Lunedi, 17 Febbraio 2020

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Esame di Stato per Avvocati e Commercialisti: Presto Non Più Obbligatorio per l'Abilitazione


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Secondo un'indagine del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), negli ultimi 5 anni il numero di laureati che ha partecipato agli esami di Stato per l'abilitazione professionale si è ridotto di oltre un quinto (-20,4%).
Un dato sicuramente da non sottovalutare, che ha portato il governo, nello specifico il Ministro dell'Economia, alla definizione di un'ipotesi di riforma del settore decisamente epocale. Si tratterebbe in estrema sintesi di eliminare le restrizioni all'accesso e all'esercizio della professione, annullando l'obbligo del superamento dell'esame di Stato per l'iscrizione all'ordine e quindi per l'esercizio dell'attività professionale. La misura inizialmente prevista nella
manovra finanziaria è stata stralciata per non creare la levata di scudi degli ordini professionali, in un momento politico economico piuttosto complesso per l'esecutivo. Ma come spesso capita nella politica un provvedimento che esce dalla porta può spesso rientrare dalla finestra, così la liberalizzazione delle professioni potrebbe rientrare presto sotto forma di proposta di legge delega. Vediamo in concreto come cambierebbe la vita di studenti, praticanti, ordini professionali e professionisti già affermati.
In primo luogo va detto che nella bozza di legge delega circolata non viene prevista l'abolizione dell'esame di stato per tutte le categorie di professionisti, ma solamente per avvocati e commercialisti. Tuttavia un'apertura anche minima in un settore decisamente chiuso quale quello della libera professione, potrebbe ben presto portare ad un liberalizzazione più ampia di tutte (o quasi) le categorie di professionisti, obbligati al superamento dell'esame di Stato, previo tirocinio/praticantato.
Per diventare commercialisti o avvocati, occorrerà “solamente” aver superato un periodo di tirocinio nella misura di tre anni per i primi e di due per i secondi. Ma le novità non finiscono qui. Infatti, per avvocati e commercialisti verrebbero a cadere le incompatibilità attualmente previste, per lo svolgimento di attività commerciali, o della professione di giornalista professionista.
Argomento tariffe minime: verrebbe introdotto il divieto di tariffe fisse o minime e la possibilità, per gli ordini di verificare la corrispondenza di un compenso richiesto al decoro professionale e all'importanza dell'opera. Orientamento quest'ultimo già suggerito anche dall'Autorità Antitrust.
Inoltre verrebbero a cadere i limiti attualmente previsti in termini di pubblicità. In sostanza gli Ordini non potranno vietare la pubblicità agli iscritti per ragioni di dignità e decoro ex ante, ma potranno segnalare eventuali anomalie od abusi, riferiti a casi concreti, ex post.
La deregulation del settore prevede anche la possibilità per i professionisti di costituire società professionali di capitali, un elemento che avvicinerebbe la professione ai modelli anglosassoni, garantendo così di competere anche in termini più internazionali. Insomma un liberalizzazione in grande stile come non se ne vedono spesso in Italia e che, come è ovvio ha fatto levare le proteste degli ordini interessati, sempre pronte per ruolo a difendere gli interessi acquisti piuttosto che lasciare più spazio al mercato e alle sue regole.


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Per il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti, tali misure, se realmente previste sono : “ assurde”. “pensare di concepire una semplificazione all'accesso per le sole due professioni già oggi più numerose (dopo i medici) - ha proseguito Siciliotti- non ha senso. Se passasse mai una misura del genere – ha affermato – ci tuteleremmo in tutte le sedi, a partire dalla Consulta, dato che l'esame di Stato è previsto dall'articolo 13 della Costituzione.” Un'osservazione che si può condividere, visto che non è chiaro il perchè la liberalizzazione tocchi solo commercialisti ed avvocati e non altre tipologie di professioni come ad esempio quella dei notai. Va detto in proposito che però le motivazioni alla base della proposta di legge delega non sono state fornite né dal Ministero, né dal Consiglio dei Ministri, per cui attualmente si sta ragionando per ipotesi.
Secondo il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, qualora venissero introdotte queste riforme: “non solo si vanificherebbero anni di attività per migliorare la formazione e la qualità professionale degli avvocati, ma si rivoluzionerebbe dalle fondamenta un sistema che già ora è gravemente carente. Non "troppi avvocati" ma "tutti avvocati".

 

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