Quando si parla di lavoratori precari in Italia (e non solo) e di contratti a progetto (anche fraudolenti), il pensiero va spesso ai call center, terreno fertile per il proliferare di certe condizioni di sfruttamento. Ma una rivoluzionaria sentenza della Corte di Cassazione può forse dare una speranza a tutti quei centralinisti che ogni giorno passano ore a rispondere a telefonate di reclamo o si vedono attaccare la cornetta in faccia da utenti esasperati e sospirano in silenzio, preoccupati per una posizione lavorativa pressoché priva di tutele e per un lavoro stancante e spesso alienante che lascia loro a mala pena la pausa per un caffè alla macchinetta. La sentenza in questione è la numero 4476 del 21 marzo 2012 emanata dai giudici della sezione Lavoro della Suprema Corte.
Sull’interpretazione della sentenza Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, non ha dubbi: i precari impiegati nei call center devono essere assunti.
Certamente questa sentenza non risolverà tutti i problemi dei centralinisti ma almeno li tutela di più dal punto di vista contrattuale e di conseguenza fiscale (per quanto concerne il versamento dei tributi).
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