Lunedi, 18 Novembre 2019

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Imprenditori Stranieri: Solo Uno su Cinque si Rivolge Alle Banche per Richiedere Finanziamenti


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Nei giorni scorsi abbiamo visto, grazie al rapporto "L'imprenditoria straniera in Italia in cifre" realizzato da Centro Studi Cna, il numero, la provenienza geografica e il settore produttivo degli imprenditori stranieri nel nostro Paese.
Nei dati riportati il Cna ha sottolineato che negli ultimi cinque anni il numero di titolari di impresa stranieri è quasi raddoppiato e anche negli ultimi due anni di crisi gli imprenditori stranieri sono aumentati del 9,8%. Ma ciò significa che gli imprenditori stranieri risentono meno della crisi rispetto agli italiani? Non proprio, visto che, secondo un'indagine della Fondazione Leone MoressaFondazione Leone Moressa , i limiti del fare impresa in Italia sono ancora più sentiti dagli imprenditori stranieri.
Quasi otto imprenditori stranieri su dieci si dichiara abbastanza (47,8%) o molto (29,3%) colpito dalla crisi, contro il 6,2% che sostiene di non averne risentito e il 16,8% di averne risentito poco.
Tra i maggiori problemi del fare impresa in Italia gli imprenditori stranieri segnalano l'eccessiva burocrazia (27,8%), seguito a ruota dal ritardo nei pagamenti   (27,4%) e dai problemi di accesso al credito (12,8%).
Tra i campi di intervento auspicati per facilitare l’inserimento degli imprenditori stranieri nel sistema economico italiano, l'indagine ha evidenziato: la riduzione delle tasse (segnalata dal 39,1% del campione), la riduzione della burocrazia (36,4%) e maggiori agevolazioni e sostegno agli investimenti (10,6%).
Meno prioritari ma ugualmente segnalati come elementi che possono agevolare l'imprenditoria straniera in questo momento di crisi sono stati: il miglioramento nell’accesso al credito (5,2%), la collaborazione tra imprese (4,4%) e il sostegno diretto degli enti pubblici (4,3%).
In ogni caso l'indagine mette in luce che la stragrande maggioranza degli imprenditori stranieri attivi in Italia, nonostante la crisi, vuole continuare ad investire nella propria attività (85,4% del campione), mentre il 9,9% vorrebbe abbandonare l'attività d'impresa e diventare dipendente. C'è poi l'1,5% di imprenditori stranieri intervistati che vorrebbe avviare una nuova attività in un altro settore ed il 3,2% che invece vorrebbe tornare nel proprio Paese d'origine.
Per quanto riguarda il tema dell'accesso al credito, più di tre quarti degli imprenditori stranieri intervistati (il 75,6%) fa ricorso all'autofinanziamento per mandare avanti la propria attività. Poco più di uno su cinque invece rivolge agli istituti di credito per ricevere un finanziamento, necessario soprattutto per la fase di start up dell'impresa (46,3% del campione), per l’acquisto di macchinari (24%), per quello di immobili (11,6%) o di mezzi di trasporto (10,7%).


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Vi è poi una componente residuale di imprenditori (7,4%) del campione che chiede finanziamenti alle banche per la gestione della propria attività. Tolti l'autofinanziamento e il ricorso al credito bancario, rimane una quota del 2,9% di imprenditori stranieri che richiede prestiti ad amici o alla propria comunità per mandare avanti l'attività di impresa, ed uno 0,9% che fa ricorso a fondi pubblici.
In generale più di 6 imprenditori stranieri su 10 (il 60,9%) non hanno mai fatto richiesta di un prestito alla banca, sebbene chi le ha fatte (il 39,1%) ha visto accogliere la propria richiesta nel 92,3% dei casi. Tra le garanzie richieste dalle banche per concedere un presto gli imprenditori stranieri hanno segnalato come primo elemento il reddito di impresa (61,1%), seguito dalla proprietà dell’azienda (19,4%) e dalla proprietà degli immobili (11,4%).
L'indagine segnala che per il 78,1% degli imprenditori stranieri intervistati, non esistono grosse differenze di trattamento tra gli imprenditori stranieri e quelli italiani da parte degli istituti bancari, mentre il 20,7% ritiene invece che sussistano condizioni economiche di finanziamento più favorevoli per gli italiani. In proposito ricordiamo che anche secondo la Banca d'Italia esistono delle anomalie nell'accesso al credito, in quanto le banche applicano tassi di interessi maggiorati agli imprenditori immigrati, rispetto agli italiani.

 

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