Venerdi, 16 Novembre 2018

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IN ITALIA UN GIOVANE SU QUATTRO È DISOCCUPATO E PIÙ DI UNO SU CINQUE NON LAVORA E NON STUDIA


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In una recente indagine è emerso che sui 33 Paesi dell'Area Ocse, l'Italia risulta al penultimo posto per quanto riguarda il tasso di occupazione giovanile e con un aumento sempre più marcato dei “neet”, ovvero dei giovani che né studiano né lavorano. Sul tema è tornata l'Istat, nell'ambito del progetto “Noi ItaliaNoi Italia”, attraverso il quale, l'Istituto di Statistica racconta il nostro Paese nei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali in 100 statistiche, suddivise in 19 settori di interesse.
Per quanto riguarda il rapporto tra giovani e lavoro, l'Istat evidenzia come la categoria dei giovani sia da sempre una tra le più vulnerabili del mercato occupazionale. Il tasso di disoccupazione giovanile, infatti, raggiunge il 25,4% (dato 2009), in aumento di oltre 4 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Negli ultimi dieci anni, però, nonostante la crisi economica, il tasso di disoccupazione si è ridotto di 1,6 punti percentuali. Ciò è attribuibile in gran parte alla tendenza a posticipare l'ingresso nel mondo del lavoro, determinata dalla maggiore permanenza media dei giovani nel sistema formativo. Il tasso di disoccupazione giovanile delle donne italiane è pari al 28,7%, 5,4 punti percentuali in più rispetto a quello maschile, differenza comunque in calo di quattro decimi di punto rispetto all’anno precedente.
Nel confronto europeo, l'Italia si piazza al 20° posto su 27 Paesi, con un tasso di disoccupazione giovanile superiore alla media UE di 5,6 punti percentuali. Dietro di noi si trovano la Grecia, l'Ungheria, la Slovacchia, l'Estonia, la Lituania, la Lettonia e la Spagna, tutti Paesi con economie non certo floride .
A livello territoriale le regioni con il tasso di disoccupazione più basso risultano il Trentino Alto Adige (10,1%) seguito dal Veneto (14,4%) e dalla Valle d'Aosta (17,5%). Dall'altra parte quelle con il tasso di disoccupazione più alto sono la Sardegna (44,7%), la Sicilia (38,5%) e la Campania (38,1%). A livello di aree geografiche il Mezzogiorno presenta un tasso di disoccupazione medio del 36%, seguito dal Centro con il 24,8%, dal Centro-Nord e dal Nord-ovest con il 20,1% e dal Nord-Est con il 15,7%.
Sul fronte dei giovani che non lavorano e non studiano l'Istat sottolinea che nel 2009 i i Neet (Not in Education, Employment or Training), sono risultati pari a poco più di due milioni (il 21,2% della popolazione tra i 15 ed i 29 anni).

 


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La quota di Neet risulta più elevata tra le donne e pari al 24,4%, rispetto al 18,2% degli uomini. In generale dopo una flessione nel biennio 2004-2006 ed una certa costanza nel biennio successivo, la quota di Neet è tornata a crescere nel 2009, segno che la crisi economica è intervenuta anche su questa categoria. Nel confronto tra i Paesi Ocse europei, l'Italia risulta quello con la percentuale più alta di Neet, pari nel 2008 al 19,2% della popolazione tra i 15 ed i 29 anni, contro una media del 12,2%. Il Paese messo peggio prima di noi è la Spagna con una percentuale del 16,9%, per cui 2,3 punti percentuali meno di noi. A livello territoriale le regioni con il più basso tasso percentuale di giovani che non studiano né lavorano risultano (al 2009) il Veneto (13,2%), l'Emilia Romagna (13,6%) e la Toscana (14%) Liguria (14,3%) : dall'altra parte quelle con la percentuale di Neet più alta sono la Campania (33,5%), la Sicilia (33%) e la Calabria (28,8%).

 

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