Secondo il rapporto Ocse Pensions at
Glance, giunto alla quarta edizione, l'Italia è il secondo Paese,
dopo il Giappone, più anziano dal punto di vista demografico. Questo
tendenza all'invecchiamento, confermata anche dall'Istat , dipende
sostanzialmente dal basso tasso di fecondità (parzialmente innalzato
dalla popolazione straniera residente) pari a 1,4 figli per donna
(contro una media Ocse di 1,7) e dall'alta speranza di vita sia alla
nascita che alletà pensionabile. Stando alle previsioni al 2050 il
numero delle persone in età lavorativa per ogni persona di età
superiore ai 65 anni, dovrebbe arrivare a 1,5 nel 2050, contro il 2,7
odierno.
Secondo il rapporto l'Italia è tra i
Paesi Ocse quello che ha speso di più in pensioni, con una quota di
Pil pari al 14,1% rispetto ad una media del 7%. Si tratta di un
valore superiore rispetto ad altri Paesi con un alta spesa
pensionistica come Austria, Francia e Grecia (12%) e Germania,
Polonia e Portogallo (11%). Nel nostro paese, rileva l'Ocse, la spesa
pensionistica occupa il 29,4% del totale delle risorse della spesa
pubblica (dati 2007).
Sul fronte del contenimento della spesa
pensionistica a lungo termine, l'Ocse sottolinea come la riduzione delle prestazioni per
i futuri pensionati e laumento delletà
pensionabile siano misure efficaci, ma solo a patto di aumentare la
partecipazione al mercato del lavoro da parte dei lavoratori più
anziani. Solo in questo caso, infatti, la spesa pubblica per le
pensioni dovrebbe rimanere stabili fino al 2050.
In Italia, rileva Ocse, la combinazione
tra un bassa età effettiva di uscita dal mercato del lavoro (61 anni
per gli uomini e 59 per le donne) e un'alta aspettativa di vita, fa
si che i periodi di pensionamento siano tra i più lunghi. Infatti,
gli uomini possono aspettarsi di vivere circa 23 anni come
pensionati e le donne più di 27 anni, contro una media Ocse pari
rispettivamente a 18 e 22 anni. L'aumento dell'età pensionabile
dovrebbe abbassare questi valori, a patto che sia contestualmente
aumentata la durata della vita lavorativa Deve aumentare, secondo
l'Ocse, la partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori
anziani, giovani e
donne.
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Il rapporto sottolinea inoltre che gli incentivi al pensionamento, integrati nel sistema pensionistico, sono ancora relativamente importanti rispetto agli altri Paesi Ocse. In più i coefficienti di trasformazione (cioè i parametri che consentono di trasformare il capitale accumulato virtualmente in una rendita al momento del pensionamento) non si modificano oltre i 65 anni, costituendo perciò un mancato incentivo a differire il pensionamento dopo tale età.
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