Lunedi, 9 Dicembre 2019

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Lavoro All’Estero: Un Italiano su Due Sarebbe Pronto a Partire


lavoro all'estero, meritocrazia, salario

Saresti pronto a lasciare tutto e a trasferirti altrove per un lavoro all’estero? Un italiano su due risponderebbe si a questa domanda. Certo tra il dire e il fare c’è molta differenza ma il quadro che emerge dall’analisi svolta dalla multinazionale olandese (Randstad) e presentata in occasione della quarta edizione del ‘Work Monitor Randstad’, palesa senza dubbio una forte insoddisfazione per l’andamento del mercato del lavoro a livello nazionale.
Il 53% del campione di lavoratori italiani intervistati non esclude la possibilità di trasferirsi all’estero dietro la promessa di un salario più adeguato. Per il 32% la questione non è economica ma meritocratica: la spinta a partire in questi casi sarebbe rappresentata dalla speranza di vedere riconosciute le proprie competenze mediante incarichi qualificati.

Spartiacque determinante è stato l’apice della crisi economica con le conseguenti misure di emergenza del Governo Tecnico (Manovra Salva Italia): sondaggi simili ma realizzati in un periodo antecedente alla crisi lasciavano infatti intravedere una maggiore fiducia per il 2012. E non è un caso che dall’indagine Randstad emergono anche le paure per il recente innalzamento dell’età pensionabile, come ha sottolineato Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia.
Secondo l'indagineindagine sono diversi i fattori che scoraggiano i lavoratori italiani: tra questi senza dubbio anche la mancanza di meritocrazia nel nostro Paese (comprovata anche dalla recente indagine Excelsior 2011 promossa da Unicamere e Ministero del Lavoro, dalla quale è emerso che la maggior parte delle imprese per le assunzioni si orienta sulla base di conoscenze personali).

E forse concorre anche la paura di non sostenere il peso della crisi e di arrivare a soluzioni drastiche e disperate, come insegnano i recenti episodi di cronaca che raccontano il suicidio di un imprenditore catanese la cui azienda rischiava il collasso e quello di un pensionato al quale l’Inps aveva richiesto il rimborso di 5000 euro versate a suo favore per sbaglio.
Si parla spesso della fuga di cervelli ma forse il vero problema del nostro Paese sono i cervelli che restano, attaccati ai loro privilegi e ai loro abusi, impuniti e orgogliosi. Rassegnarsi a questa condizione vuol dire abbandonare il proprio Paese, lasciare che venga violentato.
Albert Einstein, non certo uno stolto, nel suo libro "Il mondo come lo vedo io" (1934) scriveva: “La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'è merito” .
 
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