Sabato, 7 Dicembre 2019

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OCCUPAZIONE FEMMINILE: SERVONO PIÙ SERVIZI PER L'INFANZIA E ASILI NIDO MENO CARI


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Occupazione Femminile: Servono Più Servizi Per L'infanzia E Asili Nido Meno Cari | Lavoro |

Uno dei fenomeni lavorativi più critici nel nostro paese ,per quanto riguarda il lavoro, è sicuramente l'occupazione femminile. I dati dati
rivelano che l'Italia è uno dei Paesi Ocse con il più basso tasso di occupazione femminile, che, pur crescendo negli anni ( nel 1970 era al 45%) si attesta oggi solamente al 62%. A peggiorare le cose intervengono i dati medi sulla retribuzione, da dove emerge che le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini, che, come se non bastasse, hanno 80 minuti in più' per lo svago. Diverse possono essere le ragioni di questi dati, a partire forse da una mentalità troppo radicata sul concetto “tradizionale” (nel senso popolare e conservatore del termine) della famiglia, che vede la donna come elemento essenziale per la cura della casa e dei figli. Certo è che il mondo del lavoro sia come mentalità di fondo che come mezzi pratici non agevola l'occupazione femminile. Un secondo spunto di analisi passa per forza di cose dall'indagine di cosa può mancare per favorire un'integrazione migliore della donna nel mondo del lavoro. Uno spunto di discussione interessante ci viene offerto da un'indagine di Altroconsumo Altroconsumo
sugli asili nido, dove emerge che tre mamme su dieci hanno problemi al lavoro dopo la maternità.
Troppi pochi posti nei nido e troppo cari , questo in sintesi il risultato dell'indagine. Delle circa duemila mamme intervistate (con bambini da 1 a 3 anni) sul servizio offerto dai nidi pubblici e privati, il 33% delle mamme che non hanno mandato il figlio al nido, avrebbe voluto farlo, l'8% afferma di non aver trovato posto e il 19% ammette di non averci provato perché sapeva che il nido sarebbe costato troppo. L'indagine di Altroconsumo prosegue con l'analisi del peso dei costi degli asili nido sul bilancio famigliare, da cui si evince che il 44% delle mamme interpellate sostiene che i costi del nido incidano parecchio sul bilancio. Una percentuale che sale al 53% quando si considerano le mamme dell'inchiesta che hanno dovuto ripiegare sull'asilo privato perché non hanno trovato posto in quello pubblico. L'analisi si conclude ricordando che è possibile detrarre il 19% dall'Irpef per le spese dell’asilo nido di ogni figlio,per un importo massimo di 632 euro all'anno. Una Cifra quindi intorno al massimo a 120,08 euro all'anno (il 19% di 632 euro) a fronte di una spesa unitaria media di circa 3.000 euro per quanto riguarda gli asili nido pubblici. Decisamente troppo poco,soprattutto se si raffronta il dato alla Francia dove le famiglie hanno un credito di imposta fino al 50% sulle spese per l'accudimento dei minori di 7 anni (massimo di spesa: 2.300 euro).

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Un secondo spunto di analisi importante ci arriva da lavoce.infolavoce.info dove Daniela Del Boca Alessandro Rosina, analizzano il tasso di natalità italiano in relazione al grado di occupazione femminile. Da questa analisi emerge che esiste una correlazione positiva per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile, il tasso di natalità e la quantità (e qualità) dei servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia. Nello specifico la forbice a livello italiano è rappresentata dalla Campania e dall'Emilia Romagna. La Campania (una regione storicamente ad alto tasso di natalità) fa segnare un numero di figli per donna pari a 1,42, a fronte di un tasso di occupazione femminile del 27,3%, mentre il numero di posti nido offerti è intorno al 6% . In più solo nel 7,8% dei comuni sono previsti servizi per l'infanzia. L'Emilia Romagna dall'altra parte, pur non essendo tradizionalmente una regione ad alto tasso di natalità, fa registrare una media di 1,48 figli per donna, un tasso di occupazione femminile tra i più alti d'Italia con 62,1% e risulta avere un numero di posti nido pari al 33%, mentre quasi l'80% dei comuni prevede servizi per l'infanzia. I dati espressi da Altroconsumo e da Lavoce.info convergono e devono far riflettere, se l'Italia non vuole rimanere la maglia nera d'Europa per quanto riguarda l'occupazione femminile, deve quantomeno (e quantoprima) predisporre delle politiche sociali a favore dei servizi per l'infanzia e a sostegno delle famiglie. Insomma più strutture e a costi più abbordabili
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Si ringrazia l'utente greekadmangreekadman di flickr per l'immagine

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