Abbiamo visto che nonostante le difficoltà e il rapporto Doing Business ci ponga all'87° posto tra i Paesi in cui fare impresa, l'Italia ha una grande passione verso l'imprenditorialità, tanto che siamo quarti in Europa per numero di imprese rispetto alla popolazione. D'altra parte la crisi si fa sentire tanto che dal 2008 le società in fallimento sono aumentate del 61% e ciò ha inciso anche sulle aspirazioni lavorative dei giovani che non mettono più l'imprenditore o il lavoro autonomo in cima alla lista, ma optano per un forse più tranquillo lavoro da impiegato.
Ma chi invece insegue ancora la strada dell'attività di impresa cosa si aspetta da questa avventura?
Secondo l'indagine “ Nuove imprese: voglio (o devo) fare l’imprenditore” della Camera di Commercio di Monza i nuovi imprenditori, giovani e meno giovani, si accontenterebbero di guadagnare 1500 euro al mese.
La possibilità di guadagnare di più non rientra tra le principali motivazioni che spingono ad aprire un'impresa, se non per il 3% del campione, tanto che circa la metà dichiara di volere guadagnare al mese dai 1200 ai 2 mila euro, mentre il 7% si accontenterebbe anche di uno stipendio al di sotto dei 1200 euro mese. Solo uno su dieci ha invece come obiettivo quello di superare la soglia dei 3 mila euro al mese.
La scelta di diventare imprenditori in un periodo di crisi come quello attuale è data da due ragioni principali, una è data dalle condizioni imposte proprio dalla crisi al mercato del lavoro (segnalata dal 39% del campione) e l'altra dal puro spirito imprenditoriale (38%).
Chi si accinge ad aprire una nuova attività, sebbene consideri la propria vita peggiorata a causa della crisi in sette casi su dieci, risulta piuttosto positivo e per nulla scoraggiato verso l'impresa che sta per (o che vuole) intraprendere. Quasi la metà del campione (il 45%) vede come ostacolo principale tra sé e il proprio progetto di attività imprenditoriale la mancanza di capitale per poter finanziare l'impresa, ed infatti costoro sottolineano che lo faranno solo se troveranno i fondi necessari. Un terzo degli intervistati sottolinea che sia un forte ostacola la poca esperienza e spera perciò di trovare (oltre ai fondi) anche assistenza adeguata.
Nonostante tutte le difficoltà, il 27% rimane comunque fiducioso dell'idea di poter diventare, prima o poi, imprenditore. E chissà che per i più giovani la nuova Società Semplificata a Responsabilità Limitata, prevista dal decreto legge sulle liberalizzazioni, non costituisca un incentivo verso l'attività di spesa visto che taglia i costi di start up relativi a notaio, capitale sociale, imposte di bollo e di segreteria.
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