Giovedi, 23 Maggio 2013

Back Lavoro PIQ: la Qualità in Italia Vale il 46,9% Del PIL, Pari a 441 Miliardi di Euro

PIQ: la Qualità in Italia Vale il 46,9% Del PIL, Pari a 441 Miliardi di Euro


PIQ, PIL, qualità

Da tempo economisti e statistici cercano di trovare nuovi indicatori che vadano oltre l'immagine proposta dal Pil o che lo affianchino per meglio qualificare l'andamento economico di un Paese o di un settore dell'economia. L'ultimo tentativo in tal senso è stato realizzato da Unioncamere e Symbola che hanno dato vita al PIQ, acronimo di Prodotto Interno di Qualità, con l'obiettivo di dare una misura economica ad un fattore difficilmente misurabile come la qualità. La domanda a cui questo indicatore vuole dare risposta è quanta parte di Pil è riconducibile alla qualità e quindi può essere misurata e anche monetizzata. Il PIQ si inserisce in questo punto di analisi e si propone con il suo apporto di aiutare a valutare meglio la situazione dell'economia attuale e delle tendenze in atto. 

I calcoli effettuati mostrano per il 2010 un PIQ pari al 46,9% del valore aggiunto prodotto a livello complessivo (PIL), ovvero, in termini assoluti a 441.869 milioni di euro. 
Ma come si è arrivati a questo numero?

Nello specifico si è partiti dall'individuazione di una serie di indicatori settoriali espressivi delle varie dimensioni della qualità, quali ad esempio, la professionalità, l'innovatività, la solidità e la relazionalità e si è arrivati a stimare per ciascuna attività economica, la quota parte di valore aggiunto di qualità. Sommando poi le quote ottenute, si è giunti al calcolo del PIQ relativo all'intera economia italiana. Il risvolto della medaglia di questo PIQ è che da dimostrazione di un'ampia area di non qualità, o di qualità insufficiente (il 53,1%, la parte maggiore del PIL), alla quale si aggiunge tutto ciò che viene prodotto con fattori irregolari, come il lavoro nero, evasione, oppure all'interno di quell'area che viene definita economia sommersa e che pesa, secondo l'Istat, fino al 17,5% del PIL. Un'area che finisce per danneggiare i consumatori, i lavoratori onesti e le imprese che operano nel rispetto delle regole. 
L'IndagineIndagine mette in luce anche una “convergenza di sistema” verso livelli di qualità più elevati espressi da attività industriali come la chimica, la meccanica i mezzi di trasporto e l'elettronica. A fianco di questi settori con presenze di prodotti di qualità molto significative troviamo le alcune delle eccellenze del Made in Italy, dalla moda agli alimentari, all'arredamento, dove la qualità non manca di certo, sebbene le imprese siano di più piccola dimensione, ma di grande impatto sui mercati internazionali.
Analizzando i vari settori dell'attività economiche vediamo che il contributo maggiore al PIQ in termini percentuali è dato dai Servizi con il 64,2%, segue il manifatturiero con il 23,8% e le costruzioni con il 5,9%. Mentre la quota percentuale di qualità maggiore si riscontra nel settore dell'agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca con il 56,8%, segue la produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua con il 50,5% e il manifatturiero con il 48,2%.
 
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