Abbiamo visto ieri come secondo la
ricerca "Professionisti: a quali condizioni? realizzata
dall'Ires, la posizione
dei professionisti autonomi abbia qualche luce ma anche molte
ombre. Dallo studio è emerso che la maggior parte degli intervistati
vede nell'autonomia una valore aggiunto della propria professione, ma
che questa condizione è messa spesso in discussione dalle limitate
opportunità di contrattazione e dal basso livello di protezione
sociale. Vogliamo oggi concludere l'argomento parlando dei
professionisti dipendenti e dei praticanti.
LA CONDIZIONE DEI PROFESSIONISTI
DIPENDENTI
Il 40,2% dei professionisti dipendenti
lavora in aziende con oltre 200 addetti, mentre il 43,2% lavora in
aziende al di sotto dei 500 addetti. Per quanto riguarda l'intensità
di lavoro, il 72% dichiara di aver scadenze rigide e strette, il
59,8% di sostenere un ritmo di lavoro eccessivo e il 41,1% di non
avere abbastanza tempo per ultimare il lavoro. In generale la media
delle ore lavorate è di 39,7 ore settimanali, con l'89,2% dei
dipendenti che lavora full time. Dalla ricerca emergono vari aspetti
verso i quali i professionisti si dichiarano molto o abbastanza
insoddisfatti. Tra questi in testa troviamo le prospettive di
carriera, seguite dal trattamento economico e dal riconoscimento
delle competenze. Nel complesso inoltre quasi sei professionisti su
dieci (il 56,3%) ritengono che il proprio lavoro non sia riconosciuto
adeguatamente sul piano professionale.
Per quanto riguarda le opportunità
economiche l'indagine riscontra migliori condizioni rispetto ai
lavoratori autonomi, che hanno maggiori oneri fiscali e minori
tutele, per le fasce di reddito più elevate.
Nella media del 2009 i redditi
percepiti sono stati inferiori ai 10 mila euro per il 14,4% dei
professionisti dipendenti, mentre sono risultati compresi tra i 10 e
i 15 mila euro 20,6% dei dipendenti e superiori ai 30 mila euro per
il 18% dei lavoratori.
Il 56,6% dei dipendenti non ricorre mai
agli aiuti economici della propria famiglia, mentre il 13,8% deve
ricorrervi spesso e il 29,6% qualche volta.
Poco meno di un dipendente su tre (il
32%) non incontra difficoltà nell'arrivare a fine mese, contro il
29,5% che vi arriva con alcune o molte. Infine il 23,4% dei
professionisti dipendenti ritiene che la propria condizione
lavorativa sia peggiorata rispetto ad un anno fa.
PRATICANTI - TIROCINANTI E STAGISTI
Quasi la metà dei praticanti (il
46,3%) lavora in aziende piccole con meno di 5 addetti, mentre solo
il 12,7% ha impiego in aziende con più di 50 addetti.
L'84,1% dei praticanti non svolge un
secondo lavoro anche perchè quasi una percentuale analoga (l'84,5%)
deve garantire una presenza quotidiana. Inoltre il 76,8% oltre alla
presenza quotidiana deve anche rispettare un orario di lavoro
piuttosto rigido, tanto che la media delle ore settimanali lavorate è
di 38 ore. Con queste premesse non sconvolge di certo sapere che le
opinioni dei praticanti su questo periodo formativo non sono certo
lusinghiere. Nello specifico per un intervistato su tre il
praticantato non offre alcuna reale opportunità formativa e solo a
meno di un intervistato su quattro (il 24%) non capita mai di
svolgere attività non attinenti alla propria professione.
COLLEGAMENTI SPONSORIZZATI
Come se non bastasse l'intensità di lavoro è piuttosto elevata, con il 77,2% che ha a che fare con scadenze rigide, il 41,7% ha spesso un ritmo di lavoro elevato e con il 27,8% che non ha abbastanza tempo per ultimare il lavoro. Tra gli aspetti per i quali i praticanti si dichiarano molto o spesso insoddisfatti vi sono su tutti il trattamento economico, segnalato dal 91,6% degli intervistati. Seguono la conciliazione tra lavoro e vita privata (74,4%), le prospettive di carriera (61,1%) e gli orari di lavoro (59,7%).
Mediamente il 45,9% dei praticanti non riceve regolarmente un compenso mensile. Ciò accade soprattutto nell'area tecnica dove il 69,2% non riceve regolarmente un compenso mensile, mentre le percentuali più basse si riscontrano nell'aerea economica con il 31,7%. Questi dati sono confermati anche dalle dichiarazioni sui redditi percepiti nel 2009, infatti, il 33,1% dei praticanti non ha percepito reddito durante l'anno e il 31,7% ha percepito meno di 5 mila euro. Segue poi un 20,7% di praticanti che ha percepito tra i 5 e i 10 mila euro, l'11,7% che ha ricavato tra i 10 e i 20 mila euro e il 2,8% che ha guadagnato più di 20 mila euro.
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