Torna di moda il rappresentante della Folletto, tipico degli anni ’90. Nell’era di internet si può essere portati a pensare che questa figura sia superata ma, stando ai dati, non è così. In realtà la vendita diretta risponde alle esigenze di contatto face to face e quindi si adatta bene anche alle esigenze del nuovo mercato. In generale c’è una riscoperta, dettata ovviamente soprattutto dalla crisi economica, del lavoro porta a porta. Secondo i dati resi noti dalla Vorwerk, l’azienda che vende il folletto, nello scorso anno, 7.700 persone hanno inviato il loro curriculum vitae online aderendo alla campagna di ricerca del personale lanciata dall’azienda sul sito di recruitment Jobrapido.it. Alle candidature sul web vanno poi aggiunte quelle che si sono concretizzate attraverso il passa parola.
Qual è l’identikit della persona che ricerca un lavoro porta a porta? Vediamolo partendo proprio dal profilo ricercato dall’azienda: giovane con spiccata attitudine ai rapporti interpersonali, dinamicità, intraprendenza e grande costanza. In realtà non tutti i cv inviati rispecchiano questi requisiti: hanno inviato la loro candidatura persone adulte (anche over 50), soprattutto donne (circa l’80%), disoccupate. La maggior parte delle candidature è stata inviata dalla Campania (15%), seguita dalla Lombardia (13%), due regioni con una situazione occupazionale molto diversa.
A spingere verso la vendita diretta, che certamente è un lavoro impegnativo sotto molti punti di vista (ore di camminata sotto il sole o la pioggia, molte porte sbattute in faccia etc), è la flessibilità degli orari. Soprattutto per le donne questo è un modo per conciliare esigenze professionali e vita privata. La percentuale femminile per le vendite porta a porta aumenta intuitivamente in maniera considerevole nel caso di prodotti cosmetici o casalinghi. Nel caso di uomini over 50 questo lavoro rappresenta spesso un modo per rientrare nel mondo del lavoro attraverso un percorso che non richiede particolari qualifiche. E poi ci sono molti giovani alla prima esperienza.
Gli aumenti delle vendite nel settore sembrano peraltro smentire la cattiva reputazione dell’attività di lavoro porta a porta. E’ un lavoro che piace o la crisi spinge a far piacere anche lavori che si scarterebbero?
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