Mercoledi, 17 Luglio 2019

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UN PRECARIO SU DUE HA LA LICENZA MEDIA, IL 16,6% È LAUREATO E IL 35% RISIEDE NEL MEZZOGIORNO


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Un Precario su Due ha la Licenza Media, il 16,6% è Laureato e il 35% Risiede nel Mezzogiorno | Cgia | Famiglie |

Nell'Indagine dell'IStat sul livello di povertà relativa ed assoluta delle famiglie italiane, emergeva una correlazione tra la situazione economica negativa e il titolo di Studio. Nello specifico, in base ai dati raccolti nel 2009, le famiglie con persona di riferimento con basso livello di istruzione manifestavano un'incidenza di povertà di quasi quattro volte superiore a quella osservata tra le famiglie con a capo una persona con licenza media superiore:  Oggi analizzeremo il fenomeno del precariato che, secondo quanto rilevato dalla Cgia di Mestre sembra mostrare una correlazione anche con il titolo di studio conseguito. Secondo i dati rilevato dall'ufficio Studi della Cgia di Mestre, infatti , su un totale di oltre 3751000 lavoratori senza un contratto di lavoro stabile, oltre 1708400, pari al 45,5% del totale, non ha proseguito gli studi dopo aver terminato la scuola dell’obbligo, ovvero dopo aver conseguito la licenza media. Questi dati smentiscono la percezione molto diffusa che il precario medio sia rappresentato dal giovane neo laureato, sebbene, come abbiamo visto nel rapporto “neolaureati & stage”, la percentuale di assunzione con contratto a tempo indeterminato è pari per i neo laureati al 5,46% dei casi.
Secondo la Cgia di Mestre i Giovani Laureati precari rappresentano solo il 15,5% del totale, un esercito comunque di 582950 unità. A questo numero vanno aggiunte anche altri 43.021 elemento (pari ad un ulteriore 1,1%) di coloro che sono lavoratori instabili ed hanno conseguito il diploma post laurea (totale 16,6%).
A livello di area, è il Sud a registrare la presenza maggiore di lavoratori flessibili, con 1320000 precari, pari al 35,18% del totale. Un dato grave se si considera la  condizione del lavoro nel Mezzogiorno, sottolineata dal Rapporto Svimez, dove alle condizioni industriali deficitarie e ai fenomeni criminali si aggiungono anche condizioni lavorative di minor tutela per i cittadini, con ripercussioni sociali devastanti sulle famiglie.
Per quanto riguarda le altre aree geografiche, il Nord-ovest presenta 935133 lavoratori precari (24,92% del totale), il Centro 813627 precari (21,68% del totale) ed infine,il Nordest, con 682606 lavoratori flessibili (pari al 18,19% del totale). A livello regionale la Calabria è la regione con la più alta percentuale di precari, ben il 24,7 % sul totale degli occupati, seguita dalla Sardegna,(23,8%), dalla Sicilia (22,9%) e dalla Puglia (22,1%). La regione con il minor numero di precari in percentuale è la Lombardia con il 12,9% sul totale degli occupati, sebbene sia,a l tempo stesso, la regione con il più alto numero di lavoratori flessibili in termini assoluti.
L'analisi dei settori produttivi maggiormente interessati dal fenomeno del precariato ci mostra al primo posto : “ gli altri servizi pubblici e sociali” con il 32,3%. Questa area è rappresentata da categorie lavorative molto eterogenee, come segnala la Cgia.


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In essa, infatti, troviamo le  attività artistiche, ricreative e di divertimento (gestione di cinema e teatri, gestione impianti sportivi e piscine, discoteche, sale giochi, stabilimenti balneari, ecc.). E ancora i sindacati, i partiti, le riparazioni dei computer ed elettronica, le lavanderie, i parrucchieri, le estetiste e le palestre. Le attività sociali alle famiglie, invece, includono il personale domestico e l’assistenza agli anziani.
Al secondo posto tra le aree più colpite troviamo il settore alberghiero e della ristorazione con il 31,1%, seguita dall'Agricoltura (27.7%). Settori caratterizzati da fenomeni di stagionalità in cui il lavoro tradizionalmente svolto in nero è stato in parte sostituito con il meccanismo dei buoni lavoro, cosa che però non sempre si è tradotta in una maggiore tutela dei lavoratori.

Le attività meno interessate dalla presenza di lavoratori flessibili, sottolinea la Cgia, sono quelle della manifattura e dell'energia, che presentano un'incidenza percentuale sul totale degli occupati pari all'8,7%.
In conclusione la Cgia ha segnalato come l'incidenza dei lavoratori senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato sia pari al 16,3% sul totale degli occupati italiani, il 13% se si escludono quelli presenti nella Pubblica

[Via: CgiaCgia ]


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