Martedi, 22 Ottobre 2019

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Franzen, lo Scrittore Che Odia gli E-Book


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Uno scrittore ha l’obbligo di capire prima degli altri le cose. Di digerirle, di trattarle e di consegnarle al pubblico in forma finalmente chiara, comprensibile. Avrà pensato questo Jonathan FranzenJonathan Franzen, saggista americano, quando ha lanciato il suo monito contro gli e-book, gli e-reader e, in ultima istanza, contro la deriva verso la smaterializzazione che sta ‘infettando la realtà’.
Penso che per i lettori – quelli veri – il senso di permanenza sia parte integrante dell’esperienza della lettura. Tutto nella nostra vita è fluido ma ecco… Il libro è lì, e il suo testo non cambia”.
Questo ragionamento è il culmine di un’invettiva che Franzen sta portando avanti contro l’industria degli e-book. Secondo lo scrittore sono strumenti da ‘pescecani capitalisti’ e distruggeranno il concetto stesso di lettura. Il poter passare facilmente da un testo all’altro, senza poterlo scorrere fisicamente tra le dita, trasformerà la lettura in una pratica consumistica, da esperienza intellettuale che è sempre stata.

Sono fondati i timori di Jonathan Franzen? Lo smaterializzarsi della realtà (e quindi dell’esperienza stessa della lettura) è da considerarsi nociva per la società?
Non è detto. Anche perché se le conseguenze negative esistono per adesso solo ‘in via teorica’ (quelle di Franzen sono elucubrazioni), le conseguenze positive sono invece del tutto concrete. Internet, volano della smaterializzazione, ha semplificato la vita, dalle piccole alle grandi cose: dalla burocrazia al commercio e sì, persino alla lettura (posso conoscere il punto di vista di un giornale senza andare in edicola).

L’impressione è che quindi Jonathan Franzen si stia fasciando la testa prima di essersela rotta. Ha poco senso scagliarsi “ideologicamente” nei confronti degli e-book (e parentela varia), a maggior ragione adesso che l’ascesa dei dispositivi “digitalizzanti” sembra inarrestabile. Casomai bisognerebbe indagare le derive ‘concrete’ del fenomeno e cercare di modificarlo in senso positivo – senza prospettare un’impossibile annientamento.
La critica giornalistica è perplessa riguardo le affermazioni dell’autore di “Libertà e Correzioni” (ultimo suo romanzo). Giusto per citare due esempi, la Repubblica invita Franzen a non aver paura del virtuale, perché l’uomo ci ha sempre avuto a che fare (cos’altro non sono la mitologia e la dimensione religiosa se non una realtà virtuale?). Panorama, invece, la butta sul ridicolo: “I romanzi in formato elettronico Franzen li vende eccome e, azzardiamo, la cosa probabilmente non gli crea troppo dispiacere”.
 
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