Lunedi, 9 Dicembre 2019

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Fallimenti Aziendali: in Crescita Dell'8,7% le Procedure di Insolvenza


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Nei giorni scorsi abbiamo presentato i dati dell'indagine Unioncamere secondo cui le imprese sono ritornate sui volumi del 2007, ma il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni si riduce. Oggi torniamo sul tema per presentare l'altra faccia della medaglia dell'imprenditoria italiana, che seppur dimostra una grande dinamicità anche in un momento di crisi, vede perdersi per strada anche molte imprese già avviate. Oltre a quelle che chiudono l'attività si registra un numero sempre elevato di imprese che invece sono costrette a portare i libri in tribunale. Secondo Crisis D&B, società del gruppo Crif, nei primi 9 mesi dell'anno si sono registrati 8.566 imprese fallite, perchè impossibilitate nel proseguire l'attività pagando personale e dipendenti.  

Un dato che risulta in crescita dell'8,7% rispetto allo stesso periodo del 2010, anno che secondo il Cerved Group risultava essere quello record per procedure d'insolvenza con in media 30 fallimenti al giorno. Il dato relativo ai primi 9 mesi del 2011 risulta in crescita di oltre un terzo (il 35,5%) rispetto a quanto fatto registrare nel 2009.  

La maggior parte delle procedure concorsuali di fallimento si è registrata in Lombardia, che paga il fatto di essere tra le regioni più imprenditoriali d'Europa, nel bene e nel male con 1872 procedure. Segue il Lazio con 848 procedure concorsuali, il Veneto con 812, la Campania con 762, l' Emilia Romagna (697), il Piemonte (635), la Toscana (632) e la Sicilia (455).
A livello settoriale, i comparti più colpiti sono stati quelli dell'Edilizia con 1003 imprese di costruzioni di edifici che hanno dichiarato fallimento nel 2011 e il Commercio. Riguardo a quest'ultimo si sono registrati 668 fallimenti per le imprese di commercio all'ingrosso di beni durevoli, 534 per quelle che offrivano servizi commerciali e 496 per quelle attive nel commercio all'ingrosso di beni non durevoli. Seguono per numero di fallimenti il settore immobiliare con 355 procedure avviate, l'industria manufatti in metalli con 347, i trasporti e i servizi merci su gomma (339),e il settore dei ristoranti e bar (323). 
Per quanto riguarda le cause di questa situazione, secondo quanto riportano le Agenzie di Stampa, l'Amministratore Delegato di CRIBIS D&B Marco Preti, ha sottolineato che per prevenire situazioni fallimentari le Pmi devono adottare: “ efficaci politiche e procedure di Risk Management, che attraverso strumenti adeguati consentano di conoscere in maniera approfondita i partner commerciali, sia italiani sia esteri, con i quali instaurano rapporti commerciali”. Questo per poter :”cogliere i cambiamenti e le criticità prima che si traducano in bilanci non positivi o, peggio, in procedure in corso”.
Il problema secondo noi risiede anche nel sistema dei ritardi nei pagamenti che ha ormai assunto delle caratteristiche inaccettabili per le PMI che si ritrovano a ricevere pagamenti sia dal settore pubblico che da quello privato con ritardi biblici, mettendo a rischio il proprio equilibrio finanziario.
 
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