L’Istat ha diramato i dati relativi alla disoccupazione giovanile rilevati nel corso dello scorso anno. Non ci sono buone notizie: il tasso di disoccupazione tra i giovani è salito al 31%. Sfondata quindi la soglia del 30%, definita da molti come una soglia psicologica. Tutto ciò si è concretizzato con la sparizione di circa 80 mila posti di lavoro negli ultimi nove mesi dell'anno.
Il problema dei giovani senza lavoro sta assumendo i contorni dell’emergenza sociale, acuita da altri ‘handicap’ quali la scarsa retribuzione e la precarietà.
Quel che preoccupa, tra le altre cose, è il rapporto tra le statistiche italiane e le statistiche straniere. In tutto l’Occidente industrializzato, solo la Spagna soffre di una situazione peggiore della nostra. Nel paese iberico il 45% dei giovani è senza lavoro. Sono numeri che, nonostante le differenze di atteggiamento nei confronti del lavoro tra giovani italiani e giovani stranieri, rispecchiano un malessere diffuso.
Da sottolineare è anche un particolare che è già ben evidente a occhio nudo. La differenza tra disoccupazione giovanile e disoccupazione totale si avvicina ai 22 punti percentuali. Ciò identifica i giovani come una delle fasce più deboli della società. Debolezza condivisa da un'altra categoria, quella delle donne in particolare. Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è del 9,6%, con punte del 15,4% nel Mezzogiono.
Secondo il presidente dell’Istat Enrico Giovannini bisogna ripartire proprio da giovani e donne. Ecco cosa ha dichiarato all’audizione alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati dedicata alla presentazione dei dati: “E’ necessario, quindi, affrontare le criticità del rapporto delle donne con il mercato del lavoro. Esiste una difficoltà delle donne a permanere sul lavoro in concomitanza con una gravidanza. Le "dimissioni in bianco" hanno riguardato 800 mila donne nel corso della loro vita”.
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