Domenica, 15 Dicembre 2019

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IN ITALIA I MUTUI COSTANO 9MILA EURO IN PIÙ DELLA MEDIA EUROPEA


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Nelle scorse settimane la Banca d'Italia ha diffuso i dati sulle difficoltà delle famiglie italiane nell'onorare i mutui, secondo i quali il 5% dei nuclei familiari italiani non riesce a pagare il mutuo. Abbiamo visto anche come nell'ultimo anno, secondo i dati dell'osservatorio Adusbef i pignoramenti immobiliari sono cresciuti del 31,8% nel 2009 e addirittura del 70% nel triennio appena trascorso. La prima ragione di questa difficoltà crescente va sicuramente ricercata nel minor reddito disponibile a causa della crisi economica, ma forse esiste un secondo motivo. Secondo l'Ance, infatti, i mutui in Italia sono i più cari d'Europa.
L'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili, messa in crisi dalla contrazione degli ultimi anni e sempre più orientata verso il mercato estero, se la prende con gli istituti di credito nostrani che ostacolerebbero la ripresa del mercato immobiliare. Una critica non di certo nuova visto che Federconsumatori e Adusbef, tempo fa hanno denunciato la medesima situazione sottolineando che i mutui offerti in Italia hanno interessi superiori alla media europea dello 0,59%. Per le due associazioni dei consumatori ciò comporta che un cittadino italiano si trovi a pagare circa 10830 euro in più degli omologhi europei, per lo stesso mutuo trentennale (368,40 euro all'anno in più). Secondo l'Ance, invece il differenziale a fine mutuo tra cittadini italiani ed europei è di 9000 euro, considerando un finanziamento di 25 anni pari a 150mila euro complessivi. Come vediamo le due cifre sono molto vicine in valore assoluto, considerando il medesimo orizzonte temporale (9000 euro per l'Ance e 9210 per le associazioni dei consumatori) e senza attualizzare i flussi di cassa. Questa differenza secondo l'Ance porta i cittadini italiani, in pratica, a pagare un anno in più rispetto a quelli europei

 


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Una differenza per giunta ingiustificata, secondo i costruttori, visto che la rischiosità delle famiglie italiane è rimasta molto bassa dall'inizio della crisi a oggi, mentre in altri Paesi, caratterizzati da un indebitamento privato maggiore, è aumentata. Dall'analisi dei tassi (Irs 10 anni ) emerge che il differenziale è pari a circa lo 0,36% (a settembre) con la media dei tassi in Italia pari al 4,1% contro il 3,74% in Eurolandia. Un gap ricucito dopo il picco massimo raggiunto ad agosto (0,69%), mese in cui la differenza ipotetica dal cittadino italiano ed europeo sul mutuo tipo è stata pari a 17mila euro.
Ma oltre al danno, come spesso capita gli italiani subiscono pure la beffa, visto che le banche tendono ad erogare più della metà dei mutui a tasso variabile, mentre le famiglie preferiscono il tasso fisso e il variabile con cap. Secondo l'Ance, questo comportamento in un periodo in cui le aspettative sui tassi sono al rialzo, mina la solidità del mercato.

   


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