valutazione può essere discriminante. Verissimo: ma del resto i profili dei Social Network sono comunque più attendibili dei curricula vitae, spesso gonfiati e scritti seguendo un template impersonale.
Ma sicuramente la questione più delicata da considerare è quella legata alla privacy.

Chi di voi vorrebbe che il datore di lavoro leggesse non solo la propria bacheca (cosa che potrebbe fare semplicemente richiedendovi l’amicizia) ma anche i messaggi privati? Il ricatto in sede di colloquio è chiaro: vendere la propria privacy in cambio di un (possibile) posto di lavoro.

L'ACLU, un'organizzazione degli USA attiva nella difesa dei diritti civili e delle libertà individuali ha preso posizione contro questa pratica sempre più diffusa. A diffondere per primo la notizia, confermata poi da altre testate giornalistiche, è stato il The Guardian. Pare che alcuni datori di lavoro pretendano di poter visionare anche la casella email dei candidati.
Questo atteggiamento, oltre che poco ortodosso, sarebbe in realtà anche vietato dai termini di utilizzo di Facebook: è infatti proibito condividere l’accesso alla proprie informazioni personali con terzi. Da più fronti sono state chieste delucidazioni in merito ai gestori del Social Network che però sono rimasti vaghi: il portavoce Frederic Wolens, in un commento apparso su MSNBC, ha alla fine ammesso che questa pratica è contraria ai termini di utilizzo del sito. Ma in fondo poco importa quello che dice Facebook: come recita un famoso spot pubblicitario “ci sono cose nella vita che non hanno prezzo”. Speriamo che questa “moda” non arrivi anche in Italia: quale sarà il prossimo passo? aprire la porta di casa ai datori di lavoro? Fateci sapere cosa ne pensate, qui o sul nostro profilo facebook.
 
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