Venerdi, 16 Novembre 2018

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BANKITALIA: CALA L'OCCUPAZIONE, CRESCONO LEGGERMENTE I CONSUMI MA LA RIPRESA APPARE ANCORA LENTA


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Nel Terzo trimestre 2010 il Pil italiano è cresciuto dello 0,3%, rallentando rispetto a quanto fatto registrare nel trimestre precedente (+0,5%) ma in linea con i tassi di crescita dell'area euro. A riferirlo è la Banca d'Italia nel consueto bollettino economico trimestralebollettino
economico trimestrale. Continua il buon andamento delle esportazioni (+2,8% sul periodo precedente), mentre la già debole domanda interna ha registrato un ulteriore frenata a causa della diminuzione registrata negli investimenti in mezzi di trasporto e macchinari, che ha fatto seguito all'esaurirsi degli incentivi fiscali. Significativo l'aumento degli investimenti nelle costruzioni che, sostenuti dal comparto non residenziale, sono aumentati dello 0,6%, interrompendo un trend negativo che durava dall'inizio del 2008.
In generale però gli investimenti fissi lordi hanno fatto registrare un rallentamento nella crescita e risultano, in ogni caso, inferiori di circa 13 punti percentuali rispetto a livello massimo ciclico registrato prima della crisi.
Le previsioni sulla base dell'analisi degli indicatori congiunturali prefigurano un ulteriore rallentamento del Pil in Italia nel quarto trimestre 2010.
I comportamenti di spesa delle famiglie si confermano ancora improntati alla cautela e fortemente influenzati dalla contrazione del reddito disponibile reale (-1%) e della debolezza del mercato del lavoro. I consumi sono però cresciuti dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, trainati dall'aumento della spesa in beni durevoli (+1,3%), mentre i consumi di beni non durevoli sono aumentati dello 0,2%, controbilanciando il calo percentuale della spesa in servizi (-0,2%). Nei primi nove mesi dell'anno i consumi sono, però, cresciuti solamente dello 0,7% rispetto al corrispondente periodo del 2009.
Contestualmente nello stesso periodo il debito delle famiglie risulta accresciuto, attestandosi alla fine di settembre al 65% del reddito disponibile. L'incidenza, però risulta largamente inferiore alla media dell'area euro che a giugno risultava essere pari al 98%.
L'inflazione risulta ancora bassa pur se sospinta da pressioni di origine estera e dai rincari delle materie di base. Nella media del 2010, l'indice dei prezzi al consumo (IPC) è risultato pari all'1,5% contro lo 0,8% del 2009.
Secondo le rilevazioni dell'Agenzia del Territorio, nel terzo trimestre 2010 il numero di compravendite è sceso del 2,4%, tuttavia nella media dei primi tre trimestre dell'anno, le transazioni immobiliari sono aumentate del 2,2%. La Banca d'Italia ha ricordato anche gli esiti del sondaggio effettuato dall'istituto in collaborazione con Tecnoborsa e l’Agenzia del Territorio, secondo cui le previsioni delle agenzie immobiliari, sarebbero positivi nel prossimo futuro.
Sul fronte del lavoro e della ripresa economica, l’indice della produzione industriale è cresciuto dell’1,3%, contro l’1,7% nel secondo trimestre . Tuttavia secondo la Banca d'Italia la produzione italiana sta recuperando i livelli precedenti la crisi in maniera più lenta rispetto alle altre maggiori economie dell'area euro. Lo scorso novembre l'attività industriale in Italia risultava inferiore ai valori della primavera del 2008 di circa 18 punti percentuali, contro il 10% e il 7% di Francia e Germania.
L'occupazione è calata nel terzo trimestre del 2010 di circa 57mila unità (-0,2%), sebbene le stime Istat abbiano rilevato un lieve aumento dell'occupazione tra ottobre e novembre che fa ben sperare. In ogni caso nei primi 9 mesi del 2010, l'occupazione risulta diminuita dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2009.

 


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I dati peggiori si sono registrati nel Mezzogiorno, a livello geografico (-1,9%), mentre a livello settoriale nell'industria in senso stretto (-4,7%). Il tasso di occupazione della popolazione in età lavoro è sceso nel terzo trimestre 2010 al 56,7%, dal dal 57,5% del corrispondente periodo del 2009. Il calo più consistente ha riguardato i giovani under 24 (dal 22,3% al 20,5%) e in generale i lavoratori di sesso maschile (dal 68,9% al 67,6%). La riduzione del numero di occupati si è concentrata soprattutto sulla componente italiana, mentre la componente straniera è ulteriormente cresciuta, sebbene ad un ritmo inferiore.


ITALIA - GERMANIA UN CONFRONTO CHE NON REGGE
Il confronto con la Germania, vera locomotiva d'Europa, appare impietoso, visto che dal punto di minimo ciclico raggiunto nel pieno della crisi economica (1°-2° trimestre 2009), fino all'estate 2010, la crescita cumulata del Pil tedesco è stata superiore a quella italiano di 3,46 volte (+5,2% contro +1,5%). L'economia tedesca supera quella italiana in tutti i parametri di riferimento, dall'espansione delle esportazioni (18,9% contro 11,1%), all'apporto netto dell'interscambio alla crescita del Pil (2,5% contro -0,5%), passando per l'apporto degli investimenti fissi lordi (1,4% contro 0,8%).
Su questo punto segnaliamo anche il parere concorde dell'Ufficio Studi della Confcommercio, espresso nel “Rapporto Consumi 2010”

 

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