Secondo quanto emerge dal rapporto Istat “I flussi occupazionali in entrata e in uscita nelle grandi imprese per tipologia di contratto”, relativo al periodo 2005-2010 in Italia le assunzioni avvengono per lo più con la tipologia dei contratti a tempo determinato.
Per il complesso delle grandi imprese, quelle cioè con almeno 500 addetti, il 71,5% della assunzioni viene effettuato con contratti a tempo determinato. Il maggior ricorso a questa forma contrattuale avviene nelle imprese dei servizi e del terziario dove si raggiungono punte del 73,6%, mentre i valori minimi si registrano nelle imprese industriali (67,5%).
Va detto che la situazione si è solo aggravata nel tempo della crisi, che viene fotografata dall'Istat solo negli anni che vanno dal 2008 al 2010, ma già nel 2005, quando la crisi non era nemmeno ipotizzata, si registravano percentuali di assunzioni a tempo determinato del 69,9%.
Il concetto di flessibilità, o di precarietà a seconda dei punti di vista è perciò presente nel sistema delle assunzioni delle grandi imprese ben prima dello scoppio della crisi. Anzi la percentuale più elevata di assunzioni a tempo determinato si è registrata nel 2006 con una quota del 75%. Vi è poi da segnalare un diverso andamento dell'utilizzo delle tipologie di assunzioni a tempo determinato per quanto riguarda l'industria e i servizi. Infatti, tra il 2005 e il 2008 si è registrato un calo di 5,4 punti percentuali nell'industria e un aumento di 2,7 punti percentuali nei servizi. Nel successivo biennio si è osservato, invece, un andamento opposto con un aumento di 6,8 punti percentuali nell'industria e una diminuzione di 1,2 punti nei servizi.
I settori peggiori dal punto di vista della stabilità lavorativa sono quelli del commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di auto e moto e quello relativo alle attività di alloggio e ristorazione. In questi comparti economici infatti si registrano quote medie di periodo di assunzioni a tempo determinato pari rispettivamente all'87,2% e all'82,1%.
LE TIPOLOGIE DI CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO
Tra le singole tipologie contrattuali a tempo determinato le più utilizzate sono le assunzioni a termine che si attestano intorno ad una quota del 54-55%, con valori più elevati nelle imprese dei servizi (57,8% in media) che nell'industria (48,6%). Seguono i contratti stagionali, utilizzati maggiormente nelle imprese industriali rispetto a quelle del terziario, che raggiungono in media il 9% delle assunzioni a tempo determinato, i contratti di apprendistato (4,9%) e gli altri contratti a causa mista (2,5%).
ASSUNZIONI DI IMPIEGATI E OPERATI
In generale rileva l'Istat sia per operai e apprendisti che per impiegati, intermedi e dirigenti la tipologia di contratto più utilizzata è quella del contratto a termine, seguita dal contratto a tempo indeterminato.
Per gli impiegati si registra, nell'industria, un maggiore utilizzo della tipologia di contratti a tempo indeterminato seguita dai contratti a termini, mentre per gli operai si predilige il contratto a termine.
Nei servizi per entrambe le qualifiche la tipologia di ingresso maggiormente utilizzata è quella dei contratti a termine.
RISORSE:
- Offerte di Lavoro: i Laureati e i Diplomati Più Richiesti Dalle Imprese
- Più di 6 Imprese su 10 Assumono per Conoscenza Diretta, Solo una su 4 Si Affida Al Curriculum
- Stress da Lavoro Correlato: Sei Frenetico, Consumato o Sottoutilizzato?
- Occupazione Giovanile: l'Italia È Al Secondo Posto per Disuguaglianza Nel Mercato Del Lavoro
- In Italia un Giovane Che Cerca Lavoro ha il 55% di Probabilità di Trovarne Solo uno Precario
- I Precari Sono Quasi 4 Milioni e Percepiscono Una Paga Inferiore Del 25% ai Lavoratori Assunti
- Le Imprese Familiari Medio Grandi Creano Più Lavoro e Mostrano Buone Performance di Crescita
- Lavoro: Il Bacino Di Disoccupati, Inattivi, Precari E Sottoccupati Coinvolge 8 Milioni Di Persone
- Un precario su due ha la licenza media, il 16,6% è laureato e il 35% risiede nel mezzogiorno
- Disoccupazione e precarietà non risparmiano nemmeno i disabili
| < Prec. | Succ. > |
|---|





