Domenica, 21 Ottobre 2018

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TORNA A CRESCERE LA FLESSIBILITÀ, NEL 2010 IL 53,8% DEI CONTRATTI SONO STATI A TEMPO DETERMINATO


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Nonostante il 2010 non si possa certo ricordare come un anno positivo per il mondo del lavoro, con una disoccupazione reali che secondo la Banca d'Italia ha raggiunto l'11% e un monte ore di disoccupazione che ha superato il miliardo, qualche elemento positivo c'è stato. L'anno appena trascorso, infatti, ha visto crescere il fenomeno della flessibilità sul lavoro, ovvero dell’assunzione per mezzo dei cosiddetti “altri contratti” (diversi dunque dal contratto a tempo indeterminato). Certo si tratta sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, visto che flessibilità non fa certo rima con stabilità lavorativa, d'altro canto vedere i dati crescere, dopo anni in cui si sono creati circa 500 nuovi disoccupati al giorno , è, in qualche modo, sempre positivo.
La quota di “altri contratti” registrata nell’ultimo anno è stata pari al 53,8% sul totale, di conseguenza i contratti a tempo indeterminato hanno riguardato il 46,2% dei lavoratori. Nell’anno precedente (2009) erano state registrate invece queste percentuali: 51,9% per gli “altri contratti” e 48,1% per i contratti a tempo indeterminato. Più netto ancora il divario nel 2008, quando gli “altri contratti” hanno registrato quota 52,6% e quelli a tempo indeterminato 47,4%.
Nell’ambito degli “altri contratti” che hanno registrato un aumento nel corso dell’anno appena concluso, escludendo i contratti stagionali, è cresciuto il numero dei contratti a tempo determinato, pari al 42,3% sul totale dopo essersi attestati al 40,6 nel 2009. In aumento anche i contratti di inserimento, pari al 2,2% sul totale (1,6% nel 2009) e le altre forme contrattuali con l’1,1% (0,8% nel 2009). Sono invece diminuiti quelli di apprendistato, pari all'8,1% sul totale dopo il 9% dell’anno precedente.
La causa dell’incremento di queste forme contrattuali flessibili è legata principalmente al prolungamento del periodo di prova, seguita dalla necessità delle aziende di sostituire personale momentaneamente assente ed in ultimis dalla temporanea crescita della domanda.
Parallelamente all’aumento della flessibilità, crescono anche gli impieghi part-time, cresciuti di quasi un terzo nell'ultimo anno.


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La quota più significativa di questi contratti è  stata registrata nell'industria dove hanno raggiunto il 43% delle nuove assunzioni, per un totale di circa l'11% sul numero complessivo delle assunzioni. Nel settore terziario, invece, tali contratti sono molto più diffusi, tanto che più di un'assunzione su tre è part time (34%).
La leggere ripresa economica sembra portare con se una crescita della domanda di lavoro specializzato, necessaria per rispondere alle nuove sfide economiche rappresentate dai mercati emergenti. Abbiamo visto, proprio recentemente, che anche l'Unione Europea si è mossa in questo senso lanciando un piano d'azione che possa migliorare le competenze dei lavoratori europei. Attualmente in Europa, infatti, vi sono 76 milioni di cittadini in età lavorativa (over 25) che sono poco o per nulla qualificati dal punto di vista lavorativo.

 

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