Secondo un'indagine del Miur (Ministero
dellIstruzione, dellUniversità e della Ricerca), negli ultimi
5 anni il numero di laureati che ha partecipato agli esami
di Stato per l'abilitazione professionale si è ridotto di oltre
un quinto (-20,4%).
Un dato sicuramente da non
sottovalutare, che ha portato il governo, nello specifico il Ministro
dell'Economia, alla definizione di un'ipotesi di riforma del settore
decisamente epocale. Si tratterebbe in estrema sintesi di eliminare
le restrizioni all'accesso e all'esercizio della professione,
annullando l'obbligo del superamento dell'esame di Stato per
l'iscrizione all'ordine e quindi per l'esercizio dell'attività
professionale. La misura inizialmente prevista nella
manovra
finanziaria è stata
stralciata per non creare la levata di scudi degli ordini
professionali, in un momento politico economico piuttosto complesso
per l'esecutivo. Ma come spesso capita nella politica un
provvedimento che esce dalla porta può spesso rientrare dalla
finestra, così la liberalizzazione delle professioni potrebbe
rientrare presto sotto forma di proposta di legge delega. Vediamo in
concreto come cambierebbe la vita di studenti, praticanti, ordini
professionali e professionisti già affermati.
In primo luogo va detto che nella bozza
di legge delega circolata non viene prevista l'abolizione
dell'esame di stato per tutte le categorie di professionisti, ma
solamente per avvocati e commercialisti. Tuttavia un'apertura anche
minima in un settore decisamente chiuso quale quello della libera
professione, potrebbe ben presto portare ad un liberalizzazione più
ampia di tutte (o quasi) le categorie di professionisti, obbligati al
superamento dell'esame di Stato, previo tirocinio/praticantato.
Per
diventare commercialisti o avvocati, occorrerà solamente aver
superato un periodo di tirocinio nella misura di tre anni per i
primi e di due per i secondi. Ma le novità non finiscono qui.
Infatti, per avvocati e commercialisti verrebbero a cadere le
incompatibilità attualmente previste, per lo svolgimento di attività
commerciali, o della professione di giornalista professionista.
Argomento tariffe minime: verrebbe
introdotto il divieto di tariffe fisse o minime e la possibilità,
per gli ordini di verificare la corrispondenza di un compenso
richiesto al decoro professionale e all'importanza dell'opera.
Orientamento quest'ultimo già suggerito anche dall'Autorità
Antitrust.
Inoltre verrebbero a cadere i limiti
attualmente previsti in termini di pubblicità. In sostanza gli
Ordini non potranno vietare la pubblicità agli iscritti per ragioni
di dignità e decoro ex ante, ma potranno segnalare eventuali
anomalie od abusi, riferiti a casi concreti, ex post.
La deregulation del settore prevede
anche la possibilità per i professionisti di costituire società
professionali di capitali, un elemento che avvicinerebbe la
professione ai modelli anglosassoni, garantendo così di competere
anche in termini più internazionali. Insomma un liberalizzazione in grande
stile come non se ne vedono spesso in Italia e che, come è ovvio ha
fatto levare le proteste degli ordini interessati, sempre pronte per
ruolo a difendere gli interessi acquisti piuttosto che lasciare più
spazio al mercato e alle sue regole.
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
| < Prec. | Succ. > |
|---|





