Domenica, 15 Dicembre 2019

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L'Indicatore di Competitività di Costo Delle Imprese Italiane è il Più Basso d'Europa


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La scorsa settimana abbiamo visto come secondo il rapporto Ocse, “Taxing Wages” il cuneo fiscale in Italia è tra i più alti dei Paesi membri per ogni tipologia di famiglia. Il cuneo fiscale indica sostanzialmente la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro al lavoratore e quanto incassato effettivamente dal dipendente, e più è alto, minore è la quota che rimane in busta paga ai lavoratori.
Oggi vogliamo analizzare un altro elemento significativo della difficoltà del sistema economico italiano, ovvero il concetto di competitività di costo delle imprese nazionali.
L’indicatore sintetico del successo dell’impresa viene calcolato come il rapporto tra valore aggiunto per addetto e costo unitario del lavoro. Rappresenta insomma un dato di sintesi che esprime l'efficienza dei processi produttivi e la competitività sia dell'impresa che del sistema economico imprenditoriale.
Questo perchè misura quanto valore può dare un nuovo addetto in relazione al  costo che richiede, per cui, dato il valore unitario costante, quanto più il costo è basso (e quindi l'indicatore di competitività alto), tanto più un'impresa sarà invogliata ad aumentare la forza lavoro (considerando che la produzione poi possa essere assorbita). Così come se il costo del lavoro sarà troppo alto in rapporto al valore aggiunto, l'impresa avrà più difficoltà a competere e magari sarà invogliata a delocalizzare in luoghi dove questo rapporto è più favorevole, o magari a ridurre la produzione. Si tratta chiaramente di un indicatore sintetico che non può ricomprendere tutta la  complessità aziendale, tuttavia può dare un'idea  di quanto un sistema imprenditoriale  sia competitivo.
Tornando all'Italia, secondo Istat ed Eurostat, l’indicatore di competitività di costo delle imprese risulta è pari a 125,5 (dato 2008). Nel 2007 il dato italiano risultava essere il secondo più basso, dietro solamente a quello della Grecia (128,1) ed inferiore a quanto registrato anche nel 2001 quanto l’indicatore di competitività di costo delle imprese italiane era pari a 135,8.


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In entrambe le rilevazioni il dato italiano è risultato parecchio inferiore alla media Ue a 27, che nel 2007 era di 153,4 e nel 2001 di 145,9.
Nel 2007 I Paesi con il più alto indicatore di competitività di costo delle imprese sono la Bulgaria con 240,7,la Lettonia con 231,8 e l'Irlanda con 217,9. A livello territoriale l'indicatore di competitività di costo è più alto al Centro con 134,9, segue il Nord-ovest (127,9), il Nord est (124,7) e il Mezzogiorno (114,1). Dal 2001 al 2008 tale indicatore è diminuito per tutte le aree geografiche e per tutti i settori di attività, anche se con differenze significative. A livello nazionale l'indice è diminuito soprattutto nell'Industria in senza stretto (-8,9), seguito dal settore dei servizi (-4,3) e dalle Costruzioni (-1,5). A livello geografico la riduzione più consistente si è avuta nel Nord-est (-10.4), seguita dal Nord-ovest (-8,3) , dal Mezzogiorno (-4,9) e dal Centro (-1,5).

 

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