Venerdi, 13 Dicembre 2019

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IN ITALIA IL LAVORO IRREGOLARE È PARI ALL'11,9% DEL TOTALE, GRAVE LA SITUAZIONE NEL MEZZOGIORNO


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In Italia il Lavoro Irregolare è Pari all'11,9% del Totale, Grave la Situazione nel Mezzogiorno | Evasione Fiscale | Economia Sommersa |

L'Ufficio Studi di Confartigianato ha presentato un rapporto in cui traccia le modalità e le direttrici geografiche delle attività abusive e del lavoro irregolare. Secondo l'indagine i lavorati irregolari sono quai 640mila (639900), mentre il valore aggiunto prodotto dalle attività abusive è pari nel 2008, al 16,9% del Pil, in crescita rispetto al 16,6% del Pil. Ricordiamo che secondo le stime dell'Istat nel 2008, il peso dell'Economia Sommersa è pari ad un valore compreso tra tra il 16,3% e il 17,5% . Per l'Istituto di statistica tuttavia il numero dei lavoratori irregolari è maggiore rispetto a quanto rilevato da Confartigianato e pari, nel 2008 a circa 2 milioni e 958 mila unità, 11,9% del totale.
Le attività abusive fa sapere Confartigianato oltre a minacciare artigiani e piccole imprese, producono seri danni alle casse dello Stato. Tra il 2008 e il 2009, infatti, l'Iva dovuta e non versata è aumentata del 24,4%. Secondo le indagini della Guardia di Finanza, nel 2009 i soggetti che svolgono attività economiche aperte al pubblico ma non hanno mai presentato le dichiarazioni dei redditi, a sono saliti a 7.513 (rispetto ai 7.135 del 2008).



ANALISI TERRITORIALE
Tornando all'indagine, Confartigianato sottolinea come il fenomeno del lavoro sommerso sia maggiormente presente nel Mezzogiorno, dove l'incidenza è pari al 18,3%, rispetto ad una media nazionale dell'11,8% e contro il 9,3% del Centro Nord. Il Nord est rappresenta l'area del Paese dove le imprese subiscono la minor concorrenza sleale del sommerso.
A livello regionale, la Calabria risulta la regione con il maggior tasso di abusivismo con il 27,3% delle unità di lavoro non regolari, seguita da Sicilia, Puglia, Campania e Molise. Dall'altra parte l'Emilia Romagna risulta la regione più virtuosa con un tasso di irregolarità del lavoro pari all'8,1%, seguita da Trentino, Lombardia, Lazio e Toscana.
Tra le provincie maggiormente coinvolte dal fenomeno delle attività sommerse, Confartigianato segnala in prima posizione Crotone, seguita da Vibo Valentia, Cosenza, Enna, Brindisi, Caltanissetta, Reggio Calabria, Trapani, Nuoro e Catanzaro. Mentre le provincie meno interessate sono localizzate al Nord e al Centro, con capofila Bolzano, seguita da Reggio Emilia, Parma, Prato, Milano, Firenze, Mantova, Rimini, Roma e Ferrara. Per stilare queste classifiche, Confartigianato ha ordinato ciascuna provincia secondo tre parametri: intensità dell'evasione fiscale, tasso di attività over 55 e lavoro irregolare.


IL TASSO DI ATTIVITÀ DELLA POPOLAZIONE
Il tasso di attività della popolazione è uno degli indicatori presi a riferimento nell'indagine, in quanto il primo segnale di minaccia di concorrenza sleale del sommerso. La minaccia   proviene, secondo Confartigianato, dal forte incremento degli adulti né in età scolare e né in età pensionabile, che escono dal mercato del lavoro
da marzo 2008 a marzo 2010, secondo l'indagine escono dalla forza lavoro 338mila adulti, 178mila uomini e 160mila donne. La maggioranza di queste unità risiedono nel Mezzogiorno (230mila soggetti) di cui 143.000 maschi e 87.000 femmine.
I soggetti inattivi crescono soprattutto nel Mezzogiorno, dove il tasso di attività della popolazione diminuisce di 2,5 punti. La Campania è la regione con il tasso di attività più basso degli adulti in età non scolare e non pensionabile, pari al 57,5% ed equivalente a 277mila maschi e 792mila donne inattive. Al secondo posto troviamo la Calabria, con un tasso del 60,2% e 97mila maschi e 244mila donne inattive, seguita dalla Sicilia con il 62,7%, equivalente a 185.000 maschi e 605.000 donne inattive.


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Come possiamo osservare la maggior parte delle unità non attive sono donne, aspetto che conferma i dati Ocse per cui in Italia più di una donna su due non lavora. Va anche detto che la bassa occupazione femminile nel Mezzogiorno può essere ricondotta, oltre che alle difficoltà lavorative generiche (rapporto Svimez) presenti sul territorio, anche al modo “tradizionale” di intendere la famiglia. Senza dimenticare che al Sud i servizi di conciliazione scuola lavoro, così come gli asili nido sono scarsamente diffusi e in regioni come Campania e la Calabria, i bambini iscritti agli asili nido sono pari all'1,7% e al 2,3% del totale dei bambini residenti (dati più bassi d'Italia).
Tornando al tasso di attività della popolazioni, Confartigianato sottolinea come la regione con la percentuale più elevata sia l'Emilia Romagna (87,9%), seguita dal Trentino (87,4%), dalla Valle d'Aosta (l'86,5%) e dal Piemonte con l'86,2%.
Il fenomeno della riduzione dell'attività in Italia risulta in controtendenza rispetto agli altri paesi europei, come ad esempio in Germania dove il tasso di attività della popolazione adulta rimane invariato, in Francia, dove sale di 0,5 punti e in Spagna dove si registra una crescita di 1,7 punti.

 

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Si ringrazia l'utente saltydogsaltydog di Picasa per l'immagine


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