Sabato, 7 Dicembre 2019

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In Italia un Giovane Che Cerca Lavoro ha il 55% di Probabilità di Trovarne Solo uno Precario


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La recente crisi economica ha confermato il fatto che l'Italia: "è un Paese per Vecchi". Infatti, a fronte di un calo generale dell'occupazione del 2,2%, tra il 2008 e il 2010, l'occupazione giovanile nella fascia tra i 15 e i 29 anni è diminuita di 13,2 punti percentuali. Pesante il divario con Paesi come la Francia e la Germania, dove la flessione generale dell'occupazione è stata pari rispettivamente allo 0,8% e allo 0,4%, mentre quella dell'occupazione giovanile pari al 2,7% e al 3,1% (fonte Eurostat). Dati quest'ultimi che sono stati riportati nei giorni scorsi dal direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, nel report "La generazione esclusa: il contributo dei giovani alla crescita economicaLa
generazione esclusa: il contributo dei giovani alla crescita
economica", presentato al convegno dei giovani imprenditori.
Sul fronte dell'occupazione giovanile il divario tra Italia ed Europa non ha radici nella recente crisi economica, sottolinea Bankitalia,  ma nelle cause che frenano la crescita nel nostro paese da un quindicennio. Infatti, nel 2010,  il tasso di disoccupazione giovanile  è stato del 20,2%, quasi 4 punti in più della media europea e ben 11 in più della Germania. Poco più di un terzo dei giovani nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni risultava occupato lo scorso anno (il 35%), contro il 57% della Germania. A soffrire maggiormente della situazione sono i giovani del Mezzogiorno e le donne, che mostrano tassi di occupazione decisamente bassi rispetto al resto d'Europa. basti pensare che secondo la Svimez al Sud il tasso di inattività dei giovani under 34 sfiora il 60% , per capire la gravità della situazione.
Molto alte sono anche le percentuali relative ai Neet, ovvero i giovani che non sono né occupati né inseriti in processi formativi. Si tratta di un dato, molto grave, sottolinea Saccomanni, perchè è indice del progressivo impoverimento del capitale umano delle persone coinvolte e testimonia l'alto tasso di scoramento dei giovani italiani.


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La crisi, inoltre, ha contribuito a ridurre ulteriormente le possibilità per i lavoratori giovani (ma anche per i meno giovani) con contratti a tempo determinato o con un rapporto di collaborazione di poter passare a forme contrattuali più stabili e con maggiori tutele. In Italia poco più di un quinto dei giovani occupati con lavoro dipendente, nella fascia di età tra ii 15 e i 34 anni, ha un contratto a termine. Un dato superiore a quello degli altri paesi europei (Spagna esclusa). Il risultato di questa situazione è che oggi in Italia un giovane che si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro ha il 55% di probabilità di vedersi offrire soltanto un lavoro in qualche modo precario.
Per quanto riguarda i salari di ingresso dei giovani sul mercato del lavoro, il report sottolinea come siano fermi, in termini reali da oltre un decennio e comunque al di sotto degli anni Ottanta, senza che nel frattempo siano migliorati gli itinerari retributivi nel corso della carriera lavorativa.

 

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