Domenica, 19 Agosto 2018

Mutui

LIBERALIZZAZIONE DELLE IPOTECHE: È VALIDA SOLO PER QUELLE ISCRITTE A GARANZIA DI MUTUI FONDIARI

notaiotorino.gifPochi mesi fa veniva annunciata, in virtù del DL 141/2010, una novità molto interessante per i cittadini: la cosiddetta liberalizzazione delle ipoteche, ovvero la possibilità di chiudere un mutuo semplicemente pagando l’ultima rata e senza procedere alla chiusura per mezzo di un notaio; un iter che comportava, ovviamente, dei costi ulteriori per il mutuatario.
Un risparmio notevole per gli italiani, i quali avrebbero così evitato questa ulteriore spesa proprio in un momento piuttosto delicato dal punto di vista finanziario, ovvero il pagamento dell’ultima rata prevista al termine dell’ammortamento. Secondo le stime dell’Agenzia per il territorio, il risparmio complessivo per i cittadini sarebbe ammontato a circa 150-200 milioni di euro annui, considerato che il costo medio di un’operazione di chiusura di un mutuo è di circa 300-400 euro.
Purtroppo per i cittadini, per via del decreto correttivo 218/2010, la liberalizzazione delle ipoteche non sarà più attivata, o meglio, sarà attivata solamente in parte, dal momento che l’atto conclusivo del notaio per l’estinzione di un mutuo si potrà evitare esclusivamente per le ipoteche iscritte a garanzia di mutui fondiari.
In questa tipologia di mutui, che dovrebbe tuttavia rappresentare la maggioranza dei mutui elargiti dagli istituti di credito, l’estinzione avverrà automaticamente e sarà la stessa banca a rilasciare al debitore la quietanza attestante la data di estinzione dell’obbligazione. In seguito la banca trasmetterà la relativa comunicazione entro 30 giorni alla conservatoria dei registri immobiliari, che provvederà così alla cancellazione dell’ipoteca.

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IN ITALIA I MUTUI COSTANO 9MILA EURO IN PIÙ DELLA MEDIA EUROPEA

mediolanumpiulife.gifNelle scorse settimane la Banca d'Italia ha diffuso i dati sulle difficoltà delle famiglie italiane nell'onorare i mutui, secondo i quali il 5% dei nuclei familiari italiani non riesce a pagare il mutuo. Abbiamo visto anche come nell'ultimo anno, secondo i dati dell'osservatorio Adusbef i pignoramenti immobiliari sono cresciuti del 31,8% nel 2009 e addirittura del 70% nel triennio appena trascorso. La prima ragione di questa difficoltà crescente va sicuramente ricercata nel minor reddito disponibile a causa della crisi economica, ma forse esiste un secondo motivo. Secondo l'Ance, infatti, i mutui in Italia sono i più cari d'Europa.
L'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, messa in crisi dalla contrazione degli ultimi anni e sempre più orientata verso il mercato estero, se la prende con gli istituti di credito nostrani che ostacolerebbero la ripresa del mercato immobiliare. Una critica non di certo nuova visto che Federconsumatori e Adusbef, tempo fa hanno denunciato la medesima situazione sottolineando che i mutui offerti in Italia hanno interessi superiori alla media europea dello 0,59%. Per le due associazioni dei consumatori ciò comporta che un cittadino italiano si trovi a pagare circa 10830 euro in più degli omologhi europei, per lo stesso mutuo trentennale (368,40 euro all'anno in più). Secondo l'Ance, invece il differenziale a fine mutuo tra cittadini italiani ed europei è di 9000 euro, considerando un finanziamento di 25 anni pari a 150mila euro complessivi. Come vediamo le due cifre sono molto vicine in valore assoluto, considerando il medesimo orizzonte temporale (9000 euro per l'Ance e 9210 per le associazioni dei consumatori) e senza attualizzare i flussi di cassa. Questa differenza secondo l'Ance porta i cittadini italiani, in pratica, a pagare un anno in più rispetto a quelli europei

 

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MUTUI E INSOLVENZE: NEL 2010 I PIGNORAMENTI IMMOBILIARI AUMENTANO DEL 31,8%, NEL TRIENNIO DEL 70%

processotriburel0810.gifSecondo i dati diffusi dalla Banca D'Italia nel working paper “L'incremento dell'uso di politiche di prezzo basate sul rischio per i mutui in Italia”, il 5% delle famiglie italiane non riesce a pagare il mutuo della casa, percentuale che raddoppia tra i nuclei familiari a basso reddito. La stima fa riferimento ai dati Eurostat del 2007 e colloca il nostro Paese in linea con la Spagna, mentre in Finlandia, Francia, l'Irlanda e Gran Bretagna le famiglie che non riescono a pagare il mutuo sono pari al 2-3% e in Olanda solamente l'1,1%.
In Italia secondo quanto emerge dallo studio le insolvenze sono più frequenti tra i disoccupati, tra i single e gli impiegati con contratto a termine. I dati riportati dalla Banca d'Italia si riferiscono ad un periodo precedente alla crisi economica, per cui è facile supporre che la situazione sia nel frattempo peggiorata, nonostante il varo del Piano Famiglie dell'Abi e del più recente fondo di Solidarietà , entrambi volti alla sospensione delle rate rate dei mutui per in cittadini in difficoltà.
Un quadro più attuale della situazione ci viene fornito dalle stime dell'Osservatorio Adusbef, secondo cui nel triennio c'è stato un aumento dei pignoramenti immobiliari del 69,35%. Rispetto allo scorso anno, l'aumento registrato è stato del 31,8%. Nello specifico su 3,6 milioni di mutui sono 350 mila le sofferenze, mentre le procedure immobiliari avviate sono pari al 2,4% dei mutui (circa 150 mila) con 28mila pignoramenti già avviati nel 2010, contro i 21mila del 2009 e i 20mila del 2008. Per dare l'idea della portata del Fenomeno, AdusbefAdusbef ha sottolineato che “le procedure immobiliari avviate potrebbero far sparire una media città come Monza”.
Nell'ultimo anno i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono cresciute da un mino del 13,8% registrato a Rovigo ad un massimo del 54,8% registrato a Torino.

