Domenica, 8 Dicembre 2019

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Disoccupazione Giovanile Al 31%, Ma Non Tutto è da Buttare


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L’Istat ha diramato i dati relativi alla disoccupazione giovanile rilevati nel corso dello scorso anno. Non ci sono buone notizie: il tasso di disoccupazione tra i giovani è salito al 31%. Sfondata quindi la soglia del 30%, definita da molti come una soglia psicologica. Tutto ciò si è concretizzato con la sparizione di circa 80 mila posti di lavoro negli ultimi nove mesi dell'anno.
Il problema dei giovani senza lavoro sta assumendo i contorni dell’emergenza sociale, acuita da altri ‘handicap’ quali la scarsa retribuzione e la precarietà.
Quel che preoccupa, tra le altre cose, è il rapporto tra le statistiche italiane e le statistiche straniere. In tutto l’Occidente industrializzato, solo la Spagna soffre di una situazione peggiore della nostra. Nel paese iberico il 45% dei giovani è senza lavoro. Sono numeri che, nonostante le differenze di atteggiamento nei confronti del lavoro tra giovani italiani e giovani stranieri, rispecchiano un malessere diffuso.

Da sottolineare è anche un particolare che è già ben evidente a occhio nudo. La differenza tra disoccupazione giovanile e disoccupazione totale si avvicina ai 22 punti percentuali. Ciò identifica i giovani come una delle fasce più deboli della società. Debolezza condivisa da un'altra categoria, quella delle donne in particolare. Il tasso di disoccupazione femminile in Italia è del 9,6%, con punte del 15,4% nel Mezzogiono.
Secondo il presidente dell’Istat Enrico Giovannini bisogna ripartire proprio da giovani e donne. Ecco cosa ha dichiarato all’audizione alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati dedicata alla presentazione dei dati: “E’ necessario, quindi, affrontare le criticità del rapporto delle donne con il mercato del lavoro. Esiste una difficoltà delle donne a permanere sul lavoro in concomitanza con una gravidanza. Le "dimissioni in bianco" hanno riguardato 800 mila donne nel corso della loro vita”.

Tuttavia, i dati dell’Istat non riservano solo brutte notizie. La percentuale del 31% rappresenta i giovani dai 15 ai 24 anni. Se invece si guarda alla fascia dai 18 ai 29 si può trovare qualche motivo di cauto ottimismo. Lì il tasso di disoccupazione è addirittura sceso dal 20 al 18%, confermando il trend positivo seguente al crollo verificatosi nel biennio 2009-2010.
Il peggioramento della situazione per quanto riguarda l’occupazione è condivisa con gli altri paesi europei. In particolare, nel novero degli Stati alle prese con le maggiori criticità su questo fronte, si è aggiunto il Regno Unito. Gli inglesi sono rimasti scossi dai dati sulla disoccupazione, peggiori del previsto. L’8,4% dei sudditi della regina Elisabetta sono a spasso. E’ un dato storico: dal 1995 non si vedeva un tasso di disoccupazione di questo livello. In Italia, almeno, la Cassa Integrazione funzione un po’ meglio rispetto che altrove, e dunque gli ammortizzatori sociali garantiscono una copertura quasi decente a chi perde il lavoro. Nel Regno Unito la situazione non è così ‘rosea’, quindi i disoccupati di lungo periodo e i neo-disoccupati stanno cercando di accaparrarsi i sussidi messi a disposizione del governo. Circa 1,6 milioni di inglesi hanno chiesto i sussidi nel 2011 (il 6,7% in più rispetto all’anno precedente).
 
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