Venerdi, 24 Gennaio 2020

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Imprenditori Stranieri: Più di Uno su Cinque Preferisce Assumere Personale Italiano


imprenditori stranieri, imprese

L'imprenditoria straniera sta diventando sempre più rilevante nel nostro Paese, tanto che secondo un'indagine della Camera di Commercio di Milano senza imprenditori stranieri nell'ultimo decennio ci sarebbe stato il 62% di imprese in meno. Sul tema dell'integrazione dell'imprenditore straniero nel nostro Paese è intervenuto anche il Cnel, nell'indagine : “ Il profilo nazionale degli immigrati imprenditori in Italia”, dove sono emersi dati particolarmente interessanti riguardo gli stranieri che hanno deciso di perseguire la via dell'attività imprenditoriale nel nostro Paese.
Pur essendo più diffusi al Nord, gli imprenditori stranieri sono presenti anche in altre aree del territorio e mantengono con le piccole imprese italiane buoni rapporti di collaborazione e integrazione.

 Inoltre si dimostrano molto motivati, è forte in loro l'idea di riscatto sociale e a differenza di quanto si possa pensare, sono propensi ad assumere personale e collaboratori italiani. L'imprenditore straniero tipo ha 40 anni, una famiglia più numerosa rispetto al collega italiano, del resto i tassi di fecondità delle donne straniere sono superiori a quelli delle donne italiane, e una discreta formazione scolastica (più di 12 anni di studio nel Paese d'origine). Vive nel nostro Paese da 18 anni ed è venuto qui per rifarsi una vita a causa del peggiori condizioni economiche del Paese d'origine.

La motivazione alla base della scelta di avviare un'impresa deriva dalla volontà di essere autonomo, di guadagnare di più e di far valere le proprie capacità (il riscatto di cui parlavamo prima) e di solito scaturisce in seguito ad una lunga esperienza come lavoratore dipendente in Italia.
Nella maggior parte dei casi analizzati dal Cnel (un campione di 200 imprese) l'imprenditore straniero impiega circa 5 addetti, prevalentemente italiani. Come già abbiamo avuto modo di vedere gli imprenditori stranieri preferiscono l'autofinanziamento al credito bancario, o la richiesta di prestiti presso amici o la propria comunità, infatti secondo la Fondazione Leone Moressa, Solo Uno su Cinque si Rivolge Alle Banche per Richiedere Finanziamenti. Una scelta che sebbene limitante ha anche una ragionevolezza economica visto che secondo la Banca d'Italia, nel nostro Paese le banche applicano tassi di interessi maggiorati agli imprenditori immigrati, rispetto agli italiani.
Per quanto riguarda il rapporto con gli italiani, gli imprenditori stranieri si dimostrano molto rispettosi, sia per quanto riguarda i dipendenti che clienti, fornitori o studenti. Sul fronte dell'occupazione più di un imprenditore straniero su cinque (il 22,2%) è propenso ad assumere personale italiano.
Il successo degli imprenditori immigrati nel nostro Paese deriva sostanzialmente da alcuni fattori economico sociali tipici del nostro tessuto imprenditoriale. Tra questi si evidenzia la forte frammentazione del tessuto produttivo e dall'altra parte il mancato ricambio generazionale nella gestione dell'impresa italiana, dovuta alla scarsa motivazione dei figli degli imprenditori italiani a proseguire l'attività paterna, causa modesti guadagni, tempi di lavoro lunghi (o magari anche diverse aspettative). In questo quadro ha prevalso invece la grande voglia di lavorare degli immigrati, disponibili anche a turni più lunghi e a minori pretese economiche.
Sul fronte dei problemi il Cnel evidenzia che le imprese guidate da stranieri, come quelle guidate da italiani soffrono di fronte alla crisi a causa delle ridotte dimensioni aziendali. La necessità per entrambi è quella di crescere, magari tramite strumenti come le reti di impresa, al fine di evitare che la competizione diventi sui margini e quindi una guerra insostenibile al ribasso dei prezzi.

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