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ITALIANI E MUTUI: IL PRIMO FINANZIAMENTO SI CHIEDE A 36 ANNI, È PARI A 160MILA EURO E DURERÀ 25 ANNI

mutuimezzogiorno.gifIl comparatore online mutui.it ha elaborato oltre un milione di richieste di mutuo giunte al proprio sito per cercare di estrapolare qualche elemento significativo, dal punto di vista statistico, nel rapporto tra italiani e mutuo.
La ricerca ha fatto emergere che l’età media dei cittadini che sottoscrivono un mutuo per l’acquisto della prima abitazione è di circa 36 anni, mentre li tempo medio per cui un cittadino è disposto ad impegnarsi con l’istituto mutuante è di 25 anni. Il finanziamento richiesto è di circa 160mila euro, ovvero pari in media, al 75% del valore complessivo dell’immobile che si intende acquistare.
Per quanto riguarda le tipologie di tasso di interesse scelte da i cittadini, il 47% sceglie un mutuo a tasso fisso, ovvero di pagare un interesse costante per tutte le rate previste durante l’ammortamento, il 31% sceglie invece un tasso variabile, dunque con un interesse che cambia a seconda dell’andamento mensile dei tassi di interesse. Segue un 12% di cittadini che opta per la rata costante, ovvero un mutuo in cui la rata permane quella fissata all’inizio dell’erogazione e eventuali diminuzioni del tasso di interesse hanno l’effetto di accorciare la durata dell’ammortamento, mentre il rimanente 9% sceglie il tasso misto, ovvero un mutuo che offre al mutuatario la possibilità di passare da un mutuo a tasso fisso ad un mutuo a tasso variabile e viceversa.
Molto accentuate le disparità geografiche che sono emerse dalle statistiche di mutui.it, anzitutto per quanto riguarda gli importi medi per l’acquisto della prima casa. I più alti registrati ammontano a 191mila euro in Trentino Alto Adige, a 185mila euro nel Lazio ed a 180mila euro in Valle d’Aosta, mentre i più bassi sono quelli richiesti in Molise, che con 124mila euro, in Calabria con 129mila euro e in Basilicata con 136mila euro.

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FONDO SOLIDARIETÀ MUTUI PRIMA CASA: ONLINE IL MODULO PER PRESENTARE LA DOMANDA DI SOSPENSIONE

surrogazione mutuo.gifCirca due mesi fa abbiamo introdotto il Fondo di solidarietà per i mutui prima casa, una misura predisposta dal Governo Prodi (legge 244/2007, finanziaria 2008) ed entrata in vigore con tremendo ritardo. La data ufficiale di partenza era il 2 di settembre, poi spostata al 15 di novembre, giorno in cui si potranno cominciare ad inviare le domande di richiesta di sospensione.
Sul sito del Ministero del tesoro è possibile trovare il modulo da utilizzaremodulo
da utilizzare per chiedere alla banca che ha concesso il mutuo, la sospensione temporanea del pagamento delle rate. Questo beneficio, lo ricordiamo, è subordinato al possesso di specifici benefici delineati dal decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze 132 del 21 giugno, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 192 del 18 agosto. Ripercorriamo sinteticamente i requisiti per poter accedere al Fondo di Solidarietà.


REQUISITI
L'ammissione all'agevolazione è riservata a coloro che hanno in corso un finanziamento per acquistare l'abitazione principale non di lusso. Per quanto riguarda i parametri economici per l'accesso al fondo, i beneficiari devono avere un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 30mila euro e il finanziamento erogato non deve superare i 250mila euro. Il soggetto che intende presentare la domanda deve essere in possesso dei requisiti al momento della presentazione. In caso di mutuo cointestato è sufficiente per la concessione della sospensione che solo uno dei mutuatari sia in possesso dei requisti, a patto che al momento della richiesta, gli altri cointestatari diano il proprio consenso. La sospensione, infatti, in questi casi varrà per l'intero importo della rata.
Oltre a questi requisiti soggettivi, occorre anche che il beneficiario abbia anche dei motivi oggettivi, tali da giustificare l'impedimento ad assolvere gli impegni presi con l'istituto di credito. Per cui i requisiti oggettivi sono:

 

  • perdita del lavoro dipendente a tempo indeterminato o fine del contratto di lavoro parasubordinato (o assimilato) senza aver trovato una nuova occupazione nei tre mesi successivi

  • decesso o sopravvenienza di condizioni di non autosufficienza di un componente della famiglia che percepisce almeno il 30% del reddito complessivo dell’intero nucleo convivente

  • spese mediche (o per assistenza domiciliare) documentate non inferiori a 5mila euro

  • spese di manutenzione o ristrutturazione (assolutamente necessarie) sempre per importi non inferiori a 5mila euro

  • aumento della rata del mutuo a tasso variabile di almeno il 25%, in caso di pagamenti semestrali, e del 20%, nell’ipotesi di rate mensili.

 

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