Sabato, 28 Marzo 2020

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La Cultura in Italia: un Settore Che Vale il 5% Del Pil e Dà Lavoro a 1,5 Milioni di Persone


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La cultura fa parte dell'identità del nostro Paese e rappresenta uno dei migliori biglietti da visita dell'Italia nel mondo. Il rapporto tra economia e cultura è però sempre piuttosto burrascoso, tra chi ritiene un po' rozzamente che: "con la cultura non si mangi” e chi, replica che il patrimonio artistico e culturale italiano è tanto vasto quanto mal gestito per incapacità soprattutto economico- gestionali. A fare i conti sul peso della cultura nell'economia nazionale è stata Unioncamere, che, nello studio “L'Italia che verrà - Industria culturale, made in Italy e territori” ha stimato che il settore frutta la Paese il 4,9% della ricchezza prodotta (pari a 68 miliardi di euro) e dà lavoro ad un milione e mezzo di persone (il 5,7% dell’occupazione nazionale). Insomma con la cultura, forse per qualcuno non si mangerà, tuttavia il settore fa registrare valori superiori a quello della meccanica e dei mezzi di trasporto. Inoltre, nel triennio nero della crisi, 2007-2010, la crescita del valore aggiunto delle imprese del settore della cultura è stata del 3%, pari cioè a 10 volte quella dell’economia italiana nel suo complesso (+0,3%). Nello stesso arco di tempi gli occupati del settore sono cresciuti di quasi un punto percentuale (+0,9%), pari cioè a 13 mila nuovi posti di lavoro, contro una flessione complessiva dell'occupazione pari al 2,1%.
Inoltre il saldo della bilancia commerciale del sistema produttivo culturale ha fatto registrare un attivo nel 2010 di 13,7 miliardi di euro, contro un passivo di 29,3 miliardi dell'intera economica italiana. L'export della cultura rappresenta l'8,9% dell'export complessivo nazionale, pari a 30 miliardi di euro, mentre l'import di cultura vale 16 miliardi (il 4,5% del totale).
Questi numeri, spiega Unioncamere, derivano da un'accezione più “trasversale” e “profonda” di cultura, che va ad ben oltre i concetti classici legati ai soli settori tradizionali. Nello specifico è stata prevista una classificazione in 4 macro settori: industrie culturali, industrie creative (architettura, comunicazione e branding, artigianato, design, made in Italy) patrimonio storico-artistico architettonico e performing art e arti visive.
A livello geografico è il Nord-Ovest l'area del Paese a dare il contributo maggiore alla creazione di valore aggiunto di matrice culturale, apportando il 34,1% del totale della ricchezza prodotta in Italia dal settore. Segue il centro con il 26,2% del totale, il Nord-Est con il 23,8% ed il Mezzogiorno con il residuo 15,9%. Quanto alle regioni, in testa alla classifica troviamo il Lazio (6,1%), seguito a ruota da Marche e Veneto (6%), mentre in coda troviamo Sardegna e Sicilia (entrambe con il 2,8%) e la Valle d’Aosta (2,5%).


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La capitale d'Italia, in questo intreccio tra cultura e produttività è Arezzo e la sua provincia, dove il valore aggiunto della cultura è il più alto d’Italia con l’8,5% del totale prodotto dalla provincia, contro una media italiana del 4,9%. Seguono Pordenone con l’8%, Vicenza col 7,8% e provincia di Pesaro e Urbino col 7,5%.
Nel commentare i dati dello studiodati
dello studio, il presidente di Symbola-Fondazione per le qualità italiane, Ermete Realacci, ha voluto sottolineare che : “ Se qualcuno ha veramente sostenuto che ‘con la cultura non si mangia’ ha detto una cosa sbagliata, miope, contraria alla storia e al futuro del nostro paese”. Inoltre ha concluso Realacci: “Sottovalutare la cultura è “miope perché proprio l’intreccio tra cultura e bellezza è una delle radici più profonde e feconde della nostra identità e della competitività della nostra economia. Per questo, in un periodo di crisi, è discutibile una logica puramente contabile che taglia investimenti fondamentali per la creazione di valore”.

 

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