Secondo un'indagine della Camera di
Commercio di Milano senza l'imprenditoria straniera in Italia,
nell'Ultimo decennio ci sarebbe il 62%
di imprese in meno. Un dato molto significativo sul contributo
degli immigrati al tessuto produttivo del nostro paese, senza
dimenticare l'apporto di coloro che svolgono un lavoro da dipendente,
magari, manuale, che altrimenti non verrebbe coperto da Italiani.
Ma chi sono gli imprenditori stranieri
attivi in Italia? Secondo un'indagine di Confcommercio nel nostro
paese vi sono 628221 imprenditori attivi, in crescita di quasi il 5%
negli ultimi dodici mesi pari a 29 mila unità. Uno dei campi in cui
gli stranieri imprenditori sembrano trovarsi a proprio agio è quello
della ristorazione. Infatti, secondo Fipe, un titolare su dieci del
settore è straniero e sono già oltre 38 mila le imprese della
ristorazione gestite da immigrati, il 13,8% dei ristoranti e il 10,2%
dei bar. Per quanto riguarda i Bar, l'indagine sottolinea, che si
tratta di un format di più recente scoperta da parte degli
stranieri. Solo negli ultimi anni, infatti, c'è stato un aumento di
cittadini immigrati (soprattutto cinesi) che hanno aperto bar nelle
maggiori città del Centro-Nord a testimonianza del fatto che è
oramai superata la barriera psicologica data dal fatto che si
trattasse di una tipologia di esercizi tipicamente italiana.
In testa alle regioni per numero di
imprese del settore gestite da stranieri , troviamo la Lombardia con
8370 esercizi, seguita dal Lazio (4.167), dal Veneto (4.076),
dall'Emilia Romagna (4.064), dal Piemonte (3.230) e dalla Toscana
(2.641).
In Italia si contano circa 2.500
ristoranti etnici (motivo per cui sono entrati anche recentemente nel
nuovo
paniere Istat), tre quarti dei quali sono rappresentati da cucina
cinese. Segue un 9,3% di ristoranti giapponesi, un 3,2% di ristoranti
africani, il 2,8% di ristoranti brasiliani e il 2% di ristoranti
messicani. Sotto il profilo delle forme giuridiche utilizzate,
l'indagine sottolinea una forte incidenza dell'imprenditoria
straniera nelle società di capitale e nelle società di persone in
Friuli Venezia Giulia (rispettivamente del 19,4% e 22,4%), in
Lombardia (13,4% e 18,3%), in Trentino Alto Adige (13,5% e 20,6%) e
in Abruzzo (15,4% e 18,6%).
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Ma cosa doppiamo attenderci per il futuro?
Per il direttore generale della Fipe-Confcommercio, Edi Sommariva, "i segnali che giungono dalla demografia imprenditoriale e dal mercato spingono a prevedere un irrobustimento della presenza degli stranieri nel settore Ciò è dovuto alla perdita di appeal del mondo della ristorazione per gli imprenditori italiani a causa delle crescenti difficoltà di mercato e dei carichi di impegno e di lavoro che queste attività richiedono. Insomma se fino a qualche anno fa il sogno nel cassetto degli italiani era aprire un ristorante, oggi, complice anche la crisi economica, forse lo è meno.
Dall'altra parte gli stranieri vedono in questo genere di attività un modo per migliorare la propria condizione sociale, senza dimenticare che la domanda di certi tipi di cucina è in rapido aumento anche per l'aumentare della manodopera straniera nel nostro Paese.
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