In occasione degli Stati Generali della Confederazione, l'Ufficio studi di Confcommercio ha presentato un'indagine che fa il punto sulla situazione del Mezzogiorno, dal punto di vista delle imprese, dei consumi e della crescita.
Da quanto emerge dai dati pubblicati, il protrarsi della crisi, in abbinamento ad una situazione economica dell'Eurozona piuttosto precaria, soprattutto per i Paesi periferici, ha fatto si che le stime di crescita per il prossimo biennio siano state ritoccate al ribasso, come già fatto da Bce e Confindustria. Tutto ciò è amplificato nel Mezzogiorno, il cui contributo scende sia in termini di Pil , dal 24% del 1995 al 23,5% del 2011 sia per quanto riguarda i consumi che passano dal 28,6% al 26,6%.
Questi ultimi risultano in termini pro capite inferiore ai livelli di dieci anni fa e con una prospettiva di stagnazione nei prossimi anni.
Inoltre, secondo l'indagine
, il Mezzogiorno è interessato da due fenomeni demografici preoccupanti, il calo della quota di popolazione sul totale nazionale che è passata dal 36,4% del 1995 al 34,4% del 2011 e la ripresa dei flussi migratori verso Nord. Fenomeno, mai scomparso e che in 50 anni ha portato 4 milioni di persone a spostarsi verso le regioni settentrionali. Anche se per completezza, riportiamo che l'Istat nel 2009 aveva rilevato una diminuzione della mobilità degli italiani, sia verso Nord che verso l'estero.
Per quanto riguarda le imprese, i primi 9 mesi dell'anno hanno visto un saldo negativo, tra aperture e chiusure di oltre 41 mila imprese nel settore del commercio e dei servizi, di cui circa il 40% (oltre 16 mila) solo al Sud. Tre regioni da sole: Campania, Sicilia e Puglia, da sole, registrano quasi i 3/4 delle chiusure di tutte le imprese del Mezzogiorno.
Nonostante questo dato, sempre secondo un'indagine Confcommercio- Format, a cui va aggiunto il fatto che più dell'80% delle imprese del Mezzogiorno ha subito i contraccolpi dalla crisi, oltre la metà (54%) continua a nutrire fiducia nella propria capacità di superare le attuali difficoltà. Le principali conseguenze negative dell'attuale fase economica sulle imprese del Sud sono state il calo delle vendite, avvertito da quasi i 3/4 delle imprese e il conseguente calo dei ricavi, l'aumento dei prezzi praticato dai fornitori (38,5%) e l’aumento dei ritardi dei pagamenti.
Con la crisi l'81,7% delle imprese ha rinunciato a forme di innovazione e una quota analoga si comporterà allo stesso modo anche nel prossimo biennio.
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