Il problema delle differenze retributive di genere è piuttosto diffuso e riguarda diversi paesi dell'Unione Europea, tanto che secondo il Parlamento Europeo le donne in media guadagnano tra il 14 e il 17,4% in meno degli uomini.
Tra i Paese industrializzati dove questa vigliacca condizione si fa sentire maggiormente c'è l'Italia, che oltre ad avere un sistema lavorativo che di per sé tende ad emarginare l'occupazione femminile (più delle metà delle donne non lavora) presenta anche forti variazioni nelle retribuzioni di genere. Secondo l'Ultimo rapporto annuale Istat, infatti, in Italia le donne percepiscono uno stipendio medio di 1131 euro, contro i 1407 euro degli uomini, pari cioè al 19,6% in meno dei colleghi maschi.
Sul tema è intervenuto anche il Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) che, durante il convegno della II Commissione Politiche del Lavoro e Sistemi Produttivi del Cnel, ha presentato una ricerca secondo la quale la retribuzione tra uomini e donne in Italia si attesta tra il 10 e il 18%, ed è dovuta interamente a fenomeni di discriminazione.
L'indagine, che ha coinvolto 10 mila lavoratori e lavoratrici italiane, ha messo in luce un differenziale retributivo di genere, misurato sul salario orario dei soli lavoratori dipendenti pari in media a 7,2 punti. Il gap retributivo risente, secondo il Cnel, del livello di istruzione, raggiungendo quasi il 20% tra le donne meno scolarizzate, mentre si mantiene superiore al 15% per chi è in possesso della sola licenza media. La differenza salariale colpisce particolarmente le donne giovani, con l'8,3% di penalizzazione rispetto ai coetanei maschi e le lavoratrici adulte (12,1%), mentre è più leggera nella fascia di età compresa tra i 30 e i 39 anni (3,2%).
Decisamente rilevate è poi la penalizzazione retributiva delle donne impiegate in professioni non qualificate, a livello settoriale le discriminazioni maggiori a livello retributivo si registrano nel settore dei servizi finanziari e dei servizi alle imprese, dove la differenza di genere nelle retribuzione medie orarie raggiunge rispettivamente, il 22,4% e il 26,1%. Valori decisamente alti si registrano anche nella Sanità (21,6%) e nella Manifattura (18,4%).
Ma perchè si registrano, ancora nel 2011 questi fenomeni di discriminazione?
Secondo il Cnel, il gender pay gap (differenza nel pagamento di genere) è influenzato da diversi fattori spesso correlati, tra cui in primis i fattori culturali e gli stereotipi di genere che favoriscono: “la segregazione orizzontale e verticale e divaricano il gap di partecipazione al mercato del lavoro tra uomini e donne”. Inoltre l'Italia si segnala per una cronica mancanza di politiche di conciliazione lavoro-famiglia, che costringe le donne a scegliere tra lavoro e carriera, impedendone la continuità lavorativa e le opportunità di carriera.
Ed è proprio su questo ultimo punto, nelle difficoltà nel fare carriera, che una recente indagine dell'Osservatorio sul Diversity Management d SDA Bocconi School ha indicato l'elemento cardine delle differenze retributive in Italia.
Qualunque sia la causa resta il fatto che queste discriminazioni rimangono inaccettabili, soprattutto considerando che le donne possiedono requisiti di formazione e di esperienza spesso superiori a quelli degli uomini.
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CREDIT
Kheel Center, Cornell University
by flickr
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