Venerdi, 23 Agosto 2019

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Il Lavoro da Impiegato Torna in Cima Alle Aspirazioni Lavorative Dei Giovani


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La mancata ripresa dell'occupazione, unita alle difficoltà di una vita post crisi che poi tanto post non sembra, sta agendo anche sulle prospettive lavorative e sui sogni degli italiani. Solo dieci anni fa infatti, secondo Adecco, una delle più grandi agenzie per il lavoro in Italia, il sogno lavorativo degli italiani era quello di mettersi in proprio e di poter gestire personalmente la propria vita lavorativa. Allora la scelta di fare l'impiegato non era di certo ai primi posti, anzi si trovava in coda, appena davanti a quella del netturbino e dell'operaio. Ma da allora sembra essere passata un'eternità, tanto che ad oggi la stessa ricerca condotta da Adecco, mostra al primo posto, tra le aspettativa degli italiani, proprio il tanto bistrattato lavoro da impiegato. La ricerca è stata condotta su un campione di 6500 persone di età compresa tra i 26 e i 50 anni, di cui quasi la metà (il 49%) nella fascia tra i 26 e i 35.
Ma cosa è successo in questo periodo? Parecchio.
La voglia di fare impresa si è scontrata con una realtà ancora più dura che in passato, alla quale oltre alle difficoltà burocratiche tipiche e ai costi di gestione si è aggiunta anche una forte contrazione del lavoro. In ogni caso il numero di imprese registrate dalle Camere di Commercio è in aumento, sia perchè in molte zone d'Italia (il Mezzogiorno su tutte) se il lavoro non c'è bisogna quantomeno provare ad inventarselo, sia perchè in determinati settori viene richiesta la partita Iva per lavorare. Senza dimenticare il
forte aumento dell'imprenditoria straniera. Il dato tragico che rimane è comunque, secondo l'Istat, che a a tre anni dalla Nascita sopravvive solamente il 56,5% delle imprese.
Quando si parla di giovani la situazione è ancora più drammatica, visto che il tasso di disoccupazione giovanile nazionale sfiora il 30% e in alcuni territori del mezzogiorno arriva a quasi il 60%. Per cui, per costoro la voglia di un posto fisso, che li salvi dalla disoccupazione o quando va bene dalla precarietà, è in cima ai propri sogni. Solo con una sicurezza del genere vi è, infatti, la possibilità di poter programmare la propria vita.
Vi è poi anche un altro aspetto fondamentale, ovvero quello del titolo di studio.


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Mentre, infatti, un decennio fa un titolo come la laurea o il master poteva aprire nuovi orizzonti lavorativi, ora assomiglia sempre di più in un pezzo di carta senza "quasi" valore. Ovviamente non sempre è così, tuttavia questa percezione si sta facendo sempre più largo tra i giovani, come dimostra anche il calo delle immatricolazioni universitarie. Vi è soprattutto l'idea che l'investimento necessario in termini di tempo e di denaro per conseguire un'istruzione superiore non sia poi giustificato dalle prospettive di carriera offerte dal sistema lavorativo italiano.
E allora eccoci tutti qui in fila alla ricerca di un lavoro da impiegato, un po' come accadeva tanti anni fa, nella speranza di avere un punto fisso su cui programmare la vita. Il problema, quantomeno per i giovani di oggi, è che mentre 30-40 anni fa il lavoro da impiegato garantiva una retribuzione economica in linea con il costo della vita, oggi un giovane under 30 impiegato al primo impiego si deve accontentare in media 912 euro.

 

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